Quantitative easing, Germania risponde a Draghi: ci crei problemi politici

Quantitative easing anche oltre il 2017, se serve. Il governatore della BCE, Mario Draghi, si mostra accomodante oltre le attese e indispettisce la Germania, a cui chiede "pazienza".

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Quantitative easing anche oltre il 2017, se serve. Il governatore della BCE, Mario Draghi, si mostra accomodante oltre le attese e indispettisce la Germania, a cui chiede

Il linguaggio del governatore della BCE, Mario Draghi, alla conferenza stampa di ieri pomeriggio è parso accomodante, forse più delle previsioni, se è vero che il cambio euro-dollaro è scivolato bruscamente da quasi 1,07 a meno di 1,06 quando ha iniziato a parlare. Il numero uno dell’istituto ha ribadito che il “quantitative easing” durerà fino a tutto quest’anno e “anche oltre”, se si rendesse necessario.

Se la formula è ormai rituale, è quando Draghi ha definito la risalita dell’inflazione nell’Eurozona “poco convincente”, che si è percepita la sensazione che realmente la BCE non avrebbe intenzione di ritirare gli stimoli prima della scadenza fissata appena un mese fa o almeno è quello che vorrebbe fare credere.

Il governatore ha risposto alle domande sulle critiche della Germania all’estensione del QE, sostenendo che la ripresa economica dell’Eurozona è anche nell’interesse dei suoi cittadini. “La risposta onesta sarebbe: pazientate”, ha ammesso. Seppure la politica monetaria, a suo dire, avrebbe contribuito a creare 4,5 milioni di posti di lavoro nell’Eurozona, Draghi ha spiegato che i tassi resteranno bassi “ancora a lungo” e che saliranno solo quando vi sarà una ripresa dell’economia. (Leggi anche: Quantitative easing, Draghi sotto pressione: tapering o scalone?)

Draghi cerca di prendere tempo sul quantitative easing

Evidentemente, l’istituto non ritiene soddisfacente il ritmo dell’attuale crescita del pil, oltre che dei prezzi al consumo. E il governatore ha chiarito che il taglio degli acquisti a 60 miliardi al mese dal prossimo aprile non può intendersi come “tapering”, ovvero il ritiro graduale degli stimoli monetari, aggiungendo che di questo non si è parlato al board di ieri.

Per il resto, nessun commento sulle dichiarazioni del presidente USA, Donald Trump, riguardo all’insuccesso dell’euro. Quanto al succo del discorso di Draghi, possiamo riassumerlo con la seguente battuta: il governatore è consapevole della crescente pressione tedesca per un rialzo dei tassi e un progressivo ritiro degli stimoli quanto prima, ma essendosi impegnato appena un mese fa ad estendere il QE fino a tutto il 2017, adesso non può che mostrarsi poco convinto del ritorno dell’inflazione, altrimenti avallerebbe le richieste di Berlino.

(Leggi anche: Board BCE, cosa dirà oggi Draghi)

 

 

 

Berlino contro quantitative easing prolungato

Richieste, che si fanno sempre più frequenti. Ieri, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, pur sostenendo di “avere sempre fiducia che la BCE faccia la cosa giusta”, ha anche ammonito Draghi sull’eccessivo accomodamento monetario della sua politica, che finirebbe per disincentivare l’adozione di riforme da parte dei governi dell’area, creando “problemi politici” al suo governo. Le elezioni federali in Germania si avvicinano e ad oggi alla BCE è stato detto con le buone di smetterla con questa politica dei tassi zero. Domani, si vedrà. (Leggi anche: Quantitative easing a rischio, ecco perché)

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