Quantitative easing, Draghi dovrà accontentare i tedeschi: ecco le modifiche

La BCE starebbe ipotizzando modifiche al quantitative easing, in modo da superare il problema della carenza dei bond. E la Germania potrebbe spuntarla a suo favore, evitando che a beneficiarne sia l'Italia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE starebbe ipotizzando modifiche al quantitative easing, in modo da superare il problema della carenza dei bond. E la Germania potrebbe spuntarla a suo favore, evitando che a beneficiarne sia l'Italia.

Nessuna novità dovrebbe essere annunciata dalla BCE al board di questo mese, mentre è probabile che il governatore Mario Draghi e gli altri banchieri centrali si accordino per un potenziamento del “quantitative easing” a dicembre, quando sarà più chiaro il quadro geo-politico delineatosi con le elezioni presidenziali USA di novembre e il referendum costituzionale in Italia del 4 dicembre. A fine anno, poi, Francoforte disporrà dei dati sull’andamento del pil nell’Eurozona nel terzo trimestre, così come avrà un’idea più chiara sul trend dell’inflazione nell’area, da poco tornata positiva.

Il problema che Draghi avrà davanti a sé e su cui sono già al lavoro i tecnici dell’istituto riguarda in che modo potenziare il QE. La semplice proroga degli stimoli monetari a dopo il marzo prossimo non solo potrebbe non bastare ai mercati, ma porta con sé l’effetto controproducente di aggravare la carenza di offerta dei titoli di stato, considerando che quasi i due terzi dei Bund mostrano rendimenti inferiori alla soglia minima accettabile del -0,4%. (Leggi anche: Quantitative easing, perché la BCE parla di tapering?)

Quantitative easing, via la capital key?

Esistono diverse ipotesi di modifica del QE, finalizzate a rendere il piano di acquisti dei titoli sostenibile per i prossimi mesi, altrimenti si rischia l’inciampo tecnico. Una di queste è la rimozione della “capital key”, la regola per la quale la BCE può acquistare bond di ciascun paese, in proporzione alle dimensioni economiche di quest’ultimo, a loro volta rispecchiate nelle quote di capitale detenute da ciascuna banca centrale nazionale a Francoforte.

Per intenderci, se un paese dell’Eurozona ha un pil doppio di un altro, la BCE dovrà acquistare i bond del primo in misura doppia di quelli del secondo. In questo modo, sono avvantaggiate le grandi economie poco indebitate, perché gli acquisti premiano i loro titoli. L’Italia è tra gli svantaggiati, perché essendo indebitata oltre la media dell’Eurozona, vede gli acquisti in rapporto al proprio debito negoziato sul mercato secondario attestarsi a una percentuale inferiore di quella media dell’area.

 

 

 

Resistenze su prima ipotesi della BCE

La “capital key” ha una ragion d’esistere nell’oggettività con la quale autorizza gli acquisti, altrimenti legando questi ultimi alle dimensioni dei debiti nazionali premierebbe i paesi più spendaccioni e si rivelerebbe un incentivo all’azzardo morale dei governi.

Tuttavia, va detto che la BCE ha già forzato un po’ la regola, acquistando oltre misura i titoli di paesi come Germania, Francia, Italia e Spagna, che detenendo mercati del debito più liquidi, offrono anche le maggiori opportunità di offerta, che non altri paesi, come il Portogallo.

Ipotesi 2: acquistare bond con rendimenti sotto la soglia minima

Poiché sta diventando sempre più difficile reperire Bund sul mercato, la BCE starebbe ipotizzando di legare gli acquisti non più alle dimensioni delle economie nazionali, bensì dei debiti sovrani, in modo da sfuggire al problema della carenza dei titoli tedeschi e proseguire con il QE. La Germania è contraria e la Bundesbank ha alzato da mesi le barricate intorno a una simile ipotesi, che se fosse adottata, sarebbe interpretata dai tedeschi quale aiuto esplicito da parte di Draghi a governi indebitati come Italia e Spagna. E sotto elezioni (si vota per il rinnovo del Bundestag tra 11 mesi), il governo della cancelliera Angela Merkel non può permettersi una simile umiliazione dinnanzi all’opinione pubblica. (Leggi anche: BCE pensa a cambiare il QE, Bundesbank infuriata)

Ma serve anche che il QE non sia interrotto per l’impossibilità tecnica di portarlo avanti. Urge, quindi, una soluzione. Stando alle indiscrezioni di ieri da parte di fonti vicine al dossier, nel board starebbe avanzando l’ipotesi di consentire alla BCE di acquistare per importi limitati bond con rendimenti anche inferiori al -0,4% attuale. La misura comporterebbe perdite a carico del sistema delle banche centrali dell’Eurozona, responsabili degli acquisti per l’80% del totale, in quanto significherebbe comprare debito a tassi più penalizzanti di quelli che la BCE impone sulla liquidità delle banche depositata presso di essa (tassi overnight).

 

 

 

Sarà Germania versus Italia

I tedeschi non farebbero salti di gioia, ma nemmeno starebbero facendo ostruzionismo. E non potrebbe essere altrimenti, essendo i veri e quasi unici beneficiari di questo cambiamento delle regole, visto che i rendimenti dei Bund sotto la soglia del -0,4% arrivano ormai fino alla scadenza dei 7-8 anni. La Germania non solo eviterebbe che le nuove regole beneficino il Sud Europa, ma otterrebbe un vantaggio diretto da queste. La BCE comprerebbe qualche mese di tempo in più, ma finendo con rendere ancora più negativi i rendimenti sulle scadenze medio-brevi dei titoli “core” e rinviando più in là la soluzione al problema della carenza dei bond.

In combinato con questa misura potrebbe essere previsto anche il superamento della soglia del 33% di detenzione di titoli per la medesima emissione. Il consenso politico su quest’ultima ipotesi non vi sarebbe, ma per i tedeschi meglio sarebbe che consentire ai vari Matteo Renzi di turno di beneficiare di acquisti più generosi, a tutto sostegno delle loro politiche dello “spandi e spendi”. (Leggi anche: Germania a Draghi: se aiuti l’Italia sarà battaglia legale)

 

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Argomenti: Bce, Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari