Quantitative easing, per Draghi più difficile scegliere sugli stimoli dopo Trump

La vittoria di Donald Trump negli USA potrebbe creare più di un grattacapo a Mario Draghi, che dovrà decidere se potenziare o meno il "quantitative easing" a dicembre.

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La vittoria di Donald Trump negli USA potrebbe creare più di un grattacapo a Mario Draghi, che dovrà decidere se potenziare o meno il

La vittoria di Donald Trump alle elezioni USA agevola o meno il potenziamento del “quantitative easing” della BCE al board dell’8 dicembre prossimo, l’ultimo dell’anno? In molti vi chiederete come l’un evento possa ripercuotersi sul secondo e, in effetti, la spiegazione potrebbe non essere immediata, né univoca. Il Wall Street Journal sosteneva ieri che il governatore Mario Draghi avrebbe vita più facile per ottenere un rafforzamento degli stimoli monetari alla riunione del mese prossimo, avendo dalla sua le tensioni finanziarie scatenatesi sui mercati proprio con l’elezione del tycoon a presidente americano.

E Draghi potrebbe puntare proprio sulla volatilità dei mercati, che indebolendo il dollaro contro le altre valute, tra cui l’euro, e colpendo possibilmente anche le quotazioni del petrolio, al netto delle vicissitudini dell’accordo OPEC, raffredderebbe le aspettative d’inflazione nell’Eurozona, rendendo necessario un intervento supplementare di Francoforte. (Leggi anche: Quantitative easing bombardato in Germania)

Trump chiede una svolta monetaria

Tutto verissimo, sempre che i mercati finanziari restino in fibrillazione da qui al mese prossimo, perché il caso Brexit dimostrerebbe quanto queste tenderebbero ad essere assorbite dopo qualche settimana di negoziazioni. In ogni caso, il successo elettorale di Trump si presterebbe a una diversa lettura, alla quale nemmeno la BCE si sottrarrà.

Il miliardario repubblicano ha attaccato duramente la Federal Reserve nei mesi passati, sostenendo che il governatore Janet Yellen farebbe politica, tenendo i tassi USA a livelli eccessivamente bassi e al solo scopo di dare una mano sull’economia al presidente uscente Barack Obama. Dunque, Trump chiede una politica monetaria più restrittiva, anche se paradossalmente potrebbe accadere il contrario, ora che ha vinto, a seguito delle turbolenze sui mercati. Se lo scontro verbale dovesse accentuarsi tra presidente eletto e governatore, la Yellen potrebbe assumere la decisione clamorosa di dimettersi, in polemica contro le nuove direttive di Washington. (Leggi anche: Trump accusa la Yellen sui tassi Fed)

 

 

 

 

Draghi dovrà scegliere chi accontentare

Ora, il caso Trump aprirà una riflessione anche in Europa sugli effetti che le politiche monetarie ultra-espansive avrebbero sul voto degli elettori in parte del continente. Il riferimento è al crescente malumore tra la popolazione tedesca, ma anche olandese, finlandese e di altri stati del Centro-Nord, che vedono nel QE e nelle altre misure adottate dalla BCE una condivisione dei rischi sovrani e una penalizzazione per chi risparmia.

Rafforzando il QE a dicembre, Draghi istigherà ancora di più gli euro-scettici dei paesi fiscalmente virtuosi, alimentando il rischio di “rivolte” elettorali, che prendano a riferimento quanto appena accaduto negli USA. Il tutto, per accontentare governi politicamente deboli, come quelli di Italia e Francia. D’altra parte, lo stesso governatore potrebbe essere indotto a pensare che l’inazione rischi di colpire l’economia dell’Eurozona, alimentando quei malumori, che sono già stati causa di frequenti terremoti politici nell’area.

Di tempo per tentennare non ce n’è. Nel 2017 si vota certamente in Olanda, Francia e Germania, tutti stati-chiave per la sopravvivenza della moneta unica e tutti alle prese con movimenti anti-UE molto popolari e radicati. Peccato che quelli del Nord caldeggino una svolta monetaria nella direzione opposta a quella perseguita dai colleghi del Sud. Un grattacapo per Draghi, che qualsiasi cosa facesse, potrebbe sbagliare e aggravare le divisioni interne all’unione monetaria. E da questo martedì, i passi falsi iniziano ad essere considerati un lusso che nessuno vuole e può permettersi. (Leggi anche: Quantitative easing al bivio tra populisti del Nord e del Sud)

 

 

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