Stimoli BCE al capolinea? La leva sui tassi forse unica risorsa rimasta a Draghi

Mercoledì scorso, la BCE ha iniziato ad acquistare corporate bond denominati in euro, all’interno del “quantitative easing” potenziato a 80 miliardi al mese. Tra le obbligazioni già in portafoglio di Francoforte ci sono quelle di Volkswagen e di Telecom Italia, quanto basterebbe per fare saltare dalla sedia un qualsiasi investitore avvertito. La casa automobilistica tedesca […]

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mercoledì scorso, la BCE ha iniziato ad acquistare corporate bond denominati in euro, all’interno del “quantitative easing” potenziato a 80 miliardi al mese. Tra le obbligazioni già in portafoglio di Francoforte ci sono quelle di Volkswagen e di Telecom Italia, quanto basterebbe per fare saltare dalla sedia un qualsiasi investitore avvertito. La casa automobilistica tedesca […]

Mercoledì scorso, la BCE ha iniziato ad acquistare corporate bond denominati in euro, all’interno del “quantitative easing” potenziato a 80 miliardi al mese. Tra le obbligazioni già in portafoglio di Francoforte ci sono quelle di Volkswagen e di Telecom Italia, quanto basterebbe per fare saltare dalla sedia un qualsiasi investitore avvertito.

La casa automobilistica tedesca ha “bruciato” in un anno oltre un terzo del suo valore in borsa, a seguito dello scandalo emissioni, esploso nell’autunno scorso, che potrebbe provocare miliardi di euro di risarcimenti ai clienti di mezzo mondo.

I bond della compagnia telefonica italiana sono considerati “junk” o “spazzatura” per due agenzie di rating sulle tre più importanti al mondo (S&P e Moody’s), mentre solo Fitch continua a considerarli “investment grade”, non speculativi.

Bond euro carenti

Perché la BCE compra titoli così chiacchierati? La risposta non sembra difficile: non ha alternative. Se si mettesse a fare le pulci al mercato obbligazionario, dovrebbe alzare bandiera bianca. L’offerta è già carente, stimabile in un potenziale di nemmeno mezzo trilione di euro, per cui è necessario applicare i criteri auto-imposti con una certa elasticità.

Dopo tutto, non dimentichiamoci perché siamo arrivati a questo punto. La BCE ha avuto sin dai primi mesi di attuazione del QE difficoltà a reperire sul mercato sufficienti titoli di stato, specie tedeschi. E da un paio di mesi a questa parte, acquista bond di Irlanda e Portogallo in quantità inferiori a quanto dovrebbe sulla base dei criteri del programma. Ciò sarebbe il sintomo di una carenza di offerta, che va colmata ricorrendo ad altri assets, come le obbligazioni non finanziarie.

Da anni, ormai, il governatore Mario Draghi continua a ripetere che farà di tutto per riportare l’inflazione al target, mancato sin dagli inizi del 2013. Per farlo, spiega, ha a disposizione una “cassetta degli attrezzi con strumenti infiniti”. Una bugia detta a fin di bene, alla quale non crede di fatto nessuno.

 

 

 

QE quasi senza ulteriori strumenti

Il QE dovrebbe cessare nel marzo dell’anno prossimo, ma è probabile che sarà prolungato di alcuni mesi. Il problema è che potrebbero non esservi assets sufficienti da acquistare, rendendo difficile, per non dire impossibile, l’operazione. E allora, esistono ancora due-tre soluzioni per sfuggire ai limiti del piano: acquisto di obbligazioni “spazzatura”, di titoli azionari non finanziari e il famoso “helicopter money”, ovvero una qualche forma di monetizzazione diretta della spesa pubblica dei governi dell’Eurozona o di invio di denaro ai cittadini dell’area.

Confidando che non vi sarebbe sufficiente consenso politico attorno a misure così estreme, è probabile che l’unica vera opzione rimasta a disposizione di Draghi siano i tassi. O continuerà a tagliarli, spingendo in territorio negativo per quelli di riferimento e penalizzando ancora di più i depositi delle banche con i tassi overnight già al -0,4%, oppure potrebbe limitarsi a tenerli ai livelli attuali per un periodo più lungo di quello sinora ipotizzato.

Target inflazione superato?

L’OCSE chiede ufficialmente a Draghi di tenerli così per almeno un paio di anni ancora, quand’anche l’inflazione nell’Eurozona dovesse salire oltre il target. Dalla stessa BCE sono trapelate indiscrezioni in tal senso, nella convinzione che l’obiettivo di un’inflazione di quasi il 2% debba essere considerato pluriennale e visto che giace molto al di sotto del livello perseguito da anni, non sarebbe in contrasto con le regole accettare un aumento tendenziale dei prezzi anche del 3% “per un po’”.

A fine mandato senza mai alzare i tassi?

L’economista Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia, è tra i più convinti sostenitori della tesi di un aumento del target d’inflazione, oppure dell’impegno formale comunicato al mercato di tenere i tassi bassi anche quando il target verrà raggiunto, altrimenti gli investitori avvertiranno, al primo cenno di crescita dei prezzi, che sarebbe in vista una stretta monetaria e il risultato sarebbe un ripiegamento dell’inflazione.

La profezia di alcuni analisti, per cui Draghi finirà il mandato (nell’ottobre del 2019) senza avere mai alzato i tassi, appare sempre più veritiera. E chissà se per allora avrà iniziato a ritirare gli stimoli.

 

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Argomenti: Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, quantitative easing, stimoli monetari