Quantitative easing, come la Germania mette a rischio gli acquisti della BCE

La BCE ha pubblicato i dati relativi al QE del primo mese di attuazione, ma dalla Germania arrivano altre cifre, che confermerebbero la difficoltà di Francoforte di proseguire negli acquisti dei bond.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE ha pubblicato i dati relativi al QE del primo mese di attuazione, ma dalla Germania arrivano altre cifre, che confermerebbero la difficoltà di Francoforte di proseguire negli acquisti dei bond.

Ieri, la BCE ha pubblicato sul suo sito i dati relativi agli acquisti di titoli di stato, di Abs e di “covered bonds” nel mese di marzo, il primo di attuazione del “quantitative easing”. Leggiamo che l’istituto ha acquistato in 3 settimane bond governativi per 47,4 miliardi di euro, di cui 7,6 miliardi emessi dall’Italia, 11,1 dalla Germania, 8,75 dalla Francia, 5,4 dalla Spagna e così via. 4,8 miliardi sono stati il controvalore degli Abs acquistati, mentre quello dei bond coperti da garanzia ipotecari di soli 64,7 milioni. Dai dati scopriamo anche che la durata media del debito pubblico acquistato dalla BCE è di 8,56 anni, ma varia da un picco di 11,66 della Spagna a un minimo di 6,33 della Slovenia. Per i BTp, la duration media è di 9 anni.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, i bond pubblici acquistati salgono a 41 miliardi  

Rendimenti Bund mettono a rischio il QE

Stando a questi dati, l’istituto ha acquistato Bund tedeschi per il 23,4% del totale, meno del 26% spettante. Lo stesso dicasi per l’Italia. In particolare, stando ai criteri fissati per il QE, la BCE dovrebbe recuperare 1,2 miliardi per gli acquisti di titoli di stato emessi dalla Germania, cosa che potrebbe divenire abbastanza difficile se il trend rimarrà quello attuale. Mentre Francoforte pubblicava i dati del suo primo mese di attuazione degli stimoli monetari non convenzionali, il governo tedesco annunciava di avere chiuso il 2014 con un surplus di bilancio di 6,4 miliardi, circa lo 0,25% del pil. Cosa significa surplus? A parte che Berlino dimostra una solidità dei suoi conti pubblici da fare invidia a qualsiasi altro paese nel mondo, ciò vuol dire che lo scorso anno ha speso meno di quanto abbia incassato. Il fenomeno potrebbe ripetersi nel 2015, specie se l’economia tedesca dovesse registrare un’accelerazione della crescita, che trascinerebbe le entrate fiscali. Ma anche qualora non si avesse un avanzo, la Germania chiuderà quasi certamente il bilancio quest’anno in pareggio. Ciò significa, però, che non avrà bisogno di emettere nuovo debito, oltre quello necessario per rinnovare i titoli in scadenza. In pratica, le emissioni nette saranno nulle o, addirittura, negative.   APPROFONDISCI – Non solo quantitative easing: ecco perché i rendimenti dei bond sono così bassi   Questo sarà paradossalmente un grosso problema per la BCE, chiamata ad acquistare entro il settembre del 2016 – termine fissato per la fine del programma – circa 230-240 miliardi di euro di titoli di stato tedeschi, ossia il 140% di quanto da qui ad allora Berlino collocherà sul mercato. In sostanza, per ogni euro emesso dalla Germania sotto forma di debito, la BCE nel frattempo ne dovrà acquistare 1,40 euro, spingendo ancora più in basso i rendimenti, già negativi fino alla scadenza dei 7 anni e sotto la soglia di accettabilità per le scadenze fino a 3 anni.

Le opzioni in mano alla BCE contro i rendimenti negativi

La BCE non potrà acquistare, infatti, i bond con rendimenti inferiori al -0,2%, il tasso applicato sui depositi overnight delle banche. Emissioni nulle o negative, cioè un’offerta scarsa e tendenzialmente in calo, associata a una domanda in aumento,  non potrà che portare a un calo ulteriore dei rendimenti, costringendo l’istituto a spostarsi sulle scadenze più lunghe e dai rendimenti sopra la soglia minima accettabile, ma potendo arrivare a situazioni-limite, dato che un altro criterio prevede che non potranno essere acquistati per ciascuna emissione titoli oltre il 25% del totale. Dunque, o la BCE ha davanti a sé le seguenti strade: tagliare ancora i tassi overnight per aumentare la platea dei titoli acquistabili, ma con il rischio di provocare sui mercati un nuovo tonfo dei rendimenti dei bond, dando vita alla classica situazione del cane che si morde la coda; rimuovere il limite del 25% di acquisti possibili per ogni emissione (dai verbali dell’ultimo board emerge che il QE potrebbe essere reso più flessibile anche con riferimento a questo punto); anticipare la fine del QE, anche perché in assenza di titoli tedeschi da potere acquistare, dovrebbero essere sospesi anche tutti gli altri acquisti, venendo meno il rispetto delle quote assegnate a ciascun paese.   APPROFONDISCI – Il QE di Draghi potrebbe finire prima del previsto e il rischio scarsità di bond esiste    

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Argomenti: Bce