Quantitative easing, come gestiranno i governi europei il crollo dei rendimenti?

Con l'attuazione del QE, i rendimenti dei titoli di stato stanno letteralmente crollando. Cosa faranno i governi dell'Eurozona?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Con l'attuazione del QE, i rendimenti dei titoli di stato stanno letteralmente crollando. Cosa faranno i governi dell'Eurozona?

Il “quantitative easing”, il piano di acquisto della BCE dei titoli di stato dell’Eurozona, nonché degli Abs e dei “covered bonds” per 60 miliardi di euro al mese, è entrato in funzione solamente il lunedì scorso, ma ha già stravolto i mercati finanziari, pur avendo un pò tutti ipotizzato nei giorni scorsi che i suoi effetti fossero stati già grosso modo scontati dagli investitori. Invece, in 4 sedute, il cambio euro-dollaro si è portato da 1,1050 a 1,61 di questo momento, essendo sceso fin sotto il rapporto di 1,05 alle prime battute di questa mattina. Nel frattempo, i rendimenti di tutti i bond coinvolti nell’operazione hanno subito un calo considerevole. Guardando alla sola scadenza a 10 anni, scopriamo che i rendimenti tedeschi sono scesi dallo 0,391% allo 0,2%, così come quelli finlandesi; quelli francesi sono scesi dallo 0,65% allo 0,45%, quelli dei BTp sono scivolati dall’1,3% all’1%, similmente a quelli spagnoli, che trattano ormai solamente 3-4 punti base in meno dei nostri titoli; persino quelli portoghesi sono diminuiti dall’oltre l’1,6% all’1,5%. E anche per le altre scadenze si registrano cali costanti, tanto che per le scadenze più brevi si hanno rendimenti negativi in Austria, Germania, Olanda, Francia, Finlandia, Slovacchia e Belgio. Stamane, per la prima volta nella nostra storia abbiamo collocato un BTp a più di 30 anni a un rendimento inferiore a 2%, all’1,8%. Al momento, sul mercato secondario, il titolo tratta all’1,784% dal 2,31% di una settimana fa. Per la stessa scadenza, l’Irlanda offre solo l’1,3%.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, rendimenti dei bond ai nuovi minimi. La BCE dovrà tagliare ancora i tassi?  

Crollo rendimenti bond è buona notizia per i governi

Per i governi si tratta di una manna dal cielo, perché potranno permettersi così di allungare la durata residua media del loro debito pubblico, emettendo titoli del debito a scadenze più lunghe, riuscendo comunque a pagare di meno di quanto avrebbero fatto fino a qualche mese fa per il collocamento di bond di durata inferiore. Ad esempio, l’Italia paga oggi molto meno per un bond a 30 anni di quanto non facesse fino a qualche mese fa per uno a 10 anni. Grazie a questo, il nostro governo potrà non solo mettere in conto un risparmio sugli interessi da pagare sulle nuove emissioni, ma in parte sostituire i titoli in scadenza con altri nuovi e più longevi. Il Portogallo ha già emesso la metà dei titoli che si proponeva di collocare nell’intero 2015, approfittando del crollo dei rendimenti. Un’operazione simile potrebbe essere svolta dal nostro paese, anche se è chiaro che non potrà realizzarsi una vera corsa di tutti i governi a indebitarsi di più, perché ciò farebbe risalire i rendimenti per il gioco della domanda e dell’offerta. Ma è naturale che il governo italiano, come gli altri, possa decidere di accumulare scorte di liquidità oggi da utilizzare nei prossimi mesi, approfittando dell’abbondante domanda, sostenuta dalla BCE.   APPROFONDISCI – Con quantitative easing i bond dei paesi core convergeranno    

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Argomenti: Bce, rendimenti bond