Quantative easing, ecco 3 nomi che decideranno il futuro degli stimoli di Draghi

Il quantitative easing è essenzialmente nelle mani di tre banchieri centrali. Vediamo chi e perché potrebbe accorciarne la durata o influirne sull'attuazione.

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Il quantitative easing è essenzialmente nelle mani di tre banchieri centrali. Vediamo chi e perché potrebbe accorciarne la durata o influirne sull'attuazione.

I verbali sull’ultima riunione della BCE, tenuta l’8 dicembre scorso, al termine della quale è stato annunciato un ulteriore potenziamento del “quantitative easing”, sono stati pubblicati ieri e dimostrano quanto acceso sia stato il dibattito interno all’istituto sulle modalità con cui mantenere gli stimoli monetari nei prossimi mesi, riflettendo le posizioni dei vari paesi membri dell’Eurozona anche sull’opportunità di proseguire con una politica monetaria così accomodante.

Il capo economista di Francoforte, Peter Praet, ha presentato diverse opzioni e alla fine si è scelto, come sappiamo, di allungare il QE di 9 mesi, ma rallentando dall’aprile prossimo a 60 miliardi mensili dagli 80 miliardi l’importo degli acquisti di assets. Inoltre, è stato disposto un abbassamento da 2 a 1 anno della durata residua minima dei titoli acquistabili ed è stato consentito ai funzionari di Mario Draghi di procedere anche con gli acquisti di titoli con rendimenti inferiori al -0,4%, tasso corrispondente a quello vigente ad oggi sui depositi overnight delle banche.

Questo accadeva prima che gli ultimi dati dell’Eurostat confermassero una risalita dell’inflazione superiore alle attese. In un solo mese, la crescita tendenziale dei prezzi nell’area è quasi raddoppiata, passando dal +0,6% al +1,1%. In Germania, poi, prima economia europea, è arrivata all’1,7%, quasi in linea con il target della BCE, per cui si registrano crescenti pressioni tedesche, affinché gli stimoli cessino quanto prima, altrimenti l’inflazione in Germania potrebbe surriscaldarsi eccessivamente. (Leggi anche: Quantitative easing a rischio, ecco perché)

Tra falchi e colombe, ecco i tre neutrali

Ad oggi, la bilancia in seno al board di Francoforte pende decisamente dalla parte delle cosiddette “colombe”, ovvero di quanti vorrebbero proseguire con gli stimoli. Tra questi, figurano il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nonché il governatore stesso della BCE, Mario Draghi. A capo dei “falchi” troviamo chiaramente il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, così come l’altro membro tedesco, ovvero del consiglio esecutivo, Sabine Lautenschlaeger.

Le colombe convinte ammonterebbero a 9, mentre i falchi certi sarebbero 7, comprendendo in questi ultimi anche banchieri centrali dalle posizioni non così nette come Weidmann, ma ugualmente recalcitranti nel portare avanti a questo ritmo gli stimoli.

Nel mezzo, troviamo tra i “neutrali” l’austriaco Ewald Nowotny, che ci ha abituati anche a repentini cambiamenti di tono sul QE; il finlandese Erkki Liikanen e il lettone Ilmars Rimsevics. (Leggi anche: Debito Italia e Spagna, niente favori con QE chiede Bundesbank)

 

 

 

 

Neutrali decisivi per il QE

Per il resto, esistono ben sei governatori centrali, le cui opinioni appaiono abbastanza poco note, impalpabili. Tra questi, i banchieri centrali di Grecia, Portogallo e Cipro, non a caso provenienti da paesi sottoposti a salvataggi da parte degli altri stati, che si espongono poco. Atene, in particolare, non avrebbe alcuna ragione di sostenere il QE, pur essendo uno stato ultra-indebitato del Sud Europa, sia perché l’80% delle esposizioni le ha nei confronti dei creditori pubblici della Troika (UE, BCE e FMI), sia anche perché i suoi bond non possono rientrare nel programma di acquisti della BCE, in quanto con rating troppo basso (“spazzatura”). (Leggi anche: Grecia, bond in rally su conclusione programma salvataggio)

Tralasciando questi ultimi, notiamo come i banchieri cosiddetti “neutrali” potrebbero fungere da ago della bilancia. Se i loro tre voti propendessero per i falchi, infatti, questi passerebbero in vantaggio. Resta da vedere, ovviamente, cosa farebbero i sei membri “imperscrutabili”, che supponiamo per semplicità si dividano in 3 per parte.

Falchi e colombe alle prese con la rotazione del voto

Il tutto, però, è reso un po’ più complicato dal sistema di rotazione, che esclude a turno dalla votazione 4 governatori centrali per ogni board. In quello di gennaio, non potranno alzare la mano al momento di votare i governatori di Germania (falco), Slovenia (falco), Slovacchia (?) e Finlandia (neutrale). La bilancia dovrebbe pendere, quindi, in favore delle colombe, anche se l’appuntamento non sarà decisivo, ma si attende che sia interlocutorio.

All’ultimo appuntamento di quest’anno, invece, quando al più tardi la BCE dovrà annunciare cosa intenda fare dal gennaio 2018 con gli stimoli, a non poter votare saranno i rappresentanti di Spagna (colomba), Malta (?), Austria (neutrale) e Portogallo (colomba), sbilanciando l’esito della votazione in favore dei falchi.

 

 

 

 

L’inflazione in tre paesi potrebbe mutare il quadro dei voti

Ovviamente, le cose sono molto più complicate. Appare, ad esempio, molto improbabile che Draghi si spinga a forzare la mano fino al punto di assumere una decisione 11 a 10. E aldilà dei formalismi, il fatto di restare fuori da una votazione non preclude a un governatore di fare sentire la propria opinione e di influenzare ugualmente la riunione alla quale partecipa lo stesso.

Tornando ai nomi dei tre neutrali, scopriamo che il lettone sarebbe già sotto pressione nel suo paese per arrestare gli stimoli quanto prima, visto che l’inflazione a dicembre in Lettonia è esplosa dal +1,3% al +2,2% annuo. L’austriaco è in una posizione mediana, con un’inflazione nel proprio paese al +1,3% e invariata rispetto a novembre, mentre il finlandese avrebbe ancora spazio di manovra, essendo cresciuti i prezzi in Finlandia dello 0,7% il mese scorso, molto meno della media dell’area.

Proprio Helsinki potrebbe essere il vero ago della bilancia, a meno di non ricevere sorprese da quella schiera di “non pervenuti”, che ad oggi sono rimasti in silenzio, avvantaggiando Draghi, ma che nei prossimi mesi potrebbero mutare indirizzo. In gioco, infatti, c’è il successore alla poltrona di governatore centrale, che a partire dal novembre 2019 spetterà quasi certamente a un filo-tedesco. (Leggi anche: Tassi BCE, quando il primo rialzo dell’era Draghi?)

 

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