Quando la ripresa economica? Confindustria smentisce Letta: crescita zero nel 2015

Confindustria lancia l'allarme crescita: pil salirà solo dello 0,7% nel 2014 e dell'1,2% nel 2015. Ma c'è il rischio di una crescita zero, se continua il "credit crunch". Smentito l'ottimismo del governo.

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Confindustria lancia l'allarme crescita: pil salirà solo dello 0,7% nel 2014 e dell'1,2% nel 2015. Ma c'è il rischio di una crescita zero, se continua il

Il Centro studi di Confindustria  (CsC) ha diramato alcuni dati sull’attuale crisi dell’economica dell’Italia e le cifre sono da brivido. Se da un lato la recessione sarebbe finita, dall’altro essa ha lasciato l’Italia come in uno stato di guerra. Rispetto all’ultimo anno pre-crisi, il 2007, considerando il tasso di crescita del decennio 1997-2007, il pil attuale dell’Italia è al di sotto di quello potenziale del 12,6%, cioè di ben 200 miliardi di euro o 3.500 euro per abitante. 

Pil Italia: le prospettive restano cupe

Secondo il CsC, solo riforme incisive potrebbero farci recuperare il tempo perduto, ma la legge di stabilità per l’anno prossimo avrebbe un impatto molto limitato sulla crescita, pari allo 0,1-0,2% del pil. Ed è proprio sulle prospettive di crescita dell’Italia che si hanno cifre del tutto diverse da quelle fornite ieri dal premier Enrico Letta. Quest’ultimo ha parlato di un obiettivo dell’1% per l’anno prossimo e del 2% nel 2015. Ma l’associazione degli industriali vede un tasso di crescita del pil solo dello 0,7% nel 2014 e dell’1,2% nel 2015 e sullo sfondo ci sarebbe il rischio per l’Italia che si realizzi lo scenario più pessimista, a causa di un “credit crunch” anche nel 2015. In quel caso, il pil crescerebbe solo dello 0,4% nel 2014 e la crescita sarebbe zero nel 2015. Tra poco più di un anno, insomma, non cresceremmo e nell’anno che sta per arrivare ci sarebbe solo una lievissima e quasi impercettibile risalita dal fondo a cui siamo arrivati.

Allarme anche sul fronte bancario e dei conti pubblici. Se il “credit crunch” dovesse proseguire anche nel 2015, l’Italia potrebbe avere bisogno di una manovra aggiuntiva dell’1% del pil (circa 16 miliardi), mentre il rapporto tra deficit e pil sarà rispettato, in relazione agli impegni assunti con Bruxelles, nel 2014 (2,7%), ma non nel 2015 (2,4%).

Infatti, nonostante un avanzo primario del 4,5% del pil, siamo ben lontani dal pareggio strutturale, che implicherebbe un deficit dell’1%.

Al netto degli aiuti stanziati per gli altri paesi dell’Eurozona o per i fondi europei, il debito salirà nel 2014 al 129,4% del pil, per scendere nel 2015 al 128,2%, m solo per effetto delle privatizzazioni previste dal governo.

E se la perdita di posti di lavoro dovrebbe arrestarsi l’anno prossimo, oggi sono 7,3 milioni le persone senza un lavoro (parziale o totale), il doppio della cifra del 2007.

 

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