Quando finirà la crisi? Le previsioni sul 2014 non sono positive

Il leader dei commercianti nega che l'anno prossimo ci sarà una ripresa sostanziale dell'economia italiana e lancia l'allarme sui negozi che rischiano di sparire per le attività irregolari. Ma il ministro Saccomanni è sicuro: pil Italia +1,1% nel 2014

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Il leader dei commercianti nega che l'anno prossimo ci sarà una ripresa sostanziale dell'economia italiana e lancia l'allarme sui negozi che rischiano di sparire per le attività irregolari. Ma il ministro Saccomanni è sicuro: pil Italia +1,1% nel 2014

Stoccata al governo da parte di Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, che nella giornata dedicata alla legalità nel commercio, ha mostrato pessimismo sul fatto che nel 2014 ci sarà la ripresa sostanziale della nostra economia. Anche per effetto di una legge di stabilità che non andrebbe incontro alle richieste di riforma chieste dalla categoria e che senza correttivi non affronterebbe alcun nodo strutturale, ha aggiunto.

Sangalli ha lanciato anche l’allarme sui 43 mila negozi all’anno che rischiano di sparire per effetto del commercio abusivo fisso e ambulante, che sottrae fatturato per 8,8 miliardi ogni anno. A rischio ci sarebbero anche 79 mila lavoratori ogni 12 mesi.

 

Pil Italia: le stime troppo ottimistiche del governo

Dalla scuola di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, però, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, si è detto certo che nel 2014 ci sarà una crescita del pil dell’1,1% e che dal 2015 l’Italia ripartirà con un pil in aumento di quasi il 2% all’anno.

Su chi abbia ragione una risposta l’avremo soltanto dai fatti del prossimo biennio. Per il momento, gli ultimi dati della Banca d’Italia continuano a fotografare il “credit crunch”, sintomo di un’economia che non riparte. A settembre, i prestiti erogati dagli istituti sono diminuiti del 3,5% su base annua. In particolare, il credito alle famiglie è sceso dell’1,1% (-1,2% ad agosto), mentre quello alle imprese non finanziarie del 4,2% (-4,6% ad agosto).

In crescita i tassi sulle nuove erogazioni alle famiglie (3,97%) e su quelli alle imprese non finanziarie oltre il milione di euro (2,98%), mentre decelera il dato sulla raccolta di risparmio tramite depositi, cresciuti su base annua del 3,7% dal +6,6% di agosto. Al contrario, aumentano le sofferenze del 22,8% dal +22,3% di agosto.

In calo ancora più marcato la raccolta obbligazionaria del 7,2% annuo dal -6,4% di agosto.

 

Restringimento credito banche, un trend inarrestabile

Nell’insieme, non sembra ci si stia avviando verso una ripartenza del credito, limitandosi le cifre a dimostrare un calo appena meno marcato dei prestiti bancari. Servirebbe il segno positivo, deciso e per diversi mesi, prima di poter parlare di ripresa dell’economia, ma così con è.

Quanto alle stime del governo, va sottolineato come anche la Commissione europea pronostichi un +0,7% nel 2017 per il pil italiano, in perfetta linea con quanto previsto anche dall’Istat. Ovviamente, nessuno può dire oggi chi sia più vicino alla verità, ma in ogni caso che la ripresa sia debole lo dicono tutti gli istituti nazionali e stranieri e lo suggerisce anche il fatto che ancora non siamo nemmeno certi che arrivi il segno più nel quarto trimestre dell’anno. Dal 2007 ad oggi, sono otto punti e mezzo di pil che abbiamo perso. Avessimo pure una crescita dell’1% l’anno prossimo, non sarebbe in grado di farci tornare nemmeno ai livelli di ricchezza del 2012, avendo perso noi quest’anno intorno all’1,8% di pil.

 

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