Quale governo neutrale, Lega-5 Stelle trattano e Berlusconi è nell’angolo

Silvio Berlusconi ha le spalle al muro: o accetta di appoggiare dall'esterno un governo tra Lega e 5 Stelle o dovrà affrontare una probabile disfatta elettorale di Forza Italia con le urne estive o in autunno.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Silvio Berlusconi ha le spalle al muro: o accetta di appoggiare dall'esterno un governo tra Lega e 5 Stelle o dovrà affrontare una probabile disfatta elettorale di Forza Italia con le urne estive o in autunno.

Si parla di Elisabetta Belloni, diplomatico ignoto alla generalità degli italiani, come possibile premier del cosiddetto governo “neutrale”, che nelle intenzioni del presidente Sergio Mattarella condurrebbe ad elezioni anticipate all’inizio dell’anno prossimo, ma anche già a luglio, nel caso non riscuotesse la fiducia del Parlamento, scenario alquanto probabile, data l’opposizione già confermata da Movimento 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, così come della stessa Forza Italia, quest’ultima per tener fede al patto di coalizione. Tuttavia, non sappiamo se stasera il governo neutrale nasca davvero, perché sono numerose le indiscrezioni, secondo le quali Matteo Salvini e Luigi Di Maio starebbero trattando sotterraneamente per varare un loro esecutivo con l’appoggio esterno di Silvio Berlusconi. Quest’ultimo nega, ma ormai sarebbe con le spalle al muro, visto che un suo ennesimo “no” riporterebbe l’Italia alle urne da qui a pochi mesi, con probabilissimo bagno di sangue di Forza Italia.

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Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, Libero, riporta le parole che avrebbe pronunciato lo stesso ex premier ai suoi, secondo cui con elezioni a breve gli azzurri rischiano di dimezzare il numero dei parlamentari eletti. Egli è consapevole che appoggiare un governo istituzionale sarebbe inutile ai fini numerici e, oltre tutto, alimenterebbe una campagna elettorale velenosa e ancora più drammatica per Forza Italia, che verrebbe accusata di tradimento dagli alleati. Ma l’appoggio esterno a un governo Lega-5 Stelle, di cui ragionano apertamente il governatore ligure Giovanni Toti e Giorgio Mulè, sarebbe la conferma della disfatta personale e politica di Berlusconi, il quale teme anche una fuga dei suoi parlamentari verso il Carroccio, visto che a quel punto non vi sarebbe più alcuna ragione per restare in Forza Italia.

Berlusconi ha le mani legate

Berlusconi non ha alternative. Se Salvini, come anche stamattina ha ribadito in un’intervista radiofonica, puntasse realmente al governo con Di Maio, potrà dire di no, ma finendo per auto-rottamarsi alle urne. E anche se dicesse di sì, l’auto-rottamazione verrebbe confermata dalla sua marginalità politica, che verrà aggravata dallo svuotamento del suo partito. Né potrebbe permettersi di andare davvero all’opposizione di un eventuale governo Lega-5 Stelle, perché rischierebbe di restare tagliato fuori del tutto sul piano politico e, in particolare, di non essere più tutelato da Palazzo Chigi contro le scorrerie dei francesi di Vincent Bolloré ai danni di Mediaset, scenario più che probabile dopo la disfatta di Vivendi all’assemblea degli azionisti TIM di venerdì scorso.

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Più intelligente sarebbe stato forse per tutti costituire gruppi unici di centro-destra alla Camera e al Senato dopo le elezioni, in modo da presentarsi come un unicum al tavolo delle trattative con Di Maio, il quale non avrebbe avuto altra scelta che fingere di allearsi solo con Salvini, ma nei fatti facendo entrare in maggioranza anche Forza Italia, pur diluita in un raggruppamento unitario. Lo stesso Berlusconi avrebbe fatto una fine politica più decorosa, ma negli ultimi anni ha smesso di ragionare in termini di coalizione e ha intrapreso la via solitaria dei rapporti personali con gli interlocutori esterni al centro-destra, appoggiando prima il governo Monti, dopo quello di Enrico Letta e facendo la non opposizione a Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Paga lo scotto di non avere mai voluto creare una classe dirigente capace di prendere le redini del suo partito per quando non sarebbe stato più in grado di gestirlo in prima persona, nonché di avere sfasciato il PDL che egli stesso aveva voluto in funzione anti-PD. Siamo al declino sempre più definitivo del principale personaggio politico-istituzionale degli ultimi 25 anni, il quale tra lo speranzoso e il disperato continua ad appigliarsi all’ipotesi di essere candidabile da qui all’autunno, segno che abbia perso ogni forma di contatto con l’Italia reale.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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