QE3: nessuna crescita ma nessuna inflazione

Si potrebbe mettere nuova moneta da spendere nelle tasche dei consumatori, ma il QE3 non lo farà. Né porterà alla temuta iperinflazione. In realtà, non avrà grandi effetti. Ci sarebbero alternative migliori.

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
Si potrebbe mettere nuova moneta da spendere nelle tasche dei consumatori, ma il QE3 non lo farà. Né porterà alla temuta iperinflazione. In realtà, non avrà grandi effetti. Ci sarebbero alternative migliori.

di Ellen BrownL’annuncio della Fed del 13 settembre 2012  di un terzo round di quantitative easing ha provocato un assalto in forze da parte dell’equipaggio della “moneta sonante”, con articoli dai titoli terrificanti come “Il QE 3 scatenerà l’orrore economico’ sulla razza umana.”  La Fed chiama QE un asset swap, in cui scambia dollari emessi dalla Fed con altri asset nei bilanci delle banche. Ma i critici lo chiamano “spericolata stampa di denaro” e dicono che porterà inevitabilmente all’iperinflazione. Troppa moneta per i beni disponibili, farà salire i prezzi e cadere il valore del dollaro.

Tutta questa iperventilazione potrebbe essere evitata dando un’occhiata più da vicino a come funziona il QE. Il denaro creato dalla Fed andrà direttamente nei conti di riserva delle banche, e le banche non possono dare in prestito le loro riserve. Il denaro rimane lì, fruttando un po’ di interesse. Il piano della Fed è acquistare dalle banche i titoli garantiti da ipoteca (MBS), ma secondo il Washington Post, questo non dovrebbe essere nemmeno di grande aiuto ai proprietari di case.

Perché il QE3 non aumenterà l’offerta di moneta circolante

Nel suo terzo round di QE, la Fed ha dichiarato di voler acquistare 40 miliardi di dollari di MBS al mese per un periodo indeterminato. Per fare questo, creerà essenzialmente denaro dal nulla, pagando i suoi acquisti tramite accreditamenti nei conti di riserva delle banche da cui acquista i titoli. Le banche avranno i dollari e la Fed avrà i MBS. Ma i bilanci delle banche rimarranno gli stessi, e l’offerta di moneta in circolazione rimarrà la stessa.

Quando la Fed si impegna nel QE, toglie qualcosa dal lato delle attività del bilancio della banca (titoli di Stato o mortgage-backed securities) e lo sostituisce con dollari generati elettronicamente. Questi dollari sono detenuti nei conti di riserva delle banche presso la Fed. Si tratta di “riserve in eccesso”, che non possono essere spese o prestate nell’economia dalle banche. Possono solo essere prestate ad altre banche che hanno bisogno di riserve, o utilizzate per ottenere altre attività (nuovi prestiti, obbligazioni, ecc.) Come spiega l’economista australiano Steve Keen:

“Le riserve servono a compensare i conti tra le banche, e per l’interfaccia del governo con il settore bancario privato, ma non per i prestiti. Le banche stesse possono. . . scambiare quegli asset con altre forme di attività che offrano dei rendimenti, ma non possono darle in prestito.” Questo è stato spiegato anche dal Prof. Scott Fullwiler, quando sosteneva un anno fa un’altra forma di QE – il conio di alcuni miliardi di dollari di monete da parte del Tesoro (lo definiva “QE3 Treasury Style“). Egli ha spiegato perché l’aumento dei fondi di riserva nel QE non è inflazionistico:

“Le banche non possono “fare” nulla con tutti i fondi di riserva in eccesso. I prestiti creano i depositi – le riserve non finanziano prestiti né aggiungono qualsiasi “carburante” all’economia. Le banche non prestano i fondi di riserva eccetto che nel mercato dei fondi federali, e in quel contesto la Fed provvede sempre una quantità sufficiente a mantenere il tasso sui federal funds al suo. . . obiettivo desiderato. La diffusa convinzione che le riserve alimentano il credito bancario con del “carburante” non è corretta, come ho spiegato qui più di due anni fa.”

Dal novembre 2008  alla prima attuazione del QE 1, la base monetaria (denaro creato dalla Fed e dal governo) è infatti aumentata. Ma l’offerta di moneta in circolazione, M2, non è aumentata più velocemente rispetto al decennio precedente, e i prestiti sono effettivamente diminuiti. (Vedi il grafico qui sotto di Richard Koo, Nomura Research Institute.)

Il Quantitative easing ha avuto effetti benefici sul mercato azionario, ma questi sono stati temporanei e evidentemente di tipo psicologico: La gente CREDE che l’offerta di moneta aumenterà, che ci saranno più soldi da investire, che i prezzi delle azioni saliranno, in modo da stimolare gli investitori agli acquisti. L’effetto psicologico alla fine scompare, e si richiede un nuovo round di QE per portare avanti il gioco.

Questo è ciò che è successo con il QE1 e il QE2. Non hanno ridotto la disoccupazione, l’obiettivo presunto, ma nemmeno hanno fatto alzare il livello generale dei prezzi. Il tasso di inflazione è stato effettivamente inferiore dopo l’inizio del programma QE rispetto a prima.

Perché, allora, la Fed si prende il disturbo di impegnarsi nel QE3?

Se la Fed non sta facendo altro che uno scambio di asset bancari, qual è il senso di tutta questa storia? La giustificazione dichiarata dalla Fed è che con l’acquisto di titoli garantiti da ipoteca, abbasserà i tassi di interesse per i proprietari di case e gli altri acquirenti a lungo termine. Come spiegato in Reuters:

“L’acquisto massiccio di asset tende a spingere in alto i prezzi, e a causa del modo in cui funziona mercato obbligazionario, l’aumento dei prezzi forza i rendimenti [o tassi di interesse] verso il basso. Dato che la Fed sta acquistando obbligazioni garantite da ipoteca, gli acquisti agiscono direttamente nel senso di ridurre il costo del denaro per comprare una casa. Inoltre, alcuni investitori, scoraggiati dall’aumento del prezzo delle obbligazioni che la Fed sta acquistando, si rivolgono ad altre attività, come le obbligazioni societarie – e, a loro volta, spingono verso l’alto i prezzi delle obbligazioni societarie e riducono i rendimenti, il che rende più conveniente per le aziende prendere in prestito – e spendere.”

Questi sono gli obiettivi professati, ma anche la politica può svolgere un ruolo. Il QE fa salire il mercato azionario in previsione di un aumento della quantità di denaro da investire, una buona mossa politica prima delle elezioni.

Anche le materie prime (petrolio, cibo e metalli preziosi) salgono, dal momento che sono inondate dal “hot money”. Ancora una volta, questo evidentemente succede perché gli investitori SI ASPETTANO che l’inflazione faccia salire il prezzo delle materie prime, e perché i tassi di interesse ridotti sugli altri investimenti portano gli investitori a cercare altrove. Vi sono anche prove che le materie prime sono in aumento perché alcuni principali operatori del mercato sono complici nella manipolazione del prezzo, un’impresa criminale.

La Fed ha senz’altro delle responsabilità nell’aumento dei prezzi delle materie prime, dal momento che con il QE ha creato delle aspettative di inflazione, e ha mantenuto bassi i tassi di interesse. Ma l’aumento dei prezzi non è stato causato dall’aver inondato di moneta l’economia. Se i dollari avessero inondato l’economia, anche i prezzi degli alloggi e le retribuzioni (le più grandi componenti del livello dei prezzi) sarebbero lievitati. Ma sono rimasti bassi e l’aumento generale dei prezzi è rimasti nell’ambito del target del 2% della FED. (Vedi grafico sopra).

Alcuni metodi che potrebbero essere più efficaci per stimolare l’economia

Un’iniezione di denaro nelle tasche dei consumatori sarebbe in realtà un bene per l’economia, ma il QE3 non lo farà. La Fed potrebbe dare una maggiore spinta alla produzione e all’occupazione utilizzando il suo status di prestatore-di-ultima-istanza in modo più diretto rispetto alla versione corrente del QE.

Potrebbe mettere i prestiti a tasso agevolato dati alle banche a disposizione dei governi statali e municipali, o degli studenti, o dei proprietari di case. Potrebbe stracciare i 1.700 miliardi di dollari in titoli di Stato, che già detiene, riducendo il debito pubblico dello stesso importo (come suggerito un anno fa da Ron Paul). Oppure potrebbe rastrellare il debito studentesco cartolarizzato da un trilione di dollari e strappare quei titoli. Queste mosse potrebbero richiedere qualche ritocco del Federal Reserve Act, ma il Congresso l’ha già fatto per servire le banche.

Un’altra possibilità potrebbe essere una sorta di “quantitative easing” già proposto la prima volta da Ben Bernanke nel 2002, prima che fosse presidente della Fed – basterebbe semplicemente far piovere banconote da cento dollari dagli elicotteri. (Cosa più o meno simile alla soluzione del Credito Sociale proposta da CH Douglas nel 1920.) Come ha osservato Martin Hutchinson su Money Morning:

Con una popolazione degli Stati Uniti di 310 milioni di persone, 31 miliardi di dollari al mese, fatti piovere dagli elicotteri, darebbero ad ogni uomo, donna e bambino americani un extra di 100 dollari al mese di banconote fresche.

Sì, produrrebbe un extra di $ 31 miliardi al mese di disavanzo nominale nel bilancio federale, ma la Fed potrebbe stampare le nuove banconote,  per cui non ci sarebbe alcun deterioramento ulteriore delle finanze della nazione.

Sarebbe molto meglio di un nuovo programma sociale, perché non sarebbe coinvolta nessuna burocrazia,  solo la stampa delle banconote e il carburante per l’elicottero.

Il denaro sarebbe  speso quasi tutto, con un aumento dei consumi di forse 300 miliardi di dollari l’anno, creando forse 3 milioni di posti di lavoro e riducendo la disoccupazione di quasi il 2%.

 

Nessuno di questi movimenti porterebbe  l’economia in iperinflazione. Secondo i dati della Fed, a partire da luglio 2010, l’offerta di moneta è stata in realtà 4.000 miliardi di dollari MENO di quanto non fosse nel 2008. Ciò significa che a quella data, c’era bisogno di 4.000 miliardi di dollari in più di offerta di moneta solo per riportare l’economia a dove si trovava prima della crisi bancaria.

Come la spinta psicologica del QE3 svanisce e si profila il “fiscal cliff”1, forse, il Congresso e la Fed prenderanno in considerazione qualcuno di questi approcci più diretti per alleviare l’irriducibile stasi dell’economia.

_______ Ellen Brown è avvocato e presidente del Public Banking Institute. In Web of Debt, il suo ultimo di undici libri, si mostra come un cartello privato ha usurpato il potere di creare denaro dal popolo stesso, e il modo in cui la gente può tornare indietro. I suoi siti web sono http://WebofDebt.com, http://EllenBrown.com e http://PublicBankingInstitute.org.

1Il fiscal cliff, o precipizio fiscale, sarebbe la combinazione di tagli alla spesa pubblica e fine delle agevolazioni fiscali che si concretizzerà a inizio 2013 se prima non arriverà un accordo in seno al Congresso Usa, che creerebbe sì un ridimensionamento consistente del deficit, ma anche della crescita statunitense, e quindi rappresenta nel breve termine una minaccia anche per l’economia globale     Articolo originale: QE3: No Economic Boost and No Inflation

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Argomenti: Fed