Pubblicità occulta, giro di vite contro i micro influencer e nuova moral suasion

A denunciare tale comportamento sono state le associazioni dei consumatori, chiedendo un nuovo intervento da parte dell’Antitrust in Italia.

di Chiara Lanari, pubblicato il
A denunciare tale comportamento sono state le associazioni dei consumatori, chiedendo un nuovo intervento da parte dell’Antitrust in Italia.

Al giorno d’oggi, la pubblicità è ovunque. In televisione, al cinema, nei siti internet eccetera. Non fanno eccezione nemmeno i social network, divenuti nel corso degli anni autentiche miniere d’oro per gli influencer. Esistono diverse tipologie di influencer. Da una parte c’è chi, come Chiara Ferragni, può contare su un numero di followers superiore ai milioni di utenti, fondamentale sia per aumentare le possibilità di conversione della pubblicità sia per costruire le basi di un business fai da te. Dall’altra parte c’è chi viene seguito da qualche migliaio di follower, un numero comunque sufficiente per ricevere prodotti da sponsorizzare di fronte al proprio pubblico. Qualunque forma di pubblicità, come vogliono le regole di trasparenza del Codice di consumo, deve necessariamente essere segnalata.

Evidentemente, fino allo scorso anno questo non era del tutto chiaro alle star social, che continuavano a prestare il proprio volto a noti brand del mercato senza specificare ai followers che quello fosse un contenuto sponsorizzato. Fino a quando non è intervenuto l’Antitrust, imponendo ai re dei social network (Facebook e Instagram su tutti) di indicare chiaramente quali post nel loro profilo siano realizzati mediante uno scopo pubblicitario.

Che cosa cambia per i micro influencer

Dopo che sono trascorsi diversi mesi dall’intervento dell’Antitrust italiano, il problema dei post pubblicitari su Instagram non segnalati rimane. Se è vero che gli influencer più noti si sono adeguati alle direttive dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, lo stesso non si può dire per i micro influencer. Quest’ultimi, credendo di non essere intercettati dalle maglie della legalità, hanno continuato in questi mesi a produrre post pubblicitari senza segnalare ai propri follower il contenuto pubblicitario. A denunciare tale comportamento sono state le associazioni dei consumatori, chiedendo un nuovo intervento da parte dell’Antitrust in Italia. Il numero uno dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona chiede di passare “dalla moral suasion alle sanzioni”.

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Argomenti: Economia Italia, Social media e internet

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