Province ancora nel mirino: Letta prova ad abolirle

Nel Consiglio dei ministri odierno arriverà un nuovo disegno costituzionale. L'Upi si oppone con vigore.

di Leandro Lombardi, pubblicato il
Nel Consiglio dei ministri odierno arriverà un nuovo disegno costituzionale. L'Upi si oppone con vigore.
“E’ un provvedimento inaccettabile, un qualcosa che conferma l’ipotesi iniziale: si vogliono abolire le province ma non si vuole cambiare la politica”. Antonio Saitta, presidente dell’Upi, Unione Province italiane, manda un messaggio forte al Governo e chiama a raccolta i suoi all’indomani della convocazione del Consiglio dei Ministri, intento a procedere con un disegno di legge che miri all’abolizione delle province in esubero.
Il Cdm è convocato proprio per questa mattina a Palazzo Chigi con due priorità: oltre al già citato taglio promesso da tempo, c’è la legge costituzionale, ma soprattutto la necessità di riscrivere nel minor tempo possibile una proposta di legge che faccia dimenticare il no della Consulta (Abolizione Province: la Consulta blocca tutto. Le ragioni della Corte Costituzionale).
Tanti ostacoli lungo il cammino ma anche determinazione a procedere da parte dei Ministri. Secondo il ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio, già presidente dell’Anci, il decreto per riformare una materia costituzionale “è uno strumento improprio”, sottolineando poi come “le Province andranno abolite comunque, è una cancellazione che può far dormire sonni tranquilli ai cittadini”. Quagliariello, ministro per le Riforme, entra nel vivo del problema. “Mi auguro che l’attuale proposito di abolizione non si trasformi in uno slogan, poiché non si tratta di cancellare senza effetti benevoli, bensì di riorganizzare i livelli dello Stato per favorire risparmi complessivi al paese”.
L’Upi, però, sembra irremovibile. Ipotesi respinta al mittente, ma anche polemica trasversale sui costi della politica. Dopo aver subito l’attacco diretto, non si limita alla semplice difesa. “E il dimezzamento dei parlamentari quando si farà? – attacca Saitta – e quando si rivedranno invece gli sprechi causati dal sovrapporsi delle competenze tra Stato e Regioni che hanno fatto lievitare la spesa pubblica in questi dieci lunghi anni?”. Saitta attacca il Governo anche quando l’accusa di “protagonismo da prime pagine dei giornali vuoto nei contenuti”, ricordando come “una reazione rabbiosa dopo lo stop indicato dalla Corte Costituzionale non è certamente sintomo di umiltà”.

Governo al lavoro per garantire una legge più flessibile. 

Da questa mattina, sui tavoli del Governo ci sarà il primo confronto con il testo del ddl costituzionale che verrà. I partiti non sembrano procedere nella stessa direzione: si lavora per scongiurare una bozza conclusiva simile a quella del 2011 (Italia dei Valori) bocciata dal Pdl e dalla Lega, e che non accontentò neanche il Pd, fermo al non voto.
“E’indispensabile per il Governo procedere ad una profonda riflessione – ha affermato il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione, parlamentare Pdl ed ex presidente Upi – dopo la sentenza della Corte costituzionale sulle Province, si affronti il tema delle riforme con solidità, entrando in tutte le tematiche e analizzando le ragioni che hanno spinto la Corte allo stop”. “Non è il momento di procedere a strappi – ha proseguito – le riforme sono un punto fondamentale di questo esecutivo, ma proprio per questo bisogna evitare riforme incomplete o prive di quei punti fondamentali richiesti anche dalla Corte. Si intervenga a modernizzare e semplificare tutte le istituzioni, razionalizzando la spesa pubblica e definendo con certezza le funzioni di ciascun ente”.
Sull’argomento è intervenuto anche Gianbattista Fratus, capogruppo della Lega Nord in Provincia di Milano. “La bocciatura della Consulta segna un passaggio di primaria importanza al fine di tutelare le autonomie locali, così come i servizi offerti ai Comuni e ai cittadini. La decisione – ha ricordato – ha voluto ricordare come sia sconsigliato cancellare le Province in pochi secondi, senza fare distinzioni tra quelle che funzionano, quale Milano, e quelle inefficienti che bloccano l’architettura dei servizi nel paese. E’una vittoria per chi ha sempre messo in prima linea un taglio allo Stato centrale: è lì che bisogna muoversi con forza”. 

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Argomenti: Politica