Il protezionismo USA e la fiducia del mercato

L'economia USA cresce ed è robusta. Il protezionismo di Trump e il comportamento dei mercato secondo l'analisi di GAM

di Mirco Galbusera, pubblicato il
L'economia USA cresce ed è robusta. Il protezionismo di Trump e il comportamento dei mercato secondo l'analisi di GAM

Le recenti dimissioni di Gary Cohn, il consigliere economico di Trump, dimostrano come il rischio politico sia diventato più importante. La preoccupazione per gli investitori è la possibilità di un passaggio degli Stati Uniti da una posizione pro-impresa (tagli alle tasse, deregolamentazione) verso una più protezionistica. Tra i possibili sostituti di Cohn, Peter Navarro sarebbe il meno positivo per i mercati, data la sua vena protezionista.

Fino al mese di febbraio i mercati sono stati interessati da una crescita globale accelerata, utili in miglioramento e politiche monetarie prevedibili. Mentre la crescita globale rimane intatta, i dati non stanno più superando le aspettative del consenso – osserva Larry Hatheway, capo economista di GAM -. Allo stesso modo, prezzi azionari più alti rendono più difficile una sorpresa in positivo degli utili. Segnali di crescita dell’inflazione negli Stati Uniti, infine, hanno sollevato dubbi sugli sviluppi della politica monetaria.

Per quanto riguarda il protezionismo, una nuova preoccupazione deriva dallo studio di una possibile violazione dei diritti sulla proprietà intellettuale in Cina, che è atteso per agosto. In base al risultato il presidente potrebbe fare appello alla sezione 301 dello US Trade Act, con potenziali implicazioni significative per i rapporti commerciali USA-Cina. In breve, i cambiamenti nelle politiche commerciali USA, che potrebbero essere vicini date le dimissioni di Cohn, potrebbero avere un impatto sui mercati del capitale.

In generale sembra che il 2018 sarà un anno più movimentato del 2017. Oltre al protezionismo, il prossimo punto focale per gli investitori è rappresentato dal report sull’occupazione USA di febbraio. Ci si aspetta che l’economia crei 200.000 nuovi posti di lavoro il prossimo mese, ma il punto centrale sarà probabilmente l’inflazione dei salari. Se la retribuzione media mensile cresce dello 0,3% su base mensile gli investitori molto probabilmente arriveranno alla conclusione che l’inflazione USA sia in fase di accelerazione – conclude Hatheway -. Data l’attuale fragilità del mercato, questo potrebbe essere un ulteriore colpo alla fiducia del mercato.

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Argomenti: Economia USA

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