E se i prossimi rischi politici in Europa arrivassero dalla Germania?

Rebus alleanze per la cancelliera Angela Merkel dopo le elezioni in Germania di settembre. Se tutto andrà come da sondaggi, il prossimo governo sarà di colore politico ignoto.

di , pubblicato il
Rebus alleanze per la cancelliera Angela Merkel dopo le elezioni in Germania di settembre. Se tutto andrà come da sondaggi, il prossimo governo sarà di colore politico ignoto.

Germania al voto tra tre settimane. Il 24 settembre, quando saranno più o meno le ore 18.00, sapremo se la cancelliera Angela Merkel avrà ottenuto davvero il quarto mandato consecutivo, raggiungendo così il record detenuto ancora dal suo mentore Helmut Kohl, scomparso appena due mesi fa. I sondaggi danno la sua coalizione di centro-destra, la CDU-CSU, al 37-40%, mentre gli alleati socialdemocratici nel governo di Grosse Koalition sarebbero fermi nel range 23-25%. A meno di grandi sorprese, Frau Merkel guiderà così anche il prossimo esecutivo, anche se la domanda che si pone da settimane è con chi lo farà. (Leggi anche: Germania al voto, ecco come Frau Merkel rafforzerà la leadership in Europa)

Già, perché è altamente improbabile che i soli conservatori otterranno seggi a sufficienza per avere la maggioranza assoluta al Bundestag, tenendo conto che in Germania si vota con un sistema proporzionale, pur corretto. E allora, un minuto dopo la vittoria, dovrebbero cercare alleati con cui formare il governo. E qui stanno le difficoltà. I socialdemocratici, che negli ultimi 12 anni hanno governato insieme con il centro-destra come partner minori, sono consapevoli che una riedizione delle larghe intese sarebbe improponibile alla propria base, anche perché è dal 2009 che i consensi per il loro partito non decollano dalle attuali percentuali inferiori al 25%. Lo stesso segretario Martin Schulz ha escluso un simile scenario, vuoi per ringalluzzire gli elettori, vuoi forse per aprire una nuova fase di opposizione netta al centro-destra, anziché di collaborazione.

Venendo meno la SPD, restano due soli altri partiti con cui stringere intese: Verdi e liberali della FDP. La cancelliera ha ribadito, infatti, che non intende avviare nemmeno colloqui con i post-comunisti della Linke e la destra euro-scettica dell’AfD.

Anzi, in questa fase della campagna elettorale sta battendo a tappeto proprio i Laender orientali, dove gli euro-scettici delusi dalle politiche sull’immigrazione del centro-destra hanno di recente ottenuto percentuali importanti alle elezioni comunali e regionali, con punte superiori al 30%.

Verso alleanza con Verdi e liberali?

Il problema della cancelliera starà nella debolezza proprio dei vecchi alleati liberali, che nei sondaggi non vanno oltre l’8-9% dei consensi; pochi per consentire alla CDU-CSU di raggiungere la maggioranza assoluta al Bundestag. Per questo, potrebbero servire anche i seggi dei Verdi, partito ambientalista di sinistra, anche se in diverse realtà locali amministra già insieme al centro-destra. Sul piano federale, però, un’intesa tra conservatori e ambientalisti sarebbe inedita e tutta da verificare. L’agenda dei Verdi è abbastanza diversa da quelli del partito della Merkel, con posizioni molto più filo-europeiste e inclini a sostenere gli stati in crisi del Sud Europa, Grecia per prima. In generale, il ritorno al carbone e la difesa del diesel da parte dei cristiano-democratici sarebbero incompatibili con il loro impianto ideologico.

A complicare il tutto concorrerebbe la formazione di un governo sorretto non già da due, bensì tre partiti, cosa che non è mai avvenuta nella storia tedesca post-bellica. Il rischio confusione e di paralisi politica sarebbe alto, anche perché stavolta i liberali punteranno a non farsi più fagocitare dagli alleati, rimarcando le proprie convinzioni pro-business ed euro-critiche sui bailouts di banche e stati nell’Eurozona. In teoria, l’SPD potrebbe cambiare programmi e avallare una prosecuzione della Grosse Koalition, a patto di conquistare un consenso almeno sufficiente a imporre la propria agenda. Questo scenario sarebbe realizzabile con i socialdemocratici poco sotto il 30%, percentuale apparentemente non alla portata. (Leggi anche: Angela Merkel sulla vetta d’Europa e a settembre si sbarazzerà di alleati scomodi)

Merkel teme il governo Jamaica

La Germania si avvia a vivere un paradosso: conosce già il probabilissimo vincitore alle urne di settembre, ma non che tipo di governo vi sarà dopo.

Che la cancelliera stia concentrandosi sui collegi a forte consenso per i nazionalisti dell’AfD appare del tutto logico, puntando a sottrarre loro voti e a recuperarli in favore del proprio partito. Le andrebbe più che bene se a crescere fosse il peso dei liberali, tutto pur di evitare il cosiddetto governo semaforo (dai colori nero, verde e giallo dei partiti) o anche Jamaica, che nascerebbe dall’alleanza di scopo tra conservatori, liberali e verdi.

Domenica prossima si terrà il dibattito televisivo tra la cancelliera e Schulz. Per l’ex presidente dell’Europarlamento sarà l’ultima occasione valida per tentare di recuperare voti a Frau Merkel. Dovrà sperare in un effetto Corbyn, dal nome del leader laburista britannico, che a maggio inseguiva i conservatori di 24 punti e che a giugno perse le elezioni generali con appena 2 punti di scarto, impedendo agli avversari di riconquistare la maggioranza assoluta dei seggi a Westminster. La politica tedesca, però, è più stabile, anche perché non vi sarebbero ragioni sfacciate per negare la fiducia alla cancelliera uscente, la quale può vantare l’economia più in salute dell’Eurozona e in piena occupazione.

Resta il cruccio dei numeri dannatamente cocciuti: da sola Frau Merkel non potrà governare. E tra poche settimane dovrà affrontare una situazione inedita nella storia politica teutonica degli ultimi 70 anni: l’ingresso in Parlamento di un partito concorrente alla sua destra, fronte sul quale i conservatori non potranno più permettersi di scoprirsi oltre un certo limite. (Leggi anche: Economia tedesca in gran forma, ecco come la lascia Frau Merkel)

 

Argomenti: , , , ,