Proposta Samorì per dimezzare il debito pubblico e rilanciare il made in Italy

La cura taglia debito del banchiere Samorì: la parziale dismissione degli asset immobiliari e azionari dello Stato, un prelievo “una tantum” sui grandi patrimoni, l’oro di Banca d’Italia e l’abolizione delle fondazioni.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
La cura taglia debito del banchiere Samorì: la parziale dismissione degli asset immobiliari e azionari dello Stato, un prelievo “una tantum” sui grandi patrimoni, l’oro di Banca d’Italia e l’abolizione delle fondazioni.

Dimezzare lo stock del debito pubblico italiano è possibile, ma per farlo occorre agire contemporaneamente su più fronti, ricorrendo sia alle più classiche delle soluzioni – ovvero dismettendo gli immobili demaniali inutilizzati e applicando un’imposta “una tantum” sui grandi patrimoni – sia attingendo alle riserve di Banca d’Italia e confiscando i patrimoni delle fondazioni. Ne è convinto l’Avvocato Gianpiero Samorì, noto banchiere modenese e fondatore del movimento “Moderati Italiani in Rivoluzione” (MIR).  

DISMISSIONI IMMOBILIARI E AZIONARIE PER 100 MILIARDI

A differenza di quanto recentemente proposto dal PdL (Debito pubblico: la proposta del Pdl per abbatterlo), Samorì ritiene impossibile poter incassare in tempi rapidi 400 miliardi di euro dalla cessione di immobili e di partecipazioni azionarie. «Oggi è difficile riuscire a monetizzare quel tipo di somme – spiega il banchiere – perché bisogna trovare anche a chi vendere. Occorre essere realisti e ipotizzare di riuscire a collocare sul mercato asset pubblici per un controvalore compreso tra i 50 e i 100 miliardi di euro». Per rendere più appetibili gli immobili oggetto di dismissione, si potrebbe offrire agli acquirenti non solo agevolazioni fiscali, ma anche un iter burocratico più snello. «Chi compra un immobile del demanio per convertirlo poi in albergo – precisa Samorì – deve ricevere il via libera ai lavori entro 90 giorni».  

UN PRELIEVO “UNA TANTUM” SUI PATRIMONI OLTRE I 10 MILIONI DI EURO

Il piano taglia debito del banchiere modenese prevede anche un contributo straordinario, ossia una super tassa, per chi dispone di patrimoni superiori ai dieci milioni di euro. Secondo Samorì, si tratterebbe di un modo per dimostrare agli italiani che anche i benestanti intendono contribuire attivamente e visibilmente al risanamento delle finanze pubbliche. L’obiettivo di questa misura “una tantum” è quello di raccogliere quasi 300 miliardi di euro.  

200 MLD DALLE DOTAZIONI AUREE E VALUTARIE DI BANCA D’ITALIA

L’aspetto più controcorrente della “proposta Samorì” è forse quello di impiegare le riserve auree e valutarie di Banca d’Italia (valutate 200 miliardi circa) per ridurre lo stock di debito. La proposta non tiene però conto del fatto che le riserve auree e valutarie di Palazzo Koch sono inserite nel Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Andrebbe pertanto verificato con l’Europa se sia accettabile impiegare tali risorse in funzione “taglia debito”.  

ABOLIRE LE FONDAZIONI BANCARIE E USARE I LORO PATRIMONI PER ABBATTERE IL DEBITO

Vi sono poi le dotazioni patrimoniali delle fondazioni bancarie e non. Samorì suggerisce di annettere questi patrimoni – stimati in oltre 350 miliardi di euro – al patrimonio dello Stato, dopo averli trasferiti in un veicolo societario messo a garanzia del debito pubblico. Il debito italiano verrebbe così puntellato da garanzie reali, ossia da beni immobiliari, liquidità, azioni e obbligazioni societarie.  

MENO SPRECHI, MENO TASSE E PIÙ POLITICHE A FAVORE DELL’INNOVAZIONE

Il banchiere ritiene, inoltre, improcrastinabile una dettaglia analisi di tutti i centri di costo della funzione pubblica, eliminando quelle attività che non producono alcun valore aggiunto per il Paese. Imperativa è poi la necessità di alleggerire la pressione fiscale «per ricreare economia di consumo» e disincentivare l’evasione. Sul fronte dell’innovazione, invece, l’imprenditore modenese suggerisce l’introduzione di una norma che divieti entro il 2018 la vendita di autovetture che non siano elettriche o a idrogeno. Secondo Samorì, una simile predisposizione faciliterebbe non solo la creazione di nuovi gruppi industriali italiani, ma farebbe dell’Italia il leader mondiale del settore.

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Argomenti: Debito pubblico italiano