“Proposta Iperuranio”: tagliare il debito pubblico e valorizzare l’Italia

La proposta taglia-debito di Stefano Fugazzi: un piano in tre mosse per ridurre lo stock di debito senza svendere, ma per valorizzare il patrimonio demaniale e artistico del Bel Paese.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
La proposta taglia-debito di Stefano Fugazzi: un piano in tre mosse per ridurre lo stock di debito senza svendere, ma per valorizzare il patrimonio demaniale e artistico del Bel Paese.

Il Fiscal Compact approvato dai Paesi dell’Unione Europea, a eccezione di Repubblica Ceca e Regno Unito, impegna l’Italia al raggiungimento di un bilancio pubblico in pareggio e quindi alla riduzione del rapporto debito/PIL al 60% in venti anni, ossia al ritmo del 5% annuo. Stimando il tasso di crescita “potenziale” del PIL italiano tra l’1,5 e il 2,5% l’anno, è illusorio sperare di abbattere il debito pubblico italiano confidando nella crescita reale del PIL e nel conseguimento di avanzi primari. Il Governo uscente guidato dal Professore Mario Monti ha promosso un aggiustamento fiscale, inasprendo il cuneo fiscale. Ma questa azione va inserita alla luce dell’eredità del governo procedente. Infatti, dati alla mano evidenziano come le politiche di risanamento intraprese nell’ultimo biennio abbiano portato il Paese all’apice della curva di Laffer [1]. Il rischio è quello di disincentivare l’attività economica, ossia di erodere ulteriormente il gettito fiscale potenziale e pertanto di  accrescere deficit e indebitamento complessivo. La presenza di un elevato stock di debito deprime la crescita e accresce le probabilità di default. Diversi recenti studi [2] dimostrano che quando il rapporto debito pubblico/PIL supera l’85%, l’eccessivo stock di debito rallenta la crescita di almeno un punto percentuale. Se l’economia attraversa una fase recessiva, l’indebitamento complessivo aumenta, accrescendo i timori – da parte dei mercati finanziari – della solvibilità del Paese, una dinamica che comporta il pagamento di un maggiore premio sul rischio, nella forma di maggiori rendimenti e quindi maggiori costi di rifinanziamento sul debito. Basti osservare che nel biennio 2011-2012 l’Italia ha speso rispettivamente 82 e 95 miliardi di euro solo in conto interessi. Per gettare le basi di un rilancio sostenibile sarebbe necessario attuare con massima urgenza interventi straordinari mirati a ridurre lo stock di debito pubblico. L’anno che si è appena concluso ha visto un parterre de roi composto da acclamati economisti e imprenditori [3] formulare un cospicuo numero di soluzioni “taglia-debito”. La Proposta Iperuranio intende arricchire il dibattito offrendo una soluzione ibrida in grado non solo di ridurre lo stock di debito, ma anche di contribuire al rilancio del “made in Italy” attraverso la valorizzare del patrimonio demaniale. Di seguito vengono illustrati i capisaldi della proposta.

PRIMA PROPOSTA IPERURANIO: LA DISMISSIONE DI ASSET NON STRATEGICI E DISPONIBILI ATTRAVERSO L’EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI CUM WARRANT

La prima tranche della Proposta Iperuranio prevede il trasferimento di una parte del patrimonio immobiliare disponibile e non strategico a una società pubblica appositamente costituita (“Fondo Iperuranio Immobiliare”). Il fondo si accollerebbe l’onere di emettere obbligazioni “cum warrant” [4], per un controvalore di 200 miliardi di euro, reperendo liquidità fresca da trasferire al Tesoro senza, tuttavia, collocare immediatamente gli immobili sul mercato. Si userebbe, pertanto, lo strumento delle obbligazioni “cum warrant” per conferire ai possessori la facoltà di acquistare i beni oggetto di dismissione a una data futura (tra 5 o 10 anni in base alla tipologia di immobili da opzionare). Gli interessi da corrispondere su base annua equivarrebbero al più grande tra la variazione percentuale del costo ufficiale della vita e la metà della rivalutazione percentuale dei valori di mercato degli immobili. Un esempio può risultare chiarificatore. Se nell’anno 20XX l’inflazione si è attestata al 2,5% mentre il valore medio degli immobili si è rivalutato del 6%, al titolare dell’obbligazione verrebbe corrisposto un interesse pari al 3% (6% x 0.5).  

SECONDA PROPOSTA IPERURANIO: L’EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI GARANTITE DALLE RISERVE AUREE E DAI MIGLIORI BENI DELLO STATO

La seconda fase dell’operazione Iperuranio propone l’allestimento di un fondo pubblico (“Fondo Obbligazionario Iperuranio”), gestito direttamente dal Ministero dell’Economia, che emetta obbligazioni garantite dai valori borsistici delle partecipazioni statali nelle grandi aziende italiane e dalle riserve auree di Banca d’Italia [5]. Questa serie speciale di titoli di Stato da 110 miliardi di euro, denominata “Iperuranio Gold and Asset Backed Bonds” (IGABB), sarebbe interamente coperta da garanzie reali (100 miliardi dalle riserve auree più altri 10 miliardi dai valori azionari). Il “Fondo Obbligazionario Iperuranio” si riserverebbe, inoltre, la facoltà di intervenire sul mercato secondario, riacquistando i titoli del debito pubblico emessi a tassi di rendimento elevati al fine di stabilizzare i tassi di riferimento. Si tratterebbe, pertanto, di costituire un fondo anti spread nazionale. L’attivazione di questa safeguard richiederebbe all’Italia di temporaneamente svincolare le proprie riserve auree dal Sistema europeo delle banche centrali (SEBC) concedendo, come contropartita, la rinuncia ai meccanismi “salva vita” di Bruxelles e Francoforte. Mediante l’istituzione del “Fondo Obbligazionario Iperuranio” lo Stato risparmierebbe circa 10 miliardi annui tra costi di finanziamento e spese dirette e, forte della presenza di riserve auree a garanzia delle emissioni debitorie, il rischio percepito del Paese diminuirebbe, con diretti benefici sul giudizio di rating.  

TERZA PROPOSTA IPERURANIO: INTRODURRE I “LEASEHOLD” DEMANIALI PER VALORIZZARE IL PATRIMONIO ARTISTICO ITALIANO

L’Italia possiede il più grande patrimonio artistico e culturale al mondo con oltre 9 mila tra monumenti, aree archeologiche, musei e siti UNESCO. Nonostante questa enorme ricchezza, il ritorno economico dei nostri beni culturali è significativamente inferiore a quello di Francia, Regno Unito e Stati Uniti. La società di consulenza PwC ha stimato che i siti UNESCO di questi Paesi generino un ritorno commerciale pari a 4, 7 e 16 volte quello italiano. L’Articolo 9 della nostra Costituzione [6] prevede la valorizzazione e la tutela di  questo enorme tesoro. Si potrebbe, pertanto, riqualificare il patrimonio storico, artistico e culturale del Bel Paese avviando un processo virtuoso che preveda l’introduzione in Italia dei titoli di proprietà “freehold” e “leasehold” [7]. La distinzione degli immobili demaniali fra “freehold” – il diritto sulla proprietà immobiliare pieno e assoluto – e “leasehold” – il diritto sulla proprietà immobiliare per un determinato numero di anni (generalmente tra i 50 e i 99 anni) – consentirebbe allo Stato (il “freehold”) di realizzare pressoché interamente il valore finanziario corrispondente alla vendita tradizionale pur mantenendo i diritti di proprietà sugli immobili e le opere artistiche di valore storico. L’introduzione dello strumento del “leasehold” non solo genererebbe un importante ritorno economico, ma darebbe nuovo impeto al turismo italiano, incoraggiando la preservazione di edifici e opere artistiche attraverso la realizzazione di poli museali privati.   Note: [1] La curva di Laffer mette in relazione il gettito fiscale reale con l’aliquota di imposta. La teoria suggerisce che esiste un livello del prelievo fiscale oltre il quale l’attività economica non è più conveniente e, di conseguenza, il gettito tende ad azzerarsi. [2] Hoogduin L., Oztturk B., Wierts P., 2011; Legrenzi G.D., Milas C., 2011 [3] “Proposte per la riduzione del debito”, Dossier Astrid, luglio 2012 [4] La proposta ricalca alcuni aspetti della piano “taglia-debito” di Michele Fratianni, Antonio Maria Rinaldi e Paolo Savona (“Schema di consolidamento per rimodulazione del debito italiano”). [5] Lo scorso 26 giugno il presidente di Consob Giuseppe Vegas, durante un’audizione al Senato della Repubblica, ha proposto di costituire una società pubblica mettendo gli asset più pregiati dello Stato e le riserve auree di Banca d’Italia a garanzia delle emissioni obbligazionarie. [6] “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. [7] Nelle note conclusive della proposta Masera-Bivona (“Austerità fiscale e crescita: binomio o antinomia?”) si accenna alla possibilità di seguire l’esempio di altri Paesi introducendo in Italia lo strumento del “leasehold”.

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Argomenti: Debito pubblico italiano, pareggio di bilancio