Proposta Forte: un fondo per la garanzia e il riscatto del debito pubblico

L’ex ministro delle finanze del Governo Fanfani V propone un Fondo da 200 miliardi di euro per “finanziare” la riduzione dello stock di debito di almeno 400 miliardi.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
L’ex ministro delle finanze del Governo Fanfani V propone un Fondo da 200 miliardi di euro per “finanziare” la riduzione dello stock di debito di almeno 400 miliardi.

Il problema del debito pubblico italiano può essere superato istituendo un “Fondo per la garanzia e il riscatto del debito pubblico” gestito direttamente dalla Presidenza del Consiglio. È la proposta “taglia debito” avanzata da Francesco Forte, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma ed ex Ministro delle finanze del Governo Fanfani V (1982-83). La proposta prevede che il Fondo operi congiuntamente al Fondo Salva Stati con l’obiettivo di migliorare la credibilità dell’Italia sui mercati e liberare risorse da destinare allo sviluppo e alla riduzione della pressione fiscale.

 

UN FONDO STRAORDINARIO PER FINANZIARE LA RIDUZIONE DELLO STOCK DI DEBITO DI 400-500 MILIARDI

Secondo il Professore Forte, la situazione economica attuale e gli accordi siglati con l’Europa suggeriscono interventi drastici per ridurre lo stock di debito pubblico di almeno 400 miliardi di euro nell’arco di un biennio. Il piano prevede la creazione di un fondo – il “Fondo per la garanzia e il riscatto del debito pubblico” –  con una dotazione complessiva di 200 miliardi e in grado di riacquistare i nostri Titoli di Stato sul mercato secondario e di “collateralizzare” le emissioni a medio e lungo termine (affiancando ad esse una garanzia reale) per il 20% del loro valore facciale.

L’ex Ministro, oggi in orbita PdL, propone di alimentare il Fondo agendo contemporaneamente su più fronti, valorizzando una parte del patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico,  cedendo i crediti di Stato e siglando un accordo fiscale con la Svizzera.

 

46 MILIARDI DALLE PRIVATIZZAZIONI DI AZIENDE A PARTECIPAZIONE PUBBLICA

Il Professore Forte ritiene possibile monetizzare 46 miliardi dalla parziale o totale cessione delle partecipazioni statali in grandi aziende. L’operazione verrebbe divisa in due tranche, una coordinata direttamente dal Ministero, l’altra attraverso una società veicolo.

La prima fase dovrebbe generare un gettito da 21 miliardi grazie alla cessione delle partecipazioni in Eni (8,2 miliardi) e alla parziale privatizzazione di SACE (3,1 miliardi), Poste Italiane (2,2 miliardi), Cassa Depositi e Prestiti (1,8 miliardi), Fintecna (1,2 miliardi), Anas (1,2 miliardi), Ferrovie dello Stato (1 miliardo), Finmeccanica (800 milioni), Invitalia (700 milioni), Enav (500 milioni) e Istituto Poligrafico (300 milioni).

Altri 25 miliardi potrebbero essere, invece, ottenuti costituendo una società per le Concessioni demaniali e cedendone una quota attorno al 55% alla Cassa Depositi e Prestiti, all’Anas e ad altri operatori istituzionali non rientranti nel perimetro del settore pubblico.

 

45 MILIARDI DALLA VENDITA E DALLA VALORIZZAZIONE DEGLI IMMOBILI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Vi sono poi i beni immobiliari strumentali e non strategici Pubblica Amministrazione. La proposta prevede la raccolta di 45 miliardi di euro attraverso l’articolazione di un piano di concessioni e di dismissione di immobili strumentali e non di proprietà dello Stato.

 

25 MILIARDI DAL CONCORDATO DI MASSA AMMINISTRATIVO

Altri 25 miliardi potrebbero essere reperiti siglando un «concordato fiscale di massa» che preveda la possibilità da parte dei contribuenti di accordarsi con il Fisco sulle tasse da pagare in futuro in cambio della rinuncia agli accertamenti.

 

20 MILIARDI DAL CONDONO EDILIZIO

Il patrimonio immobiliare italiano è stimato in 60 milioni di unità immobiliari valutate 10 mila miliardi di euro, di cui 6 mila delle famiglie e 4 mila di imprese, società ed enti. Secondo alcune recenti stime dell’Agenzia del Demanio, vi sarebbero almeno 6-8 milioni di unità immobiliari abusive, di cui 3-4 milioni non ancora in regola con il fisco. Il Professore Forte ipotizza di recuperare almeno 20 miliardi di euro allestendo una nuova sanatoria edilizia.

 

ACCORDO FISCALE ITALIA SVIZZERA, FREQUENZE UMTS, CREDITI FISCALI E PRESTITO FORZOSO

In linea con le stime della Fondazione Astrid, anche l’ex Ministro ritiene opportuno siglare un accordo con le autorità svizzere sulla tassazione dei capitali esportati illegalmente in Svizzera. L’obiettivo del provvedimento è quello di far riemergere circa 13 miliardi di euro. Tra gli altri interventi inseriti nella proposta figurano anche un prestito forzoso da 20 miliardi sui grandi patrimoni, la revisione del sistema legislativo in materia di concessioni telefoniche (18 miliardi di gettito una tantum) e, infine, la cartolarizzazione e cessione dei crediti fiscali della Pubblica Amministrazione statale (10 miliardi).

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Argomenti: Debito pubblico italiano