Proposta Astrid, abbattere il debito pubblico in sei mosse

Puntata numero tredici del dossier dedicato alle proposte per abbattere il debito pubblico italiano. L'idea della Fondazione Astrid

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
 Puntata numero tredici del dossier dedicato alle proposte per abbattere il debito pubblico italiano. L'idea della Fondazione Astrid

Ridurre lo stock di debito italiano di 170 miliardi di euro per portare il rapporto debito pubblico/PIL sotto il 110 per cento entro il 2017. È questo l’ambizioso obiettivo della proposta “taglia debito” presentata lo scorso agosto dagli economisti della fondazione Astrid (Giuliano Amato, Franco Bassanini, Giuseppe Bivona, Davide Ciferri, Paolo Guerrieri, Giorgio Macciotta, Rainer Masera, Marcello Messori, Stefano Micossi, Edoardo Reviglio, Maria Teresa Salvemini). Secondo questi, è necessario porre in campo un insieme coordinato e graduale di interventi che prevedano la simultanea valorizzazione e la privatizzazioni di asset immobiliari ed azionari, l’introduzione di un vincolo che obblighi le Casse di previdenza ad acquistare e detenere in portafoglio titoli di Stato a lunga scadenza, il raggiungimento di un accordo fiscale con la Svizzera e – infine – un programma di incentivi e disincentivi fiscali con il duplice effetto di allungare le scadenze del debito e ridurre i costi di rifinanziamento sul debito.  

DISMISSIONI PATRIMONIALI: 72 MILIARDI DAGLI IMMOBILI E 40 DALLE PARTECIPAZIONI

Escludendo i beni demaniali, il valore stimato del patrimonio immobiliare della pubblica amministrazione è di circa 500-600 miliardi di euro, di cui il 53% è utilizzato direttamente dalle amministrazioni proprietarie, il 27% è dato in uso ad altre amministrazioni pubbliche e a enti no profit mentre circa il 10% può considerarsi libero. Gli economisti della fondazione Astrid ritengono realistico monetizzare 72 miliardi dalla parziale vendita di questi asset, di cui 30 dalla cessione agli inquilini dell’edilizia residenziale pubblica, 16 dalla dismissione di immobili di enti previdenziali, 15 da immobili di Regioni ed enti locali, 6 da caserme e sedi delle Province, e altri 5 dal cosiddetto federalismo demaniale. Vi sono poi le partecipazioni statali in grandi aziende. Astrid stima di poter incassare 30 miliardi dalla cessione delle quote residue in società quotate (ENI, ENEL, Finmeccanica, StMicroelectronics), non quotate (Poste e FS) e partecipate da enti locali. La doppia operazione sarebbe allestita e gestita dalla Cassa Depositi e Prestiti, la quale si accollerebbe l’onere di definire tempi, modalità e logiche per la valorizzazione dei beni oggetto di dismissione.  

30 MILIARDI DALLA VALORIZZAZIONE DELLE CONCESSIONI

Secondo gli economisti della fondazione Astrid, è inoltre possibile recuperare 30 miliardi di euro ridisegnando e ottimizzando il regime delle concessioni. Il piano prevede la creazione di una società appositamente costituita in grado di emettere titoli sul mercato e di retrocedere ogni surplus allo Stato in funzione di riduzione del debito pubblico italiano  

IMPORRE AGLI ENTI PREVIDENZIALI PRIVATI UN INVESTIMENTO FORZOSO NEL DEBITO PUBBLICO

15 miliardi potrebbero poi essere ottenuti imponendo agli enti previdenziali degli ordini professionali l’obbligo di portare dal 10 al 25% la quota dei loro investimenti in titoli di Stato. Secondo Astrid, l’introduzione di un vincolo d’acquisto di bond a lunga scadenza migliorerebbe la performance dei fondi, offrirebbe maggiori garanzie sugli impegni previdenziali a lungo termine e contribuirebbe a italianizzare il nostro debito sottraendolo alle pressioni della finanza internazionale.  

13,5 MILIARDI DALL’ACCORDO FISCALE CON LA SVIZZERA accordo fiscale italia svizzera

Lo studio Astrid stima in 13,5 miliardi la somma che può essere ottenuta attraverso un accordo con le autorità svizzere per la tassazione dei capitali esportati illegalmente nel Paese elvetico. La cifra è ottenuta valutando in 150 miliardi di euro i capitali italiani non scudati in Svizzera e ipotizzando che i due terzi di questa somma si trasferisca in altri paradisi fiscali in seguito all’accordo fiscale. Resterebbero 50 miliardi soggetti a una patrimoniale una tantum del 25% e in grado di generare un gettito fiscale pari a 12,5-13,5 miliardi più l’imposta annua sui proventi a regime da 0,8 miliardi.  

ALLUNGARE LE SCADENZE E DISINCENTIVARE LA SPECULAZIONE SUI TITOLI DI STATO

La proposta Astrid prevede, infine, la riduzione di un miliardo all’anno dei costi di rifinanziamento sul debito pubblico attraverso una politica di incentivi (lo slittamento della tassazione degli interessi del 12,50% per titoli pubblici al momento del rimborso del capitale) e disincentivi (la tassazione al 20% in caso di cessione dei titoli prima della loro naturale scadenza) fiscali volti all’allungamento delle scadenze e alla riduzione del costo medio del debito pubblico.   proposta Astrid  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Debito pubblico italiano