Processo a Salvini, migranti e la sfida sul web con Di Maio: ecco perché il leader leghista vola

Matteo Salvini rischia il processo sul blocco degli sbarchi nei porti italiani. Grillini disorientati e il ministro dell'Interno li domina in rete. Ecco i rischi che l'M5S corre con elezioni anticipate.

di , pubblicato il
Matteo Salvini rischia il processo sul blocco degli sbarchi nei porti italiani. Grillini disorientati e il ministro dell'Interno li domina in rete. Ecco i rischi che l'M5S corre con elezioni anticipate.

Il caso “Sea Watch”, la nave al largo delle coste siciliane con a bordo 47 migranti, tra cui 13 minorenni, è diventato l’ennesimo tormentone politico con possibili risvolti di natura giudiziaria e che sta contrapponendo da settimane il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e ampia parte delle opposizioni, PD in testa. Tutto questo, mentre il Tribunale dei ministri ha richiesto alla Giunta per le autorizzazioni del Senato di poter procedere contro Salvini per il caso della Nave Diciotti, che questa estate ha tenuto banco per giorni, quando i 177 migranti a bordo non furono fatti sbarcare, se non dopo estenuanti trattative interne e con l’Europa, al porto di Catania.

Il ministro è indagato per il reato di sequestro di persona. E l’apertura di una seconda indagine a suo carico starebbe per partire anche in relazione ai minori non accompagnati sulla Sea Watch.

La sinistra non c’è più e contro Salvini emerge solo una pattuglia di sindaci pro-bontà

La Giunta si esprimerà entro 7 giorni e la tensione politica è alta, perché parte del Movimento 5 Stelle vorrebbe votare “sì”, consentendo ai giudici di processare Salvini, nonostante il vice-premier Luigi Di Maio e lo stesso premier Giuseppe Conte abbiano chiarito che il divieto di sbarcare fu una misura voluta da tutto il governo. Tuttavia, i grillini temono di finire tritati mediaticamente, se dopo anni di giustizialismo esibito a ogni occasione, adesso smentissero sé stessi, negando ai giudici di proseguire nelle indagini. Dalle parti della Lega si fa sapere che nel caso in cui l’M5S autorizzasse il processo, la maggioranza sarebbe a rischio. A favore voterebbe il PD, mentre Forza Italia, Fratelli d’Italia e, ovviamente, la Lega sono per il “no”. Determinante, dunque, il voto dei senatori pentastellati.

La tentazione delle elezioni anticipate

Salvini, in cuor suo, sa che nel caso in cui dovesse andare a processo, il governo Conte cadrebbe forse all’istante, ma i consensi per la Lega monterebbero ulteriormente. A quel punto, egli avrebbe tutta la convenienza a spingere l’Italia verso elezioni anticipate, facendosi autore di una campagna polarizzante sul tema dell’immigrazione, che oggi vede la netta maggioranza degli italiani a favore della sua linea dura.

Verrebbero spazzati via gli alleati apparentemente più moderati sul tema, ossia Forza Italia. A soccombere verosimilmente sarebbero anche i grillini, i quali rimarrebbero schiacciati tra i toni leghisti sui porti chiusi e quelli pro-migranti del PD.

E il tema diverrebbe in sé un cavallo di battaglia più complessivo sulle relazioni tra Italia e Unione Europea. La Lega di Salvini punterebbe le sue carte sulla necessità di salvaguardare i nostri confini e di tutelare l’interesse nazionale contro un’Europa che cerca apertamente di scaricare su di noi le conseguenze di un fenomeno epocale e che appare intenzionata da tempo a trattarci come una colonia, uno stato membro di seconda categoria, subordinato ai diktat franco-tedeschi. La Lega avrebbe tutto da guadagnare da una siffatta campagna elettorale, che anticiperebbe o verrebbe condotta in parallelo a quella delle europee. L’M5S dovrebbe pensarci più di una volta a cedere alla tentazione di votare in favore del via libera al processo per Salvini, perché il consenso che eviterebbe così di perdere tra la base più giustizialista e dura e pura rischia di evaporare con percentuali ben superiori nel caso di caduta del governo e nuove elezioni.

Macron aiuta Salvini a diventare premier e Confindustria si prepara al governo della Lega

Il web incorona Salvini

Del resto, l’abisso politico tra Salvini e Di Maio si sta ampliando e riguarda il fattore comunicazione. Oggi come oggi, il polso si misura sui social, dove il leader leghista ormai arriva a bissare il collega pentastellato. Su Facebook, la pagina del primo possiede 3,4 milioni di fan, quando il secondo si ferma a 2,2 milioni. Stessa situazione su Instagram, il social dalle maggiori interazioni con gli utenti: 1,1 milioni di follower contro 727.000. E su Twitter, le distanze non si riducono, con il ministro dell’Interno a sfiorare il milione di follower (971.000) e quello allo Sviluppo a non arrivare ai 500.000.

Su YouTube, il canale di Salvini conta quasi 82.000 iscritti, mentre Di Maio comunica attraverso quello dell’M5S, che di iscritti ne ha 200.000.

Qualcuno potrebbe chiedersi se sia corretta la strategia impostata dal responsabile della comunicazione di Salvini, Luca Morisi, caratterizzata da post e video divisivi dell’opinione pubblica e spesso che si prestano a critiche feroci degli avversari, come quando a Santo Stefano inaugurava la giornata con l’immagine di pane e Nutella per colazione. Molti utenti si risentirono per il fatto che durante la notte centinaia di famiglie nel catanese avessero dovuto lasciare le loro case, a causa di una forte scossa di terremoto. La risposta è positiva. Questa linea funziona, perché spinge i fan del ministro a difenderlo dagli attacchi degli utenti avversari o veri troll (a proposito, avete fatto caso al fatto che vengano postate immagini sempre e solo di cibi Made in Italy, capaci di inorgoglire i singoli territori di volta in volta?), i quali sono soliti andare sulle sue pagine social per esprimergli critiche o insultarlo. Ogni commento, ogni like e le condivisioni diventano un aggiornamento agli occhi di Google, cioè allungano la vita del post o del video stesso, con la conseguenza che Salvini riesce per giorni o settimane a tenere banco anche con un solo tema, giovandosi della “ingenuità” del fronte avversario, che non capisce di metterlo in risalto, facendo il suo gioco.

E così è ogni volta che indossa un giubbotto militare o della Polizia di Stato o dei vigili del fuoco: critiche al vetriolo, minacce di denuncia, insulti e offese di ogni tipo. Risultato? Migliaia di sostenitori scendono in campo per difendere il “Capitano” e gli utenti su social si ritrovano il post o il video in oggetto per giorni e settimane davanti ai loro occhi, in quanto continuamente aggiornato dai commenti, i “mi piace” e le condivisioni. La visibilità degli avversari e degli alleati di governo si riduce e spesso persino scompare. Certo, non si prendono voti solo a colpi di “like”, ma la comunicazione politica non passa più tanto e solo dalle reti televisive, come ha capito a sue spese Silvio Berlusconi, che fu un mago proprio della TV e che non a caso ha di recente fatto appello ai suoi giovani, affinché riescano a vincere la sfida sul web, ammettendo di non essere più attrezzato per questa nuova era.

Berlusconi e il regno perduto, così ha ceduto lo scettro a Salvini senza capirlo

Perché Salvini supera Di Maio in rete

Non è vero che la rete sia lo specchio fedele della società, vuoi perché spesso ne diventa solo la pancia, vuoi anche perché taglia fuori quell’ampia fetta di cittadini disinteressati o estranei per ragioni anagrafiche a tale realtà. Per intenderci, rispecchia più la fascia dei giovani che non dei sessanta e settantenni, tende a creare un ambiente molto poco dialogante e polarizzato, dove non c’è spazio per la mediazione o per la moderazione. Tuttavia, snobbarla è un suicidio politico, perché fa opinione pubblica, si trasforma quotidianamente in argomento di conversazione “offline” in famiglia, anche tra quanti nemmeno posseggono un profilo social, rimbalza su TV e giornali, facendo breccia tra un pubblico anche diverso per preferenze, composizione socio-anagrafica e comportamenti, batte i tempi della comunicazione e del dibattito pubblico.

Può sembrare un paradosso che il movimento nato dal web e che essenzialmente fa politica proprio lì, oggi si ritrovi a rincorrere l’alleato, a capo di un partito vecchio stampo, formalmente il più longevo della storia italiana, essendo nato oltre una trentina di anni fa. Eppure, è così. Forse, Di Maio paga le caratteristiche peculiari dell’M5S, ovvero l’essere il “portavoce” di una struttura tendenzialmente più orizzontale e meno leaderistica della Lega, dove Salvini spadroneggia e in cui la cultura del capo si mostra radicata e profonda. Inoltre, sui temi come l’immigrazione, i grillini non possono esporsi fino all’estremo, dovendo tenere in considerazione un elettorato eterogeneo, mentre il leghista può contare su una base di utenti molto convinta sui temi clou, capace di difenderlo dagli attacchi degli avversari, in quanto accomunata sul piano “ideologico” da istanze assai simili.

Lo spread politico tra Salvini e Di Maio si amplia, ecco perché il governo giallo-verde non dura

I rischi per l’M5S da elezioni anticipate

La sfida della comunicazione non è mai vinta una volta per tutte. Fino al 2016, l’altro Matteo – Renzi, per chi se lo fosse dimenticato – sembrava imbattibile, oratore perfetto ed erede di quel piglio da “venditore” politico del Cavaliere. In poco tempo, quel patrimonio è andato del tutto dissipato, anzi si è ritorto contro lo stesso ex premier, caduto in disgrazia sul piano elettorale e divenuto il simbolo di quella “casta”, contro cui pure si era a suo tempo scagliato, nella convinzione di piegarla da dentro il PD. Salvini è, dunque, avvertito, sebbene goda di un vantaggio: ha conquistato voti “suoi”, pur salendo dal 4% al 35-36% massimo assegnatogli dai sondaggi. Sono tutti consensi di centro-destra, cioè di italiani con preferenze politico-ideologiche affini a quelle tradizionali della Lega, contrariamente a Renzi, che arrivò al 40,8% delle scorse europee, ma rastrellando molti voti a destra, tra gli italiani che con il PD non avevano niente a che spartire e che gli affidavano la loro fiducia, speranzosi di un nuovo corso che disintegrasse i dem del passato.

Di Maio e compagni a 5 Stelle dovrebbero fare bene i calcoli, prima di rischiare di imbattersi in una campagna elettorale polarizzata e che Salvini giocherebbe tutta a suo favore. Anche per questo, Forza Italia e Fratelli d’Italia voteranno “no” alla richiesta di autorizzazione al processo, consapevoli che sarebbero tra le prime vittime del “con me o contro di me” a cui il ministro dell’Interno darebbe seguito un attimo dopo essere eventualmente consegnato dalla politica nelle mani dei giudici sulla sua linea dei porti chiusi. Si assicurerebbe per i prossimi 4 mesi quella tensione necessaria per giungere alle europee, tenendo alto l’umore tra la sua base e spingendo gli elettori affini a schierarsi in suo favore contro i tentativi di delegittimazione che arriverebbero dalla sinistra. Quest’ultima, priva di leader, idee e un programma comune, riprenderebbe a fiatare puntando sul fattore “anti”. E’ stato così per il ventennio berlusconiano e continuerà ad essere probabilmente lo stesso anche in futuro, eventualmente ai danni dell’M5S.

Il successo di Salvini come quello di Berlusconi: la sinistra senza idee che insulta il popolo

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,
>