Procedura d’infrazione contro l’Italia un paradosso, siamo tra le economie più equilibrate

L'Italia rischia la procedura d'infrazione per debito eccessivo, ma dai dati Eurostat emerge che la nostra economia sarebbe tra le più equilibrate di tutto il continente.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Italia rischia la procedura d'infrazione per debito eccessivo, ma dai dati Eurostat emerge che la nostra economia sarebbe tra le più equilibrate di tutto il continente.

La procedura d’infrazione contro l’Italia non è ancora ufficialmente partita. In teoria, se ne parlerebbe a gennaio dopo che i governi dell’Eurozona avranno dato il loro ok alla Commissione europea a breve. Negli ultimi giorni, grazie al parziale rinsavimento del governo italiano sulla manovra di bilancio con la disponibilità dei due vice-premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio a ridurre il target sul deficit sotto il 2,4%, i mercati scommettono che possa essere evitata. Lo stesso commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, lascia intendere che le sanzioni non siano così scontate, come sembravano esserlo fino a qualche settimana fa. Il dialogo tra Roma e Bruxelles è appena iniziato e serve convincere i commissari che l’Italia non violerà la regola sul debito, quella per cui s’impegna a tagliare gradualmente il rapporto debito/pil per farlo tendere nel lungo periodo al 60%.

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Quando la Commissione esamina i bilanci degli stati dell’area, è tenuta a valutarne l’impatto sui conti pubblici, alla luce degli squilibri eventualmente segnalati dall’economia. La stampa è solita concentrarsi solo su quelli di natura fiscale, i quali effettivamente rappresentano le linee rosse invalicabili per la natura vincolante del Patto di stabilità. Tuttavia, esistono svariati altri indicatori per valutare quanto squilibrata sia un’economia sul piano macro. La UE prende in esame ben 14 fattori: partite correnti, posizione netta verso l’estero per gli investimenti, tasso di cambio effettivo reale, peso sul mercato mondiale delle esportazioni, costo del lavoro unitario nominale, prezzi degli immobili, flussi dei prestiti privati, debito privato, debito pubblico, tasso di disoccupazione, evoluzione dei debiti di natura finanziaria, tasso di attività, disoccupazione di lungo periodo, disoccupazione giovanile.

Come esce l’Italia da questo quadro? Bene, molto meglio della media. Di fatto, la nostra economia segnala due sole criticità: il debito pubblico nettamente superiore al 60% del pil, indicato quale soglia-limite al di sopra della quale si avrebbe uno squilibrio, e il tasso di disoccupazione, che nella media triennale monitorata del 2015-2017 si era attestato sopra il 10%, all’11,6%, sebbene negli ultimi mesi stia convergendo verso il target massimo. Due squilibri sui 14 presi in considerazione ci pongono in una situazione di gran lunga migliore di quella di economie presunte virtuose. L’Irlanda di squilibri macro ne presenta ben 5: investimenti netti verso l’estero al -149,3% del pil, un tasso di cambio effettivo reale nella media triennale deprezzatosi del 6% (l’inflazione irlandese risulta cresciuta più della media ponderata delle altre 42 economie monitorate con cui commercia), prezzi delle case in crescita del 9,5% rispetto al 2016 (target massimo del 6%), debito privato al 246,3% del pil (target massimo al 133%) e debito pubblico al 68,4%.

I rischi dal settore privato

La Germania presenta due squilibri, ossia debito pubblico al 63,9% e saldo corrente mediamente all’8,4% nel triennio considerato. Tuttavia, il rapporto debito/pil dovrebbe rientrare già sotto il 60% l’anno prossimo, grazie ad avanzi di bilancio sin dal 2014, mentre le partite correnti in forte attivo segnalano semmai la forza dell’export tedesco. La Francia ha criticità sul fronte del debito pubblico (98,5%), debito privato (148,2%) e della disoccupazione (10%). Ben 5 gli squilibri spagnoli: posizione netta degli investimenti del -83,8% (target massimo al 35%), debito privato al 138,8%, debito pubblico al 98,1%, disoccupazione al 19,6% e tasso di attività nella fascia di età 15-74 anni ridottosi dello 0,3% nel triennio, sopra lo 0,2% massimo indicato.

Sui 28 stati comunitari, 12 presentano un debito privato eccessivo. L’apice si raggiunge nel Lussemburgo con il 322,9%, seguito dal 316,3% di Cipro e il 252,1% dell’Olanda. I prezzi delle case, invece, hanno corso troppo in 6 stati nel 2016 e l’Irlanda primeggia con il +9,5%. Ben 15 violano il limite massimo del 60% per il debito pubblico, mentre sono 13 a presentare una posizione netta eccessivamente negativa (più del -35% del pil) per gli investimenti. Il caso peggiore si ha sempre in Irlanda, seguita da Grecia (142,5%) e Cipro (-121,5%). Se la passano male anche Portogallo (-104,5%) e Spagna (-83,8%).

La lettura d’insieme di questi dati ci offre una prospettiva certamente più completa sulle economie europee. Fissarci solo sui livelli di debito pubblico non ci aiuta a capire in tempo i rischi che le varie capitali corrono nei prossimi anni. Non dimentichiamo che la crisi del 2008 esplose per un eccesso di debiti privati, non dei governi, finendo semmai per pesare sui contribuenti, allorquando gli stati hanno salvato le banche per evitare il collasso del credito e la caduta nella depressione. Se il Sud Europa risulta troppo indebitato nel settore pubblico, il Nord Europa guida le classifiche dei debiti privati. Senza voler fare patta e pace e fingere di non avere problemi così gravi nella gestione delle finanze statali, ci limitiamo a evidenziare come i rischi incombenti da un rialzo dei tassi gravino in misura non dissimili per gli uni e per gli altri. Se i governi al sud saranno stressati dalla necessità di reperire maggiori risorse per rifinanziare i debiti in scadenza, le famiglie al nord avranno problemi a fare quadrare i loro bilanci mensili, con la conseguenza di esporre le banche a shock, specie se nel frattempo il rincaro del costo del denaro portasse a un crollo dei prezzi degli immobili su cui pendono le ipoteche a garanzia dei mutui. Va bene richiamare l’Italia alla responsabilità fiscale; va bene anche imporle il raggiungimento negli anni del pareggio di bilancio, purché non si indichi come modello quelle economie gravate da debiti privati, che rischiano di esportare in futuro il peso delle finanze squilibrate delle loro famiglie.

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Argomenti: Debito pubblico italiano, Economia Europa, Economia Italia