Privatizzazioni o svendita? Ecco le società coinvolte nel piano Letta

Mugugni nella maggioranza, tra chi pensa che il piano privatizzazioni non sfoltirà il debito e chi come Renzi parla di "svendita". Otto le società coinvolte nel primo pacchetto già dal 2014

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Mugugni nella maggioranza, tra chi pensa che il piano privatizzazioni non sfoltirà il debito e chi come Renzi parla di

Il premier Enrico Letta ha annunciato ieri il varo di un primo piano di privatizzazioni, che dovrebbe portare in cassa qualcosa come 10-12 miliardi già nel 2014. Si tratta dello 0,6-0,7% circa del pil, necessario a convincere la Commissione europea che l’Italia manterrà gli impegni sul deficit anche l’anno prossimo, magari ottenendo nuovamente in cambio lo sblocco dei tre miliardi di investimenti, congelati da Bruxelles la scorsa settimana, a causa di un aumento del debito maggiore del previsto.

Metà di questo gettito extra andrebbe alla riduzione del debito pubblico per l’anno prossimo, mentre l’altra metà dovrebbe essere impiegata per tenere a bada il deficit. In effetti le stime del Tesoro parlano da sole: in assenza di correzioni, il debito scenderà nel 2014 dal 132,9% al 132,8%, come dire che non salirà.

 

Quali sono le società che saranno privatizzate?

Sono otto le società inserite nel piano. Dovrebbero essere cedute il 60% di Sace, la controllata Cdp che assicura il credito estero delle imprese italiane, oggi in mani pubbliche al 100% e unico caso in Europa di società assicuratrice di questo genere a capitale maggioritario pubblico; il 60% di Grandi Stazioni, che così sarebbe interamente privatizzata. Si tratta della controllata da Ferrovie dello Stato per la gestione delle principali stazioni ferroviarie; il 40% di Enav, oggi al 100% del Tesoro; il 40% di Fincantieri, posseduta al 99,3% da Fintecna, a sua volta controllata Cdp; il 50% di Cdp Reti, oggi al 100% di Cdp, che controlla anche Snam al 30% e che potrebbe presto rilevare il 29,9% di Terna; il 3% circa di Eni, di cui il governo non perderà il controllo, restando approssimativamente sopra al 30%. L’operazione avverrà in seguito a un piano di buy-back del 10% di azioni proprie decise dalla società, che dovrebbe portare la quota di capitale pubblico (Tesoro+Cdp) dal 30,1% al 33% circa.

Il governo, quindi, sterilizzerebbe tale aumento, riportandosi grosso modo alla situazione attuale, non rinunciando al controllo; una quota non indicata di Tag, la società che controlla il tratto austriaco del gasdotto dalla Russia all’Italia, oggi all’89% della Cdp; una quota ancora da stabilire di Stm Holding, che controlla Stm, nelle mani del Tesoro al 50%.

 

Privatizzare o no in periodi di crisi?

Il piano ha attirato diverse critiche nella stessa maggioranza, con in testa il sindaco di Firenze e probabile prossimo segretario del PD, Matteo Renzi, che ha giudicato sbagliata la scelta di cedere asset pubblici per fare cassa e non soltanto perché il momento sui mercati non sarebbe favorevole. In sostanza, Letta viene accusato di “svendere” le società a capitale pubblico o misto, visto il periodo ancora poco propizio per gli investimenti azionari.

 

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