Privatizzazioni in Grecia, cosa nasconde il ritiro di Gazprom dall’asta per il gas

Va a vuoto l'asta per la privatizzazione del gas greco. Nello scontro internazionale tra UE e USA, da un lato, e Russia dall'altro, a rimetterci rischia di essere Atene

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Secondo il Wall Street Journal, che riporta una fonte dell’agenzia della Grecia che gestisce le privatizzazioni, l’asta per la cessione della società del gas naturale Depa sarebbe andata deserta. Nessuna offerta sarebbe stata presentata, dopo il ritiro del colosso russo Gazprom, che in un primo momento si era mostrato molto allettato dalla possibilità di mettere le mani sul gas ellenico e di penetrare così commercialmente di più l’Europa. Una proposta sarebbe giunta solo per la società collegata, che gestisce la distribuzione del gas in Grecia, la Desfa, da parte dell’azienda di stato Socar dell’Azerbaijan.

 

Gazprom compra Depa ma poi arriva la marcia indietro

Il governo di Atene accusa l’Antitrust europeo del ritiro di Gazprom, sostenendo che i russi sarebbero stati indotti a lasciare, per via della bocciatura di Bruxelles, che teme l’abuso di una posizione dominante sul mercato del Vecchio Continente. Ma la versione ufficiale di Gazprom riguarda motivazioni finanziarie, in quanto il colosso russo sostiene che sarebbero sorti timori su un possibile deterioramento futuro.

Fatto sta che il flop di Depa rischia di mettere a rischio per l’ennesima volta il processo delle privatizzazioni, dopo che il relativo piano era stato già abbondantemente ridimensionato da Bruxelles. Inizialmente consisteva in dismissioni per 50 miliardi di euro, circa il 20% dell’attuale pil ellenico, per passare a una previsione più realistica di 11,1 miliardi entro il 2016 e di 25 miliardi entro il 2020. Nessun obiettivo temporale, invece, per i 50 miliardi iniziali.

 

Lo scenario geopolitico

Dietro al flop, tuttavia, si cela uno scontro internazionale tra UE e USA da un lato e Russia dall’altro. Gli americani e Bruxelles temono, infatti, che la Russia possa consolidare il suo monopolio del gas in Europa, sfruttando il suo dominio per ragioni politiche e commerciali, attraverso un’azione di ricatto, similmente a quanto è accaduto negli ultimi anni con l’Ucraina e, in parte, anche con la fida Bielorussia. L’irritazione di Washington per il legame tra Atene e Mosca sulla vendita di Depa è stata così alta, che recentemente il presidente Barack Obama ha ricevuto alla Casa Bianca il premier turco Recep Tayyip Erdogan, mentre si è rifiutato di incontrare il premier greco.

Allo stesso tempo, infatti, l’esito delle privatizzazioni elleniche determinerà anche la via del passaggio del gasdotto in Europa dall’Asia, se attraverso la Grecia o la Turchia, passando per i Balcani.

Ma per Atene la conseguenza immediata del fallimento dell’asta è di tipo contabile. Il governo Samaras dovrebbe raccogliere entro l’anno 2,6 miliardi di euro dalle cessioni degli asset pubblici, mentre ad oggi ha incassato solo 700 milioni dalla vendita di Opap, la società di scommesse. Mancano all’appello 1,9 miliardi, che il premier dovrà cercare adesso di trovare al più presto, magari sperando che si faccia avanti per Depa un altro offerente gradito alla UE.

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Argomenti: Economie Europa

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