Principe ereditario deposto, il re sarà il giovane Mohammed: chi è e perché deve interessarci

Colpo di scena in Arabia Saudita, dove il principe Mohammed bin Salman sarà futuro re. Come leggere la svolta di Riad?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Colpo di scena in Arabia Saudita, dove il principe Mohammed bin Salman sarà futuro re. Come leggere la svolta di Riad?

Terremoto istituzionale in Arabia Saudita. Re Salman ha nominato il figlio Mohammed, 31 anni, principe ereditario, al posto del cugino Mohammed bin Nayef. Il colpo di scena stravolge la linea dinastica, perché adesso sarà proprio il figlio del sovrano a succedergli. Quando ciò avverrà, per la prima volta si avrà un re non figlio del fondatore della monarchia saudita, Ibn Saud. E così, l’attuale ministro della Difesa e già uomo più potente del regno potrà consolidare il suo potere, consentendo a Riad di proseguire con maggiore celerità e certezze in quel percorso riformatore, che il numero due della Corona ha da tempo svelato di voler compiere.

Mohammed bin Salman è divenuto un personaggio di primo piano nella politica saudita dall’inizio del 2015, alla morte di Re Abdullah. Da allora, ha subito mostrato grande visione del futuro, quando nella primavera dello scorso anno ha presentato il suo “Saudi Vision 2030”, un piano per allentare la dipendenza economica dell’Arabia Saudita dal petrolio già dalla fine del decennio in corso. (Leggi anche: Petrolio, dall’Arabia Saudita una svolta epocale: cosa significa per il mercato?)

A cosa punta il principe Mohammed

In diverse interviste, il giovane principe ha esternato la volontà di rendere il regno un paese più libero e dove il rispetto dei diritti umani sia maggiore, aprendo anche al riconoscimento di un maggiore ruolo per le donne. E’ sua l’idea di quotare in borsa entro l’anno prossimo il 5% di Aramco, la compagnia petrolifera statale, dando vita presumibilmente all’IPO di maggiore valore di tutti i tempi. (Leggi anche: L’Arabia Saudita annuncia il possibile affare del secolo)

Il principe Mohammed è anche noto per le posizioni dure nei confronti dell’Iran e della minoranza sciita nel mondo mussulmano. Sua l’iniziativa di attaccare i ribelli Houthi nello Yemen, sostenuti da Teheran; sua la politica di scontro frontale contro la repubblica degli ayatollah; sua anche la lotta armata contro il regime di Damasco e sua, infine, la decisione di isolare il Qatar, accusato di essere troppo vicino agli iraniani e di sostenere il terrorismo dell’ISIS, nonché Hamas.

Musica per le orecchie di Trump

La sostituzione di Nayef alla successione non può che essere accolta positivamente da Washington, dove l’amministrazione Trump punta proprio a creare un asse con le monarchie sunnite, nonché con l’Egitto, in funzione anti-iraniana. D’altra parte, la sua visita a Riad nel maggio scorso è stata un successo oltre le previsioni, avendo portato a casa accordi miliardari per 380 miliardi di dollari, di cui una grossa fetta come commesse militari, quelle su cui la competenza è proprio del futuro sovrano.

E quali ripercussioni avrà sul petrolio il cambio di leadership in prospettiva nel regno? Per rispondere a questa domanda bisogna ricordare cosa ad oggi abbia fatto il principe sul tema. Un anno fa, dopo un ventennio trascorso alla guida del ministero del Petrolio, il potente Alì al-Naimi fu sostituito dalla monarchia da Khalid al-Falih. Quest’ultimo, a differenza del primo, ha subito riconosciuto la necessità di trovare un accordo interno all’OPEC e con alcuni dei principali produttori esterni per tagliare la produzione e accelerare così il prosciugamento dell’eccesso di offerta mondiale, stabilizzando i prezzi al rialzo. (Leggi anche: Rivoluzione saudita, vivere senza petrolio dal 2020)

Una svolta riformatrice?

La strategia non ha portato i frutti sperati, semplicemente impedendo un’ulteriore discesa delle quotazioni ai minimi degli ultimi 15 anni, toccati all’inizio del 2016. Al contempo, il giovane vice-re sta cercando di ammodernare l’economia nazionale, rendendola meno dipendente dal greggio sotto il profilo delle entrate fiscali e dell’apporto al pil. Per questo, sta già predisponendo un piano di privatizzazioni, di riduzione dei sussidi energetici, di incentivo al lavoro anche per le donne, di introduzione di imposte sui consumi ad oggi sconosciute, al contempo cercando di tamponare il deficit con le entrate attese dall’IPO di Aramco per un centinaio di miliardi di dollari.

La sua visione del futuro prevede più lavoro e meno sussidi, più energie rinnovabili e meno petrolio, più libertà economica e meno controllo statale. Se fino ad oggi ha dovuto fare i conti con una linea dinastica a lui sfavorevole, da ora in avanti potrà già agire in qualità di prossimo sovrano saudita. Si tratta di un cambio di generazione alquanto sbalorditiva per i ritmi lenti con cui i pochissimi e cauti cambiamenti vengono apportati nel regno wahabita sin dalla sua nascita. Un segnale di svolta lanciato al resto del mondo, che già gli USA di Trump hanno colto poche settimane fa. (Leggi anche: Investire in Arabia Saudita? Potrebbe essere un affare, ma occhio a un dato)

 

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Argomenti: Arabia Saudita, Economie Asia

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