Leadership Renzi non più indiscussa, ora perde pezzi anche nel governo

Il segretario del PD, Matteo Renzi, è più solo di poche settimane fa. A prenderne le distanze sono diversi membri del governo, che mostrano insofferenza verso la sua politica.

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Il segretario del PD, Matteo Renzi, è più solo di poche settimane fa. A prenderne le distanze sono diversi membri del governo, che mostrano insofferenza verso la sua politica.

Non è un buon momento per il segretario del PD, Matteo Renzi, ma la scissione del partito non c’entra niente. Anzi, semmai quella è stata l’unica vera bella notizia dal suo punto di vista, essendosi liberato in un solo colpo della zavorra, che per l’ex premier era una sorta di palla al piede. I problemi sono di altra natura.

Il padre Tiziano è stato risucchiato nell’inchiesta Consip, quella che ha portato ieri all’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo. Pare che il a quest’ultimo abbia chiesto favori ed emergerebbe anche un assegno di 60.000 euro, staccato per finanziare la Leopolda, kermesse da anni ritrovo del mondo renziano. Aldilà degli aspetti più attinenti alle indagini, sui quali non possiamo che rinviare a quanto accerteranno i giudici, l’aspetto preoccupante per il segretario democratico è che il suo cognome rientri nell’occhio del ciclone, anche se non in prima persona.

E c’è anche lo scandalo delle tessere facili del PD, che pare in alcune realtà, come a Napoli, vengano rilasciate insieme a una banconota da 10 euro. Tutto questo, quando siamo alla vigilia delle primarie del partito, che dovrà decidere chi tra lo stesso Renzi, Michele Emiliano e Andrea Orlando sarà il prossimo segretario. (Leggi anche: Polpetta avvelenata di Renzi per chi vincerà le elezioni)

Primarie PD, partita aperta?

I sondaggi darebbero l’ex premier nettamente davanti agli altri con i due terzi dei consensi tra gli iscritti del PD. Tuttavia, Alessandra Ghisleri di Euromedia Research rileva come la partecipazione alle primarie potrebbe essere superiore a quella del 2013 e segnalando come un’elevata affluenza, come dimostra il referendum costituzionale di dicembre, potrebbe non essere in sé una buona novella per Renzi.

Ma a dover preoccupare il segretario uscente non sarebbe tanto l’esito della consultazione popolare, quanto le implicazioni concrete che esso avrà sul suo futuro politico. Ammettiamo che egli vinca, cosa ci potrà fare con la segreteria del partito? A differenza del recente passato, il segretario del PD potrebbe non essere automaticamente candidato premier dello stesso partito o di un’ipotetica coalizione di centro-sinistra.

E di segnali in tal senso se ne stanno intravedendo diversi negli ultimi giorni. (Leggi anche: Piano Renzi per impadronirsi del PD e gettare l’Italia nel caos)

Anche Calenda prende le distanze da Renzi

Avete presente il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di cui non si può certo dire che abbia limitato granché lo strapotere del suo ex premier sui conti pubblici? Ebbene, da settimane è in rotta di collisione con quest’ultimo, tanto da avere minacciato le dimissioni al capo dello stato (respinte), nel caso in cui non fosse lasciato adeguatamente libero di approntare la manovra da 3,4 miliardi, richiesta dalla UE. (Leggi anche: Conti pubblici, Padoan minaccia le dimissioni)

Un altro ministro ha appena preso le distanze clamorosamente da Renzi, quello allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, che partecipando a un incontro al Quirinale, ha spiegato come la politica dei bonus (quella renziana) non sarebbe la strada per creare posti di lavoro e alimentare la ripresa, ma una semplice ripetizione degli errori del passato, ovvero “scorciatoie”. Calenda ha aggiunto, che solo creando le condizioni, affinché le imprese siano più competitive, si potrà creare occupazione. Infine, tra l’ottimismo e il pessimismo, si è detto “realista”, praticamente allontanandosi dalla narrativa twittarola renziana anti-gufi di un’Italia ripartita.

Renzi un po’ più solo

Qualche giorno fa, un audio fuori onda aveva ripreso una dichiarazione del ministro Graziano Delrio, che notava come il segretario del PD non avesse tentato di ricucire con gli oppositori interni, evitando persino di fare una sola chiamata e mostrandosi dubbioso su questo tipo di impostazione. Considerato tra i fedelissimo di Renzi, pare che attualmente il ministro alle Infrastrutture abbia qualche titubanza a rimanere nella cerchia dell’ex premier. (Leggi anche: Scissione PD e crisi governo)

Non sottovalutiamo un aspetto di queste vicende, ovvero la linea di Repubblica, quotidiano sempre meno vicino alle posizioni renziane, che sembra mettere il dito nella piaga della crisi di leadership del segretario dem, quasi a volerne prendere le distanze, dopo averlo assecondato per l’intera durata del suo esecutivo.

Per non parlare del premier Paolo Gentiloni, che pur restando in silenzio sulle diatribe nella maggioranza, pare che abbia esternato fastidio per l’atteggiamento del suo predecessore in questa fase. Presto per parlare di un Renzi isolato, ma abbastanza per dire che è molto meno in compagnia di qualche mese fa.

 

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