Prezzo petrolio in calo, in Venezuela crolla la produzione: ecco le stime 2016-’17

Quotazioni del petrolio sotto i 50 dollari, mentre si hanno le prime IEA stime anche sul 2017. In Venezuela, la produzione crolla al ritmo maggiore dal 2003.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Quotazioni del petrolio sotto i 50 dollari, mentre si hanno le prime IEA stime anche sul 2017. In Venezuela, la produzione crolla al ritmo maggiore dal 2003.

Le quotazioni del petrolio restano al di sotto della soglia dei 50 dollari al barile anche oggi. Il prezzo del Brent cede al momento l’1,43% e arretra a 49,63 dollari al barile, mentre quello del Wti americano segna un -1,64% a 48,08 dollari. Eppure, le stime dell’Agenzia Energetica Internazionale (IEA) non sembrano negative per il mercato, stimando per quest’anno una crescita media della domanda di greggio di 1,3 milioni di barili al giorno e rivedendo al rialzo a +1,6 milioni l’aumento nel primo trimestre del 2016.

Anche per l’anno prossimo, la crescita dei consumi petroliferi dovrebbe attestarsi a 1,3 milioni di barili quotidiani, ma tra i paesi non OPEC sarà di appena 200.000 barili, sostenuta per lo più da Canada e Brasile, paesi in cui quest’anno si sono registrati grossi cali a causa di eventi imprevisti.

Offerta petrolio in calo

E proprio questi eventi, come gli incendi in Canada e i sabotaggi dei pozzi da parte dei guerriglieri in Nigeria, avrebbero fatto scendere la produzione di 800.000 barili al giorno, di cui 650.000 nei paesi al di fuori dell’OPEC e 110.000 tra i membri del cartello. Questo ha prodotto complessivamente nel mese 32,61 milioni di barili al giorno. Al suo interno, l’Iran ha aumentato le estrazioni di 80.000 barili al giorno a 3,64 milioni.

E anche in conseguenza di questi eventi imprevedibili, l’eccesso di offerta nel primo semestre si sarebbe dimezzato dagli 1,5 milioni barili al giorno inizialmente stimati ad appena 800.000. Secondo l’Agenzia, il mercato potrebbe bilanciarsi entro la fine dell’anno. E quanto alle scorte, l’anno prossimo quasi nemmeno cresceranno, salendo di poco nel primo semestre e scendendo nel secondo, esitando un complessivo +100.000 barili.

 

 

Petrolio Venezuela, produzione in forte calo a maggio

Ma c’è un paese, che più di ogni altro al mondo avrebbe bisogno di quotazioni e di produzione elevate. Parliamo del Venezuela, in preda a una fortissima crisi economica e sociale, che sta sfociando da settimane in proteste spontanee per l’assenza dei beni di consumo più elementari, a causa della carenza di dollari per le importazioni e il crollo della produzione interna.

E il peggio che potesse accadere è che la compagnia petrolifera statale PDVSA registrasse a maggio il declino maggiore di produzione da 13 anni a questa parte: -120.000 barili al giorno a 2,37 milioni. E pensare che l’obiettivo del governo, che usa la PDVSA come bancomat, sarebbe di arrivare a 6 milioni di barili al giorno. Dall’arrivo di Hugo Chavez al potere nel 1999 ad oggi, le estrazioni di greggio nel paese con le maggiori riserve al mondo sono diminuite di un quarto, a fronte di una triplicazione del numero degli addetti.

Stando alle stime degli analisti, la compagnia necessiterebbe di quotazioni non inferiori ai 28 dollari per pareggiare i conti, ma nel primo trimestre ha dovuto produrre a prezzi medi di 25 dollari, ovvero in perdita. Ciò avrebbe provocato un calo della produzione, oltre ai bassi investimenti effettuati, problema cronico del paese sudamericano. Per i conti pubblici, però, il pareggio di bilancio avverrebbe con prezzi di almeno 100 dollari al barile, più che doppi rispetto ai livelli a cui il greggio di Orinoco viene venduto oggi.

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