Prezzo oro si allontana dai 1.300 dollari, ma ecco perché resta un asset appetibile

Prezzo dell'oro arretra e si allontana dai 1.300 dollari, ma non per questo l'asset va abbandonato in una strategia di investimento.

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Prezzo dell'oro arretra e si allontana dai 1.300 dollari, ma non per questo l'asset va abbandonato in una strategia di investimento.

Il prezzo dell’oro è sceso nella giornata di ieri in zona 1.265 dollari l’oncia, dopo che la scorsa settimana aveva sfondato la soglia dei 1.300 dollari, arrivando fino a 1.314. L’allentamento delle tensioni finanziarie internazionali sul rischio Brexit ha depresso i prezzi nelle ultime sedute, anche se restano del 16% più alti di quelli di inizio anno.

Il saliscendi delle ultime settimane potrebbe disorientare i più, in quanto diventa difficile capire il trend del metallo nel breve termine. Vira verso l’alto o il basso? E’ quanto si chiedono diversi piccoli investitori da tempo. Comunque vada a finire il referendum di oggi nel Regno Unito, l’oro è e resterà un asset appetibile anche nei prossimi mesi e anni, fondamentale per la tutela dei nostri risparmi in un’ottica di medio-lungo periodo. Vi mettiamo adesso in fila diverse ragioni per le quali continuare a tenerlo in considerazione:

Quotazioni oro, perché potrebbero salire ancora

  1. I tassi sono bassissimi come mai prima d’oro sui mercati. Un quarto del pil planetario appartiene a paesi, le cui banche centrali hanno adottato tassi negativi contro il rischio deflazione, tra cui l’Eurozona. Di conseguenza, oltre 10.000 miliardi di dollari di titoli di stato rendono oggi sotto zero, riducendo fortemente la concorrenza all’oro, che in quanto asset senza cedola soffre nei periodi di elevati rendimenti obbligazionari;
  2. L’inflazione tornerà a crescere nei prossimi anni, spingendo il mercato a fuggire dai bond e a buttarsi in beni-rifugio come l’oro per tutelare il potere di acquisto dei risparmi. La tendenza sarà in parte compensata dall’aumento dei tassi da parte delle principali banche centrali, ma nella fase di transizioni non è difficile immaginare che si verificherà un po’ di caos sui mercati;
  3. Cina e India rappresentano più del 70% della domanda globale di oro. Nella prima, la classe media è già salita a 109 milioni di persone e crescerà esponenzialmente nei prossimi anni, mentre nella seconda si ha una popolazione di 600 milioni di under-25, che segnala un attaccamento ai valori tradizionali, rispetto ai quali l’oro è fondamentale per festività religiose come il Diwali. L’appetito per il metallo in Asia tiene alta la domanda anche in prospettiva. Si consideri che la gioielleria rappresenta il 45% degli acquisti di oro in un anno;
  4. Anche nel breve termine, pur superando il rischio Brexit, l’economia mondiale è esposta a diversi possibili shock di natura finanziaria (bolle immobiliari, del debito, azionarie, etc.) e geo-politico (rischio disintegrazione della UE, dell’euro, terrorismo islamico, conflitto Russia-Occidente, elezioni presidenziali USA, etc.).

 

 

Le ragioni per stare cauti

Per contro, altri aspetti potrebbero prevalere, almeno temporaneamente, sull’appetito per l’oro, indebolendone la domanda:

  1. Il rialzo dei tassi USA rafforzerà il dollaro contro le altre valute, rendendo il metallo poco economico*;
  2. Con la normalizzazione dei rendimenti obbligazionari e dei titoli di stato, il metallo subirà una maggiore concorrenza sul mercato degli investimenti;
  3. Se nessun rischio geo-politico dovesse materializzarsi (non più di oggi), la domanda non si scalderebbe.

* Bisognerà comparare l’effetto cambio con quello dei prezzi. Esempio: se il cambio euro-dollaro si apprezza più di quanto dovessero salire le quotazioni dell’oro, per un investitore europeo si avrà una perdita netta, dato che l’oro detenuto varrà (in euro) meno di prima.

 

 

 

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