Prezzo della benzina a +38% per uscire dalla crisi e la paralisi politica si sblocca

Prezzo della benzina aumentato dal governo per la seconda volta in poche settimane. E' una delle riforme chieste dal Fondo Monetario.

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Prezzo della benzina a +38% nel Libano

Il nuovo governo del premier Najib Mikati ha appena incassato la fiducia del Parlamento dopo 13 mesi di paralisi politica. E ancora prima di insediarsi ufficialmente, ha alzato del 38% il prezzo della benzina. Un mese fa, la stangata era stata del 66%. Al momento, un litro di benzina costa tra 8,75 e 9 lire libanesi, qualcosa come quasi 0,50 euro al tasso di cambio vigente sul mercato nero.

L’aumento è stato voluto dal nuovo capo del governo per cercare di risolvere alcune delle cause principali della potente crisi economica del Libano. La carenza di carburante è oramai cronica e i blackout quotidiani. Tra l’altro, lo stato spende annualmente 3 miliardi di dollari per tenere il prezzo della benzina sussidiato, a fronte di riserve valutarie per soli 13 miliardi. Non a caso, il Fondo Monetario Internazionale ha imposto il taglio dei sussidi quale precondizione per avviare i colloqui per l’erogazione degli aiuti.

Prezzo della benzina su contro la crisi energetica

Per quanto basso possa apparire, il prezzo della benzina impatta in misura dirompente sul costo della vita. Una tanica di 20 litri equivale a circa un quarto dello stipendio minimo. Ma il governo spera che gli aumenti almeno riducano il contrabbando di benzina e gasolio verso la Siria e che accresca l’offerta di carburante domestica. Non sono in pochi a credere, invece, che ad avvantaggiarsene sarà alla fine Hezbollah, che distribuisce carburante a prezzi calmierati e importato dall’Iran.

Perlomeno la paralisi politica è cessata. Bene, se non fosse che stiamo parlando di un nuovo governo di breve durata. A maggio 2022, si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Bene che vada, Mikati resterà in sella fino ad allora.

Potrà limitarsi a gestire la crisi, non ad affrontare seriamente i problemi alla sua fonte. Il settarismo partitico quasi certamente impedirà all’esecutivo di adottare nuovi provvedimenti impopolari e pur necessari per uscire dal tracollo dell’economia.

Nel frattempo, l’inflazione dovrebbe tornare a rialzare la testa. Era scesa al 100% a giugno, risalendo sopra il 123% a luglio. La misura a cui tutti guardano e che segnerebbe una cesura tra prima e dopo è la liberalizzazione del tasso di cambio. Sul mercato nero, un dollaro scambia a 14.800 lire contro un tasso ufficiale di 1.507. Ma il 9 settembre scorso toccava i 19.600 e a luglio segnava il minimo storico di oltre 23.000. Solo l’acquisto dei dollari a prezzi di mercato tutelerebbe le riserve valutarie e consentirebbe al Libano di tendere a un equilibrio della bilancia commerciale. Ma questo implicherebbe di accettare un’ulteriore esplosione dell’inflazione, quando la povertà dilaga e la fame riguarda una porzione ormai consistente della popolazione.

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