Il prezzo dell’oro ritocca quota 1.800 dollari, due le ragioni della ripresa

Il prezzo dell'oro ha rivisto la soglia dei 1.800 dollari l'oncia questa settimana, per la prima volta dagli inizi di luglio

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Quotazione dell'oro ai minimi da aprile 2020

Questa settimana, il prezzo dell’oro ha compiuto un marcato balzo in avanti, proseguendo un rally che va avanti dalla terza settimana di luglio. Per la prima volta da oltre un mese, ha rivisto e superato quota 1.800 dollari per un’oncia. Rispetto ai minimi toccati appena tre settimane fa a 1.685 dollari, il rialzo è stato superiore al 7%. Il metallo torna a brillare, pur restando nettamente sotto i massimi storici di inizio marzo, quando superò i 2.040 dollari. Può sembrare un controsenso, visto che ciò sta accadendo in coincidenza con il dato sull’inflazione americana a luglio, risultato in calo all’8,5% dal 9,1% di giugno. Invece, si tratta di un paradosso solo apparente.

In questi ultimi mesi, il prezzo dell’oro ha risentito negativamente della risalita dei rendimenti obbligazionari. I bond sono asset concorrenti al metallo, il quale è sprovvista di cedole. Il T-bond a 10 anni a inizio anno stava sotto 1,70% e a giugno sfiorava il 3,50%. Nel frattempo, il dollaro si era rafforzato ai massimi degli ultimi venti anni, in particolare contro valute come euro e yen. Questa settimana, il decennale americano è sceso fin sotto 2,70% e il dollaro mediamente si deprezzava ai minimi da cinque settimane a questa parte.

Prezzo dell’oro a confronto con i bond

Anche l’indebolimento del cambio americano giova al prezzo dell’oro. Per gli acquirenti fuori dagli USA, il metallo è diventato un po’ meno caro. Ciò ne sostiene la domanda, specie per scopi produttivi. Al contempo, il rischio di recessione spinge parte del mercato a proteggersi comprando il bene rifugio per eccellenza. Ed è da notare che i rendimenti sovrani siano diminuiti in termini reali rispetto all’inizio dell’anno, ma d’altra parte gli investitori non credono che i tassi d’inflazione rimarranno così alti a lungo.

Se prendiamo come riferimento le aspettative d’inflazione negli USA a 5 anni, sono scese dal 3,56% massimo toccato a marzo a meno del 2,60% di questa settimana. Restano certamente più elevate del target FED del 2%, ma segnalano un “raffreddamento”. Non esisterebbe, dunque, alcuna corsa ad acquistare oro contro l’inflazione, ma per contro i rendimenti obbligazionari sarebbero giudicati già sufficienti e non dovrebbero salire ulteriormente. E questo sta aiutando il prezzo dell’oro in prospettiva.

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