Prezzo del petrolio ieri giù del 5%, vediamo perché

Le quotazioni del petrolio sono scese ieri sotto i 50 dollari al barile, dopo la diffusione dei dati OPEC. E non aiutano nemmeno le cifre sulla bilancia commerciale della Cina.

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Le quotazioni del petrolio sono scese ieri sotto i 50 dollari al barile, dopo la diffusione dei dati OPEC. E non aiutano nemmeno le cifre sulla bilancia commerciale della Cina.

Saranno rimasti abbastanza scottati i sostenitori della tesi rialzista sulle quotazioni del petrolio, quando ieri sera hanno potuto verificare con loro sorpresa che il Wti americano chiudeva le contrattazioni a 47,10 dollari al barile, giù del 5,1%, mentre il Brent scivolava sotto il prezzo dei 50 dollari, a 49,86 dollari, perdendo il 5,3%. Stamane si registra un parziale recupero, con entrambi in crescita dell’1,1%. E’ accaduto che l’OPEC ha diffuso i dati sulla produzione dei suoi 12 membri, che nel mese di settembre è salita di altri 109 mila barili al giorno a 31,57 milioni di barili, il livello più alto dal mese di aprile del 2012, rivelando come l’Organizzazione, responsabile di oltre un terzo dell’offerta globale, non stia contribuendo a ridurre l’eccesso produttivo, al contrario continuando a pompare greggio sul mercato. Vero è che ieri l’OPEC ha previsto un calo della produzione negli USA nel 2016, seguente la stabilizzazione in corso, alzando al contempo a 30,8 milioni di barili al giorno le stime sulla domanda attesa per il suo greggio, ma resta sempre il fatto che ai livelli attuali, i suoi 12 membri offrirebbero sul mercato quasi 800 mila barili al giorno in più di quanto sarebbe loro richiesto mediamente l’anno prossimo. E teniamo conto che se i consumi aumenteranno rispetto ad oggi, anche l’offerta potrebbe espandersi ulteriormente, visto che all’Iran saranno eliminate le sanzioni contro le sue esportazioni, cosa che la spingerà a produrre almeno 500 mila fino al milione di barili al giorno in più, tornando così ai ritmi pre-embargo del 2011.

Offerta petrolio resta alta

Gli stessi dati sull’import-export della Cina hanno convinto gli investitori che non ci sarebbero grossi spazi di crescita per le quotazioni.

Se è vero che Pechino ha aumentato nei primi 9 mesi dell’anno le sue importazioni di petrolio dell’8,8% su base annua, a settembre si è avuta una crescita dell’8,6%, ovvero in linea con i dati dei mesi precedenti e ciò non ha entusiasmato il mercato. A fronte di ciò, però, sono crollate nel mese del 17,7% su base annua le importazioni complessive, lasciando temere un peggioramento delle prospettive di crescita per l’economia globale, specie per quei paesi fortemente legati alla Cina, a partire dall’Australia, che esporta per 2 terzi materie prime e che ha in Pechino il suo cliente principale. Quindi, i consumi mondiali di energia potrebbero crescere a un ritmo inferiore alle attese, mentre l’offerta non accenna a diminuire e nonostante gli USA potrebbero avere già iniziato a tagliare la loro produzione, l’OPEC compenserebbe aumentando la sua, lasciando invariato l’eccesso di offerta mondiale. E poco fa, l’EIA (“Energy International Agency”) ha tagliato le stime sui consumi per il 2016, prevedendo una loro crescita di 1,2 milioni di barili al giorno rispetto all’anno in corso a 95,7 milioni di barili al giorno, meno dei +1,3 milioni attesi con il report di settembre. L’Iran potrebbe arrivare ad estrarre quotidianamente 3,6 milioni di barili  dai 2,9 milioni attuali (+700 mila b/g). Al di fuori dell’OPEC, la produzione giornaliera scenderebbe di 500 mila barili, ma non tale da tagliare l’eccesso di offerta, che persisterà anche l’anno prossimo.    

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