Aumenti prezzo benzina di quest’anno giustificati dal rincaro del petrolio?

Il prezzo della benzina sta scendendo alla pompa, anche se è salito nell'ultimo anno. Ecco i dati per capire se i petrolieri ci hanno marciato o meno.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il prezzo della benzina sta scendendo alla pompa, anche se è salito nell'ultimo anno. Ecco i dati per capire se i petrolieri ci hanno marciato o meno.

Ci sono buone notizie per gli automobilisti italiani: il prezzo della benzina alla pompa si sta riducendo. Mediamente, un litro della verde senza piombo costa oggi in Italia 1,6620 euro, mentre per un litro di diesel si devono spendere 1,5790 euro. Rispetto ai primi mesi dell’anno, trattasi ancora di livelli alti, ma almeno la tendenza ribassista sembra materializzarsi dopo che le quotazioni del petrolio hanno perso quasi un quarto del loro valore da inizio ottobre, scendendo a 66-67 dollari al barile dagli 86 di 6 settimane fa per il Brent. Quando i prezzi diminuiscono, nessun automobilista si mostra compiaciuto, anzi lamentando il più delle volte che la discesa risulterebbe inferiore a quella che dovrebbe, stando alle quotazioni del mercato. Ma è davvero così? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo fare una premessa: il petrolio si compra in dollari, per cui bisogna tenere in considerazione non solo il valore delle quotazioni internazionali, bensì pure del cambio euro-dollaro. Ora, spesso capita che il petrolio diminuisca di prezzo per il semplice fatto che il dollaro si sia rafforzato contro le altre valute. Se l’apprezzamento contro l’euro fosse uguale alla riduzione delle quotazioni del greggio, per il consumatore finale in Italia non vi sarebbe alcuna variazione. Eppure, si è portati a seguire quasi esclusivamente le variazioni delle quotazioni in dollari, senza spesso tenere conto di quanto accada sul mercato dei cambi.

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Detto questo, vediamo come si sono evoluti i prezzi della benzina nell’ultimo anno. Stando al monitoraggio del Ministero dello sviluppo economico, a ottobre (i dati di novembre verranno pubblicati a dicembre) un litro della verde è costata mediamente in Italia 1,65886 euro, l’8,8% in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno, quando un litro si acquistava per 1,52506 euro. Bisogna considerare che nel frattempo il petrolio è rincarato da una media di 57,65 dollari al barile a una di 80,63 dollari e che il cambio euro-dollaro è passato da 1,1755 a 1,1481. In pratica, non solo un barile è costato (in dollari) di più, ma l’euro risulta essersi di poco indebolito contro il biglietto verde, amplificando i rincari. Tradotto in cifre concrete, significa che nell’ottobre del 2017 il prezzo del petrolio incideva su un litro di benzina per 0,3084 euro, mentre il mese scorso saliva a 0,4417 euro. In un anno, quindi, si è registrato un +13,3 centesimi, che è esattamente pari all’aumento nel frattempo accusato dal carburante alla pompa.

Aumenti giustificati?

Poiché non vi sono state variazioni né delle accise, né dell’IVA, vediamo come l’aumento dei prezzi abbia impattato i margini delle compagnie. Le accise incidono sulla benzina per 72,84 centesimi al litro. L’IVA al 22% su un prezzo medio di 1,52506 euro aveva pesato per altri 27,50 centesimi, per cui il fisco si era mangiato complessivamente più di 1 euro al litro, il 65,8% del prezzo pagato dall’automobilista. Alle compagnie e alla rete distributiva erano rimasti così 52,17 centesimi al litro, che al netto del costo per l’acquisto del greggio facevano 21,33 centesimi, al lordo dei costi di raffinazione.

Il mese scorso, invece, al netto di accise, IVA e costo di acquisto del greggio, sono rimasti appena 19 centesimi, sempre al lordo dei costi per la raffinazione. In sostanza, si sono ridotti i margini delle compagnie, tenendo invariati quelli concessi alla rete di distribuzione. Paradossalmente, quindi, un aumento dei prezzi della benzina non ha coinciso con un miglioramento delle condizioni per i petrolieri; in pratica, i rincari internazionali non hanno trovato totale sfogo alla pompa, anche perché i consumi da anni in Italia sono in calo e la domanda debole limita le possibilità delle compagnie di trasferire i maggiori costi tutti sugli automobilisti.

Prezzi benzina 2018/2019 e accise carburanti: verità e bufale

Fin qui, abbiamo effettuato un confronto tra i mesi di ottobre dello scorso anno e di questo 2018. Allargando lo sguardo ai primi 10 mesi dell’anno, troviamo che: un litro di verde costava nel 2017 in media 1,5254 euro, 8,1 centesimi in meno rispetto ai passati 10 mesi. Mediamente, il greggio è passato dal costare 53,04 a 73,58 dollari al barile, mentre il cambio euro-dollaro si è apprezzato da 1,1203 a 1,1895, limitando i rincari per noi italiani. Il costo su un litro è lievitato da 0,2977 a 0,3891 euro, segnando +9,1 centesimi. In altre parole, gli aumenti alla pompa sono stati, anche in questo caso, inferiori ai maggiori costi sostenuti per l’acquisto dei barili. I margini, sempre al lordo dei costi di raffinazione, erano pari a 22,42 centesimi al litro, mentre nei primi 10 mesi di quest’anno sono scesi a poco meno di 20 centesimi. Dunque, i petrolieri saranno pure brutti e cattivi, ma non ci hanno marciato affatto sui rincari internazionali, anzi hanno persino offerto un minimo contributo per calmierare i prezzi. Non immaginiamo che qualcuno dica loro grazie, ma almeno possiamo evitare di inveire contro senza alcuna giustificazione.

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57,65 DOLL  – 80,63 DOLL // 1,1755 – 1,1481 = costo per litro: 0,3084 euro – 0,4417 euro = +13,3 cent (+13,38 cent) – dati ottobre

media gen-ott: 1,5254 litro – 1,6068 // +8,1 cent

ottobre 1.52506 – 1.658.86 // 53,04 – 73,58 // 1.1203 – 1,1895 // 0,2977 – 0,3891 = +9,1 cent

 

 

 

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Argomenti: Prezzi carburante, quotazioni petrolio