Prezzi italiani dal ’97 ad oggi, competitività persa e guadagnata: ecco contro chi

Competitività italiana in 20 anni: contro chi abbiamo perso e guadagnato nell'era euro, seguendo i prezzi.

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Competitività italiana in 20 anni: contro chi abbiamo perso e guadagnato nell'era euro, seguendo i prezzi.

I dati sull’inflazione pubblicati oggi dall’Eurostat per l’Eurozona segnalano un arretramento della crescita dei prezzi nell’area al +1,5% tendenziale a marzo, poco sopra al +1,4% dell’Italia. Negli ultimi tempi, a causa della crisi economica che ha colpito il nostro paese più della gran parte dell’Europa, il trend dell’inflazione in Italia si mostra meno dinamico, addirittura, meno che in Germania, paese storicamente molto attento alla stabilità dei prezzi, ma che gode di un mercato del lavoro quasi in piena occupazione e di una crescita doppia rispetto a quella nostra attuale, tanto che a febbraio l’inflazione tedesca era salita al 2,2%, salvo scendere all’1,7% di questo mese.

E sempre poco fa, l’Eurostat ha pubblicato i dati relativi all’inflazione cumulata negli ultimi 20 anni nell’Eurozona, anche se ufficialmente l’unione monetaria è nata nel 1999. Dal 1997 ad oggi, i prezzi nell’area risultano saliti del 40%, pari alla media annua dell’1,7%, sostanzialmente in linea con l’obiettivo della BCE di una crescita tendenziale di poco inferiore al 2%. (Leggi anche: Inflazione rallenta nell’Eurozona)

Con chi abbiamo perso competitività

Chiaramente, parliamo di un dato medio, che riflette tendenze anche molto disparate tra di loro. Guardando alle principali economie, notiamo come l’Italia abbia registrato in 20 anni un’inflazione cumulata del 48,5%, mentre la Germania si è fermata al 32,5%. Meglio ancora ha fatto la Francia con appena il 30,3% di inflazione cumulata al gennaio scorso, mentre la Spagna ha messo su una crescita complessiva dei prezzi del 55%.

Questo significa che i prodotti italiani sono diventati nell’arco del ventennio relativamente il 26% più costosi di quelli tedeschi, il 18% in più di quelli francesi, ma il 6-7% in meno di quelli spagnoli.

Come dire, che avremmo perso competitività con Francia e Germania, ma l’avremmo guadagnata con la Spagna. Se ci fossero state le monete nazionali, infatti, i differenziali d’inflazione sarebbero stati compensati dalle variazioni dei tassi di cambio. In sintesi, la lira si sarebbe deprezzata contro il marco tedesco e il franco francese e apprezzata contro la peseta spagnola, con la conseguenza che i consumatori stranieri non avrebbero percepito (in teoria) le variazioni dei prezzi tra paese e paese. (Leggi anche: Crisi euro, competitività perduta in parte recuperata dal Sud)

Prezzi fermi in Giappone da 20 anni

Spostando lo sguardo ad altre economie avanzate, notiamo come l’inflazione cumulata negli USA dal 1997 ad oggi sia stata del 52%, in Cina del 46% e in Giappone di appena il 2%. Il dato di Tokyo riflette due decenni di deflazione quasi cronica. Ad eccezione dell’economia nipponica, quindi, l’Eurozona appare la grande area del pianeta ad avere registrato la più bassa crescita dei prezzi. Certo, se negli ultimi anni avessimo avuto una crescita del pil almeno in linea con il dato medio fino al 2007, avremmo accumulato senz’altro un’inflazione più alta. Nell’ultimo quadriennio, infatti, la crescita dei prezzi è stata nell’area praticamente nulla. (Leggi anche: Stereotipi sulla sindrome giapponese)

 

 

 

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