Prezzi di bond e oro, la correlazione negativa tra i 2 investimenti

Le quotazioni dell'oro scendono, mentre il mercato dei bond continua a dare soddisfazioni. Come sono correlati i due tipi di investimento?

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Le quotazioni dell'oro scendono, mentre il mercato dei bond continua a dare soddisfazioni. Come sono correlati i due tipi di investimento?

Il mercato dell’oro si avvia a chiudere anche il 2015 in calo per il terzo anno di fila, registrando la serie più negativa dal 1998, quando il prezzo del metallo scese quasi ai minimi degli ultimi 19 anni. Le quotazioni stanno sostando al di sotto dei 1.100 dollari l’oncia, al momento a 1.096 dollari, giù di quasi l’8% dall’inizio dell’anno e del 13% rispetto a 5 anni fa. Se consideriamo, poi, l’apice toccato il 6 settembre del 2011, quando  il prezzo schizzò a 1.921 dollari, il crollo è stato da allora di oltre il 40%. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, si potrebbe arrivare fin sotto ai 1.000 dollari l’oncia. Diverse le ragioni della debolezza del metallo. Per prima cosa, ci si aspetta che la Federal Reserve alzi presto i tassi USA (oggi ne dovremmo sapere di più) e ciò dovrebbe spingere in crescita i rendimenti dei bond. Poiché l’oro non stacca cedole, diventa relativamente meno conveniente. Inoltre, il rialzo dei tassi americani dovrebbe rafforzare ulteriormente il dollaro, valuta in cui sono denominate le quotazioni dell’oro e ciò lo rende meno appetibile per gli acquirenti al di fuori degli USA.   APPROFONDISCI – Tassi USA, da domani la 2 giorni della Fed. Cosa dobbiamo aspettarci?  

Attesa bassa inflazione

Un’altra ragione della freddezza degli investitori per il bene-rifugio per eccellenza è che s’intravedono pochi motivi per rifugiarsi in esso. L’oro protegge storicamente dai rischi legati alla perdita del potere di acquisto della moneta, ma l’inflazione è bassa un pò in tutte le principali economie del pianeta e i recenti ribassi delle quotazioni del petrolio e delle altre materie prime lasciano prevedere un possibile nuovo calo dei prezzi su base tendenziale. Una dimostrazione delle basse aspettative d’inflazione la forniscono i bond governativi. I Treasuries hanno guadagnato dalla scorsa settimana a ieri mezzo punto percentuale in media, qualcosa di meglio hanno fatto i titoli di stato dell’Eurozona. D’altronde, se l’inflazione resta bassa, essi diventano più allettanti. E così, si scopre che per la scadenza quinquennale i Bund tedeschi segnalerebbero una crescita attesa dei prezzi dello 0,5% annuo medio, molto al di sotto del target di quasi il 2% della BCE. Simili sono i risultati per i BTp italiani. Quelli a cedola fissa con scadenza nel 2021 rendono al momento circa l’1,25%, quelli legati all’inflazione intorno al mezzo punto percentuale. Da qui si evince che entro i prossimi 6 anni il mercato si attende un’inflazione annua media intorno ai 3 quarti di punto percentuale. Le cose non si smuovono granché nemmeno per la scadenza del 2026, dove la differenza tra i due tipi di BTp suggerisce un’attesa d’inflazione non superiore all’1% annuo.   APPROFONDISCI – Petrolio e Treasuries segnalano un possibile ritorno all’inflazione zero o negativa  

Quotazioni petrolio e materie prime basse per eccesso offerta

E’ chiaro che se l’inflazione nei prossimi mesi dovesse accelerare e convergere più o meno velocemente all’obiettivo della BCE, il mercato si riposizionerebbe con altrettanta rapidità, vendendo i titoli dalle scadenze più lunghe, in particolare, provocando un’impennata dei relativi rendimenti.

Ma nemmeno gli analisti dell’Eurotower stimano che l’inflazione salirà bruscamente al target. Da qui al 2017 dovrebbe mantenersi al di sotto dell’obiettivo. I recenti cali, in parte inattesi, dei prezzi delle commodities indurrebbero a pensare che passerà ancora qualche anno, prima che l’inflazione si surriscaldi. Ad oggi, infatti, il rafforzamento del dollaro è stato inferiore al calo delle quotazioni delle materie prime, per cui al netto i paesi acquirenti netti hanno beneficiato di un calo dei costi, che si trasferisce sui prezzi finali. Peraltro, la politica dei tassi zero praticata dalle principali banche centrali ha sostenuto gli investimenti delle compagnie petrolifere e di quelle attive nelle estrazioni di beni minerari, creando un’offerta relativamente abbondante e destinata a rimanere tale anche nel medio termine. Ci sono tutti gli ingredienti per ritenere che la bassa inflazione ci accompagnerà ancora per alcuni mesi e con essa le basse quotazioni dell’oro e gli acquisti abbondanti di bond.   APPROFONDISCI – Petrolio, prezzi giù anche oggi. Nuovi dati spingono al pessimismo  

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