I rincari della benzina prima della Pasqua non si vedono ancora

Prezzi della benzina in aumento prima di Pasqua? Aldilà delle solite polemiche, i dati raccontano una storia diversa.

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Prezzi della benzina in aumento prima di Pasqua? Aldilà delle solite polemiche, i dati raccontano una storia diversa.

Mancano 5 giorni a Pasqua e come ogni anno sono immancabili le polemiche intorno alla stangata pre-festiva alle stazioni di servizio, ovvero proprio mentre gli automobilisti si mettono in marcia per le vacanze. Ma dal monitoraggio dei dati nazionali sui prezzi dei carburanti non sembra emergere quest’anno alcuna tendenza reale all’aumento di benzina, diesel, gpl e metano. Al litro, la prima costa mediamente 1,542 euro con la modalità self, stabile rispetto a 30 giorni prima. Lo stesso dicasi per il gasolio, che viene venduto a 1,392 euro e il metano a 0,982 euro. In calo dell’1,3% su base mensile a 0,628 euro, invece, il gpl. Intendiamoci, quella che consideriamo un aumento ingiusto a ridosso delle feste sarebbe del tutto legittimo e, peraltro, seguirebbe la legge della domanda e dell’offerta del mercato. Le stesse quotazioni petrolifere tendono a crescere nei mesi estivi, quelli della cosiddetta “driving season”.

Ad ogni modo, le variazioni dei prezzi alla pompa risentono certamente di quelle delle quotazioni del petrolio, nonché del cambio euro-dollaro, visto che il greggio si acquista nella divisa americana. Ebbene, nell’ultimo mese registriamo un aumento del Brent del 7,5%, mentre il cambio è sostanzialmente stabile. A rigore, dunque, avremmo dovuto assistere a un aumento dei prezzi del carburante nell’arco dell’ultimo mese, mentre si è verificata una loro ripida discesa fino all’inizio della scorsa settimana, seguita da una risalita a livelli, comunque, inferiori a quelli di quasi metà marzo. (Leggi anche: Ipotesi aumenti benzina, sigarette e IVA)

Legame prezzi benzina-quotazioni petrolio

Va detto, che la convinzione che i prezzi alla pompa debbano seguire quotidianamente le quotazioni internazionali del Brent è in sé errata. Il loro legame non è immediato, infatti, poiché il greggio compravenduto oggi sui mercati sarà consegnato solamente a maggio, per cui non dovrebbe intaccare la politica dei prezzi praticati dalle compagnie, se non nelle settimane successive.

Ad ogni modo, per toglierci il dubbio, esaminiamo l’andamento nell’arco dell’ultimo anno degli uni e delle altre, al fine di verificarne il legame nel medio-termine, tenendo conto del cambio euro-dollaro e dell’assenza di variazione delle accise e dell’IVA gravanti sul prezzo finale. Un anno fa, un litro di benzina verde costava mediamente in Italia 1,411 euro. Rispetto ad allora, quindi, abbiamo subito rincari del 9,3%, ovvero di 13 centesimi al litro. Nel frattempo, le quotazioni del petrolio sono cresciute del 30% e il cambio euro-dollaro ha perso il 7%. In poche parole, il costo per le compagnie è salito del 37% o 8,7 centesimi al litro, che diventano 10,6 centesimi, inclusivi di IVA. Otteniamo, quindi, che qualche compagnia avrebbe arrotondato abbondantemente in eccesso, ma nulla che possa farci gridare allo scandalo. Come dicevamo, il legame tra quotazioni del greggio e prezzi alla pompa nel medio termine resta forte. (Leggi anche: Truffa prezzi benzina distributori)

 

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