Referendum Si o No: i 4 scenari politico-economici di domani

Sono quattro i possibili scenari con il referendum costituzionale di oggi. Altrettante le reazioni dei mercati finanziari, anche se gli investitori dovrebbero più che altro guardare alle manovre politiche.

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Sono quattro i possibili scenari con il referendum costituzionale di oggi. Altrettante le reazioni dei mercati finanziari, anche se gli investitori dovrebbero più che altro guardare alle manovre politiche.

Si vota oggi fino alle ore 23 per il referendum costituzionale, un test non solo sulle riforme istituzionali del governo Renzi, ma sulla sua politica, in generale. I mercati sono da settimane in fibrillazione, temendo che una vittoria del “no” possa portare instabilità politica in Italia, o peggio, far arrivare al governo gli euro-scettici del Movimento 5 Stelle, mettendo a rischio la tenuta della UE e dell’euro, anche perché il voto italiano anticipa di alcuni mesi importanti elezioni in Olanda, Francia e Germania. Ovunque, in questi paesi, soffia forte il vento euro-scettico. (Leggi anche: Crisi euro per il referendum italiano?).

Aggiornamento ore 12:40 del 4 dicembre: per chi volesse rimanere informato su affluenza e scrutini in tempo reale rimandiamo alla pagina: Referendum 4 dicembre: aggiornamenti in diretta, dati affluenza e spoglio in tempo reale

Per chi invece fosse ancora incerto sul proprio voto suggeriamo lo speciale Referendum 4 dicembre: i motivi del “SI” e del “NO”.

Aldilà dell’animosità dei due fronti, analizziamo in estrema sintesi tutti i possibili scenari e le conseguenze previste dagli analisti per ciascuno di essi, avvertendo sin d’ora come queste non si siano rivelate esatte nelle due grandi occasioni precedenti, ovvero con la Brexit e la vittoria di Donald Trump:

Se vince il SI

Scenario 1 – Netta affermazione del SI: Dopo settimane di turbolenze, il mercato azionario italiano tornerebbe a rifiatare e i rendimenti dei BTp scenderebbero, avvicinandosi di più ai livelli spagnoli, rispetto ai quali risultano superiori tra i 40 e i 50 punti base sulla scadenza decennale. I titoli bancari, in particolare, reagirebbero molto bene e sarebbero più alla portata le diverse operazioni di ricapitalizzazione, tra cui quella di MPS;

Scenario 2 – Leggera affermazione del SI: I mercati prenderebbero atto del voto positivo per il governo Renzi e tornerebbero agli acquisti di titoli azionari e di stato. Le banche salirebbero in borsa, ma le ricapitalizzazioni varate sconterebbero il clima di non totale fiducia sulla tenuta del governo. Il salvataggio di mercato di MPS non sarebbe scontato; (Leggi anche: Crisi banche, salvataggio MPS e referendum intrecciati)

Se vince il NO

Scenario 3: – Lieve affermazione del NO: I mercati reagirebbero con vendite sul comparto azionario e ai danni dei BTp. Fuga dalle banche italiane, ritenute a rischio bail-in o nazionalizzazione, il successo delle ricapitalizzazioni e delle cessioni delle sofferenze sarebbe molto dubbio. La BCE interverrebbe con un aumento degli acquisti di BTp e al board dell’8 dicembre, qualora la tensione finanziaria restasse alta, voterebbe un cambio formale delle regole sul “quantitative easing”, aggirando la “capital key” e sostenendo i titoli dei paesi maggiormente indebitati, ovvero italiani, spagnoli e portoghesi, in particolare; (Leggi anche: Banche italiane e spread, mercati più rilassati)

Scenario 4: – Netta affermazione del NO: Possibili crolli a Piazza Affari, con vendite massicce di azioni, specie bancarie, e BTp. I rendimenti e gli spread s’impennerebbero e la BCE potrebbe intervenire verbalmente, segnalando di essere in grado di impedire un attacco finanziario contro l’Eurozona o uno dei suoi membri. L’8 dicembre, in occasione del board, oltre a potenziare il QE, il governatore Mario Draghi potrebbe rimuovere la “capital key”, in modo da poter maggiormente acquistare titoli italiani. I piani di ricapitalizzazione delle banche sarebbero rinviati quasi certamente. Per MPS sarebbe molto probabilmente nazionalizzazione e/o bail-in parziale.

La variabile politica

I vari scenari, tuttavia, devono fare i conti con la grande incognita politica, in grado di ribaltare i ragionamenti sin qui esposti. Una vittoria del “sì”, specie se netta, spingerebbe il premier Matteo Renzi a far sciogliere le Camere al presidente Sergio Mattarella, magari dopo avere modificato la legge elettorale, anche se l’Italicum uscirebbe formalmente rafforzato in un simile scenario e, quindi, difficilmente toccabile. L’euforia dei mercati si trasformerebbe presto in paura per la possibile vittoria del Movimento 5 Stelle alle elezioni anticipate. (Leggi anche: Referendum costituzionale, Renzi rischia la disfatta con la vittoria del “sì”)

Viceversa, nel caso di vittoria del “no”, la legge elettorale attuale sarebbe quasi certamente stracciata e al suo posto ne verrebbe scritta un’altra, in accordo con almeno parte del centro-destra, che ridurrebbe la portata maggioritaria del premio e priverebbe i grillini della vittoria, nel caso arrivassero primi alle elezioni. Non escluso, infine, un nuovo governo di larghe intese, che porti a termine la legislatura. Dal panico, gli investitori tornerebbero a guardare all’Italia con maggiore serenità.

 

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