Oro, previsioni prezzo divergenti: ecco cosa suggeriscono i numeri

Il prezzo dell'oro ha guadagnato il 25% quest'anno, ma sul valore futuro non ci sarebbero certezze. E dalla Germania arriva la proposta dell'euro-oro, temendosi una crisi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il prezzo dell'oro ha guadagnato il 25% quest'anno, ma sul valore futuro non ci sarebbero certezze. E dalla Germania arriva la proposta dell'euro-oro, temendosi una crisi.

Dall’inizio dell’anno, le quotazioni dell’oro sono cresciute di quasi il 25%, segnando il migliore trend degli ultimi 40 anni. Al momento, il prezzo del metallo viaggia sui 1.321 dollari l’oncia, ma aveva oltrepassato i 1.370 dollari agli inizi del luglio scorso. Quali sono, però, le previsioni per il futuro? L’investimento nell’oro può essere considerato ancora una forma di tutela dei propri risparmi e contro quali rischi.

Tra Brexit, rallentamento dell’economia mondiale, stimoli monetari senza precedenti, terrorismo e tensioni geo-politiche, ci sarebbero fin troppe ragioni per puntare sull’oro, ma l’analisi dei numeri è un po’ più complessa, se si considerano determinati trend di lungo periodo.

Rischio inflazione imminente?

Pochi giorni fa, la Federal Reserve di Atlanta ha pubblicato un report periodico, nel quale si evidenzia come il cosiddetto Sticky-Price CPI sarebbe ai massimi dall’aprile del 2009. Che cos’è e cosa significa? Si tratta di un indicatore sulla resistenza dei prezzi di beni e servizi poco volatili. Quando esso sale, implica che servirà un tempo maggiore per fare scendere i prezzi di questi beni, viceversa quando scende. Al momento, negli USA si attesterebbe poco oltre il 2,5% tendenziale, segnalando che per un nucleo di beni e servizi abbastanza stabili servirebbe abbastanza tempo per provocarne il rallentamento.

Perché tale indice sarebbe importante per l’oro? Perché le sue quotazioni tendono a salire con il suo aumento, in quanto gli investitori accelerano gli acquisti del metallo per difendersi da un’inflazione attesa più alta. Si tenga anche conto, però, che il CPI (Consumer Price Index) è oggi negli USA negativo sin dall’ottobre del 2014. Stando allo Sticky-Price CPI, quindi, dovremmo assistere a un rinvigorimento ulteriore dei prezzi dell’oro.

 

 

 

Valori immobiliari e oro

C’è un’analisi alternativa, ma ugualmente valida, che ci dice altro. E’ il Gold-to-Housing ratio, ovvero lo studio del rapporto tra il prezzo dell’oro e quello di una casa media negli USA. In pratica, ci segnala quante once di oro servono per acquistare una casa tipica di una famiglia media negli States. Perché un tale rapporto? Sia il metallo che gli immobili sono beni di investimento, utilizzati spesso quali alternative agli strumenti finanziari e per la tutela dei propri risparmi nell’arco di tempo medio-lungo.

Ebbene, oggi il Gold-to-Housing ratio sarebbe pari a 180, ossia servono 180 once di oro per acquistare mediamente una casa in America, considerando i prezzi di entrambi i beni al mese di agosto. La misura è sostanzialmente inferiore alla media dell’ultimo quarantennio, pari a 282. In altre parole, rispetto al trend storico, l’oro sarebbe oggi “sopravvalutato” del 57% rispetto agli immobili.

Prezzi case troppo bassi?

Analizzando l’andamento dal 1975 ad oggi, scopriamo che per il 25% del tempo, i prezzi delle case sono risultati superiori a quelli dell’oro tra il 200% e il 300% in più rispetto ai valori odierni. Per il 50% del tempo, invece, il rapporto si è attestato tra il 108% e il 189% del valore attuale, mentre solo per il restante 25% si sono riscontrati valori più bassi. Ergo: sulla base delle serie storiche, esiste il 75% di probabilità che nei prossimi mesi e anni il rapporto tra oro e immobili si innalzi, ovvero che: il prezzo dell’oro continui a crescere, ma meno di quanto faranno i valori immobiliari; che il prezzo dell’oro diminuisca di più di quello delle case; che il prezzo dell’oro scenderà, mentre quello delle case salirà.

Ora, esistono due scenari possibili per i mesi prossimi: 1) che vi sia una crisi o che l’inflazioni s’impenni, cosa che dovrebbe sostenere le quotazioni auree; 2) non vi sarà alcuna crisi e l’inflazione presso le economie avanzate rimarrà bassa, per cui il prezzo dell’oro dovrebbe perdere forza.

 

 

 

L’euro-oro

Per tre economisti tedeschi, di oro ci sarà bisogno molto presto, tanto da arrivare a proporre una moneta parallela, chiamato euro-oro. L’ex ceo di Deutsche Bank, Thomas Mayer, il capo-economista di Degussa, Thorstein Polleit, e il Professore di Economia Politica all’Università di Monaca, Ulrich van Suntum, quest’ultimo anche a capo degli euro-scettici nel Nordrhein-Westfalen, scissionisti dall’AfD, temono che quando si avvertirà una ripresa dell’inflazione nell’Eurozona, questa sarà difficilmente controllabile dalla BCE, il cui bilancio è passato dai 1.000 miliardi del 2007 agli oltre 3.000 miliardi attuali. E gli stessi ritengono che sia possibile anche uno scenario di rottura dell’Eurozona, cosa che spingerà alla necessità di tutelare il potere d’acquisto.

Ecco, quindi, che il trio propone come soluzione l’adozione di un’alternativa all’euro, ovvero l’euro-oro. In cosa consisterebbe? Verrebbe emessa una moneta, il cui valore al grammo sarebbe uguale a un grammo di oro, ma che a differenza del metallo sarebbe utilizzabile per i pagamenti. Va detto, però, che la maggioranza degli economisti non prevede il rischio di inflazione, ma semmai di deflazione (leggi anche: Rischio deflazione nell’Eurozona) o bassa inflazione per ancora un lungo periodo.

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Argomenti: Altre economie, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Oro, quantitative easing