Ripresa economica italiana, previsioni pil del governo sovrastimate di 3 volte

Le previsioni sul pil dell'Italia sono tutte e sempre molto sbagliate. In Europa, è imbarazzante il confronto con gli altri paesi. Ma come mai i governi sovrastimano troppo la nostra crescita economica?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le previsioni sul pil dell'Italia sono tutte e sempre molto sbagliate. In Europa, è imbarazzante il confronto con gli altri paesi. Ma come mai i governi sovrastimano troppo la nostra crescita economica?

L’Italia ha un problema con i numeri. Ce ne stiamo accorgendo anche in questi giorni di polemiche sulle previsioni contenute nel Documento di economia e finanza (Def) del governo, le quali non hanno ottenuto né il via libera dell’Ufficio parlamentare di bilancio, né l’approvazione della Banca d’Italia, che ha definito “ottimistica” la stima di un +1% per il pil nel 2017. Le cifre non convincono nemmeno sul fronte del rapporto deficit/pil, atteso per l’anno prossimo al 2% dal governo, mentre gli analisti indipendenti e internazionali si attendono qualcosa in più. Il Fondo Monetario Internazionale, ad esempio, prevede una crescita economica dello 0,9%, ma con un deficit al 2,2% del pil.

Eppure, non è un problema con la matematica solo del governo Renzi. Negli ultimi 5 anni, tutte le previsioni di aprile e persino quelle più accurate di ottobre con il Def sono andate letteralmente disattese in Italia, anzi si è registrato sempre un ampio margine di differenza tra stime e realtà. (Leggi anche: Ripresa economica e deficit, i numeri di Padoan non convincono nemmeno la UE)

Previsioni pil Italia, numeri mai esatti

Tra il 2011 e il 2015, i vari governi succedutisi hanno previsto una crescita cumulata per il periodo 2012-2016 del 5,8%, ma nella realtà si è ottenuta una crescita negativa del 2,9%. Il divario tra stime e cifre a consuntivo è stato di ben l’8,7%. A titolo di confronto, in Germania la crescita nello stesso periodo di tempo è stata sovrastimata per un complessivo 2,7%, in Francia del 4,3% e in Spagna del 4,8%. Ma l’economia spagnola ha battuto le stime del governo in due degli ultimi tre anni.

Dicevamo, che le stime dei governi italiani per l’anno successivo appaiono del tutto campate in aria ad aprile, mentre diventano un po’ più accurate in autunno. E, tuttavia, queste ultime sono risultate ugualmente superiori ai dati reali nel suddetto periodo del 6,5%, più di quanto non abbiano sbagliato Germania, Francia e Spagna ad aprile. (Leggi anche: Pil Italia, stime crescita)

 

 

 

Il governo Monti la sparò pure molto grossa

Emerge, quindi, che le stime autunnali risultino più accurate di quelle primaverili in Italia del 2,2% complessivo, ovvero dello 0,45% all’anno. Lo scostamento medio a posteriori, rispetto ai dati di aprile, è stato nell’ultimo quinquennio dell’1,74%, dell’1,3% rispetto ai dati di ottobre.

Caso clamoroso quello del governo Monti nel 2012, che pure era costituito da “tecnici” e guidato da un Prof bocconiano: per il 2013 aveva stimato una crescita dello 0,5%, mentre il pil italiano è diminuito dell’1,7%. E andando indietro negli anni, non meno peggio ha fatto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ai suoi esordi al governo stimava la crescita al ritmo del 3% all’anno, quando l’Italia era di fatto in stagnazione.

Sovrastimare il pil consente di spendere di più

Se chiedeste a ciascuno dei responsabili di queste stime la ragione dei loro grossolani errori, vi risponderebbero con mille scusanti, tutte formalmente possibili, come la mancata prevedibilità dell’impatto dell’11 settembre sull’economia mondiale e, poi, della crisi finanziaria del 2008-’09, così come della quasi implosione dell’Eurozona negli anni seguenti.

La verità è che sovrastimare il pil aiuta i governi a guadagnare tempo prezioso, perché lascia supporre un andamento migliore dei conti pubblici, consentendo loro di spendere oltre quanto sarebbe altrimenti possibile, salvo magari intervenire in corso d’esercizio con manovre di aggiustamento o richiedere alla UE maggiore flessibilità fiscale per non trasgredire formalmente gli obiettivi concordati. (Leggi anche: Debito pubblico in calo dal 2017 per Padoan)

 

 

 

Cresceremo di pochi decimali nel 2017?

Purtroppo per noi, questa strategia equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto e ad assistere passivamente alla crescita senza sosta del nostro debito pubblico, ormai oltre i 2.250 miliardi di euro e al 133% del pil. Se il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, avesse anche quest’anno sbagliato in linea con il lustro precedente, a fronte di una crescita stimata all’1%, dovremmo attenderci un aumento del pil non superiore al mezzo punto percentuale. Ci sarà tempo ad aprile per sgonfiare il dato di ottobre e di gonfiare quello per l’anno successivo ancora, all’insegna del “anche quest’anno, la crescita arriverà l’anno prossimo”. (Leggi anche: Renzi e Padoan sparano previsioni e giocano d’azzardo)

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia, Governo Renzi