Previsioni nere sull’economia italiana. Condannati a fare i compiti per sempre?

La Commissione Europea rivede in negativo le stime del pil sul 2013 e mantiene inalterata la previsione sul 2014. Olli Rehn avverte: la disoccupazione sarà in crescita fino al 2014 e la ripresa del mercato del lavoro ci sarà solo a partire dal 2015

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La Commissione Europea rivede in negativo le stime del pil sul 2013 e mantiene inalterata la previsione sul 2014. Olli Rehn avverte: la disoccupazione sarà in crescita fino al 2014 e la ripresa del mercato del lavoro ci sarà solo a partire dal 2015

La Commissione europea ha tagliato le previsioni sul pil dell’Italia per l’anno in corso, portandole dal precedente -1,3% indicato a maggio al -1,8%. Invariata la previsione per il 2014, quando il pil dovrebbe tornare a crescere dello 0,7%. Si tratta di dati in linea con quelli indicati ieri dall’Istat, ma peggiorativi rispetto alle stime del governo Letta, secondo cui il pil calerà dell’1,7% nel 2013 e crescerà dell’1,1% l’anno prossimo. Già ieri, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, commentando le stime Istat, aveva dichiarato: “l’importante è che nel 2014 si torni a crescere”.

 

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Male anche il quadro sull’occupazione. I senza lavoro dovrebbero crescere al tasso record del 12,4% per Bruxelles nel 2014 dal 12,2% di quest’anno, per stabilizzarsi al 12,1% nel 2015. A maggio, la stessa Commissione aveva stimato un picco del 12,2% per l’anno prossimo dall’11,8% dell’anno in corso.

Peggiori anche le cifre sul deficit, previsto al 3% per quest’anno, dal 2,9% stimato a maggio, e al 2,7% nel 2014, dal 2,5% precedente. Il debito dovrebbe crescere al 133% del pil nel 2013, al 134% nel 2014, per scendere lievemente al 133,1% nel 2015. Nelle precedenti stime, i rapporti erano stati previsti al 131,4% per quest’anno e al 132,2% nel 2014.

La ripresa, tuttavia, dovrebbe arrivare nel quarto trimestre di quest’anno, mentre in Spagna si è già registrata una lievissima ripresa nel terzo trimestre.

 

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Per il commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, ciò sarebbe dovuto al miglioramento del clima di fiducia delle imprese italiane, iniziato in estate, specie grazie all’andamento più positivo degli ordinativi esteri. Il rinvio della crescita alla fine dell’anno, invece, sarebbe conseguenza del rafforzamento dell’euro, che impatta negativamente sull’export.

Ma Rehn ha avvertito che è ancora troppo presto per cantare vittoria, perché tra debito e disoccupazione in crescita e deficit inchiodato al margine massimo consentito dall’Europa, l’Italia avrebbe ancora molta strada da compiere, specie sulle riforme. Lo stesso commissario ha sottolineato come vi sia stato un rallentamento nell’adozione delle misure di risanamento, dopo il buon 2012. Una valutazione più approfondita sui conti pubblici italiani, ha aggiunto, si avrà la prossima settimana, quando saranno presentate le raccomandazioni sulle leggi di bilancio. Ad oggi, le stime si basano sulle misure già adottate e su quelle ancora da attuare quest’anno, oltre che sulle imposte da incassare.

Ma per il governo Letta, le cifre pubblicate dalla Commissione rappresentano il secondo brutto colpo in due giorni. Non solo appaiono “ottimistiche” le stime dell’esecutivo sul pil, ma su queste si è basata anche la manovra di bilancio per il 2014, con il rischio che ancora una volta i conti debbano essere rivisti, sebbene da un’analisi superficiale sembrerebbe che gli eventuali scostamenti del deficit dovrebbero farci rientrare sempre nella soglia del 3%.

 

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Più scorante la situazione dell’occupazione, perché decimale in più o in meno, anche la Commissione certifica che il tasso di disoccupazione resterà a livelli record per anni. 

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