Previsioni choc sul pil italiano: con questi numeri drammatici, qua salta tutto!

Italia chiusa per Coronavirus. E l'economia sta collassando, con previsioni molto drammatiche sui livelli del pil di quest'anno. Il debito pubblico si avvia ad esplodere e i mercati già segnalano panico.

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Italia chiusa per Coronavirus. E l'economia sta collassando, con previsioni molto drammatiche sui livelli del pil di quest'anno. Il debito pubblico si avvia ad esplodere e i mercati già segnalano panico.

Che la situazione sanitaria in Italia sia diventata particolarmente grave, mentre si attende che (auspicabilmente) il picco del Coronavirus sia raggiunto quanto prima, lo sappiamo sulla nostra pelle, essendo 60 milioni di cittadini barricati in casa da oltre una settimana. E sappiamo anche che la crisi economica che il nostro Paese sta accusando sia altrettanto seria, ma le previsioni aggiornate di Mazziero Research sono a dir poco scioccanti e da considerarsi nemmeno catastrofistiche, contemplando un rimbalzo del pil nel secondo trimestre, sostanzialmente prefigurando un cessato allarme già dopo la fine del mese corrente, ipotesi non scontata.

Pil Italia, la crisi paurosa emerge dalle stime di Mazziero

Stando alle stime, il pil nel primo trimestre collasserebbe del 12/14% su base annuale, riprendendosi del 2-3% nel secondo trimestre e chiudendo l’intero 2020 a -8/-10%. Numeri raggelanti, che danno bene l’idea del clima depressivo a cui stiamo andando incontro. Li abbiamo utilizzati per cercare di capire l’andamento di debito pubblico e deficit, così come avevamo fatto con le precedenti stime di Mazziero, quelle che non contemplavano ancora nemmeno la chiusura di Lombardia e delle 14 province maggiormente colpite dal Coronavirus e in base alle quali il pil nell’intero anno in corso sarebbe diminuito del 2,5-3%.

Partiamo dal deficit. Il governo Conte aveva fissato il target al 2,4% per quest’anno, prevedendo evidentemente un disavanzo fiscale di oltre una quarantina di miliardi di euro, in area 43 miliardi per l’esattezza. A ciò dobbiamo aggiungere il pacchetto di misure da 25 miliardi fissato dallo stesso esecutivo per fronteggiare l’emergenza economica e sanitaria. Inoltre, un collasso del pil del 9% (la media tra -8% e -10%, indicata da Mazziero Research) implicherebbe minori entrate per circa 65 miliardi rispetto al 2019, considerando una pressione fiscale superiore al 42% del pil.

Boom di deficit e debito pubblico

In definitiva, il disavanzo complessivo supererebbe i 130 miliardi, che rapportati al più basso pil di quest’anno (ipotesi di inflazione zero, persino ottimistica), farebbe l’8% del pil. Altro che 3% massimo consentito dalla Commissione europea fino a pochi giorni fa. I numeri diverrebbero ancora più impressionanti per il debito pubblico. Ai 2.409 miliardi di stock accumulato al 31 dicembre 2019 si aggiungerebbe il suddetto disavanzo da 130 miliardi. Immaginando ottimisticamente che la BCE riesca a tenere invariati i rendimenti medi ponderati dei nostri BTp, ovvero che la spesa per interessi sul debito rimanga uguale, anche ricorrendo eventualmente all’accorciamento delle scadenze per le nuove emissioni, il livello di indebitamento a fine anno esploderebbe a 2.540 miliardi, pari a circa il 157% del pil.

I mercati avranno iniziato a scontare uno scenario pessimistico, se è vero che i rendimenti dei BTp si sono impennati lungo l’intera curva delle scadenze, pur rimanendo bassi in valore assoluto, ma per effetto solamente del sostegno offerto dalla BCE ai bond di tutta l’Eurozona con il massiccio piano di acquisti già riesumato sin dal novembre scorso e potenziato dopo il board di questo mese. Non crediamo, però, che questo numeri siano compatibili con un rendimento decennale del 2% e che la BCE, gaffe o non gaffe di Christine Lagarde, possa imbarcarsi quotidianamente in acquisti mirati di titoli italiani per reprimerne i rendimenti e tenerli artificiosamente bassi.

Tassi zero a lungo o austerità fiscale, debito pubblico italiano appeso alla BCE

Se davvero le previsioni di Mazziero Research trovassero conferma nella realtà, saremmo dinnanzi a uno scenario bellico, perché livelli di caduta della produzione in misura così ingente sono generalmente legati a situazioni di guerra, come quando nella prima metà degli anni Quaranta la produzione industriale italiana crollò per l’occupazione subita delle truppe naziste da ampie aree del territorio nazionale, rimbalzando successivamente con la ripresa delle attività economiche a pieno regime.

I tempi della ripresa

Ecco, la vera domanda diventa un’altra: quale che sarà l’intensità della recessione, in quanto tempo saremmo capaci di riprenderci, tenuto conto che ancora oggi il nostro pil reale giace a oltre 4 punti percentuali sotto i livelli del 2007, cioè di ben 13 anni fa, caso più unico che raro tra le grandi economie mondiali? Il collasso della produzione porterà con ogni probabilità alla chiusura di molte imprese, impossibilitate a sopravvivere finanziariamente per mesi senza fatturato e con costi fissi da fronteggiare. Quelle che rimarranno in vita rischiano di dover iniziare daccapo, perché i fornitori da una parte e i clienti dall’altra non aspettano che le loro criticità vengano risolte e potrebbero essersi già rivolti rispettivamente ad altri mercati di sbocco e ad altri fornitori.

L’economia italiana è già in ginocchio e stavolta rischiamo sul serio di uscire dall’euro

Per essere chiari, dovremo mettere in conto una perdita definitiva di almeno parte del fatturato industriale andato “bruciato” in queste settimane di chiusura forzata delle attività, specie se l’emergenza sanitaria dovesse prolungarsi. E la conseguente perdita di posti di lavoro farà il resto, privando il mercato domestico della domanda aggregata sufficiente per tenersi a galla. Non è un caso che dal 2014, la ripresa economica, per quanto frustrantemente lenta, abbia coinciso con quella delle esportazioni, mentre i consumi e gli investimenti interni sono rimasti poco dinamici. Il dramma di questa quarta recessione in poco più di un decennio è che interviene su un’economia già debolissima e, peraltro, il calo era arrivato ben prima che conoscessimo anche solo il nome di questo maledetto Coronavirus.

Tra il 2014 e il 2016, l’Italia è cresciuta mediamente a un ritmo dello 0,8% all’anno. Se questo fosse anche il ritmo post-recessivo, servirebbe un decennio solo per recuperare la ricchezza perduta nel corso del 2020 e altri 5 anni per tornare ai livelli del 2007. In altre parole, salvo imprevisti, l’economia italiana sarebbe destinata ad archiviare gli effetti della prima crisi finanziaria del 2008-’09 nel 2035, avendo nel frattempo mandato alle ortiche un trentennio, che si sommerebbe al quindicennio precedente al 2007, caratterizzato già da bassa crescita.

Fate voi il conto di quante generazioni rischiamo di avere rovinato.

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