Prestito forzoso e swap debito-patrimonio per uscire dalla crisi

La cura anti-crisi dell'economista francese che piace a Beppe Grillo e del presidente di Assicurazioni Generali: un prestito forzoso per italianizzare il debito pubblico e ridurre il rischio di default dell'Italia.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
La cura anti-crisi dell'economista francese che piace a Beppe Grillo e del presidente di Assicurazioni Generali: un prestito forzoso per italianizzare il debito pubblico e ridurre il rischio di default dell'Italia.

«L’Italia è un caso esemplare: fondamentalmente solvibile, dotata di un patrimonio netto privato e pubblico (pro capite) tra i più alti al mondo, i mercati la trattano come se fosse divenuta insolvente, nonostante l’alto tasso di risparmio e un deficit contenuto. Occorre alleggerire la pressione sui titoli di Stato per dare sufficiente spazio e tempo al programma di riforme per la crescita. Come? Chiedendo agli italiani più abbienti un prestito forzoso decennale». È questo il percorso anti-crisi tracciato da Jean-Paul Fitoussi, professore di economia presso l’Institut des Études Politique di Parigi, e Gabriele Galateri di Genola, presidente di Assicurazioni Generali e Telecom Italia, in un articolo  pubblicato su Il Corriere della Sera il 7 settembre 2011.  

IL PRESTITO FORZOSO DECENNALE DI FITOUSSI-GALATERI DI GENOLA

Secondo gli autori, si tratterebbe di introdurre una misura già utilizzata con successo in Francia dal governo Mauroy nei primi anni Ottanta, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale e in Italia, nel 1926, quando l’allora governo fascista convertì 15 miliardi di debito pubblico in titoli trentennali. La proposta prevede l’obbligo per i contribuenti di investire l’8% del proprio patrimonio in una serie speciale di Titoli di Stato a basso tasso d’interesse e con scadenza decennale. A sottoscrivere le emissioni – stimate in 30 miliardi all’anno – sarebbero i cittadini più abbienti, ossia quel 10% della popolazione che, secondo il Credit Suisse Global Wealth Databook 2011, detiene il 40% della ricchezza finanziaria del Paese. Una tale misura avrebbe il vantaggio di consentire un parziale ribilanciamento del possesso del debito pubblico italiano a favore degli investitori nazionali, contribuendo anche a ridurre significativamente il rischio di default sul debito pubblico. Se ben calibrato verso i contribuenti più abbienti, il prestito forzoso potrebbe non avere un effetto restrittivo sulla domanda, né incidere negativamente sulla crescita.   Fitoussi - Galateri - grafico  

UNO SWAP DEBITO-PATRIMONIO PER RENDERE PIU’ EQUO IL PRESTITO FORZOSO

Per rendere la proposta Fitoussi-Galateri di Genola più equa, Mario Damiani – docente di diritto tributario presso l’Università LUM J. Monnet di Bari – suggerisce uno swap debito-patrimonio alla scadenza dei titoli, convertendo i bond decennali in quote di un fondo di investimento costituito da beni azionari e immobiliari pubblici.  

Dello stesso autore e sullo stesso argomento potrebbero anche interessarti:

Ridurre il debito pubblico con un investimento forzoso in un Fondo Patrimoniale La proposta “Tagliadebito”: prestiti e investimenti forzosi per salvare l’Italia

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Debito pubblico italiano