Prestiti delle banche italiane a rischio se la BCE taglia i tassi overnight con franchigia

Il taglio dei tassi "overnight" da parte della BCE rischia di tradursi in un boomerang per le economie del Sud Europa, se fosse accompagnato dall'introduzione di una franchigia. Ecco perché Francoforte resta indecisa sugli stimoli monetari da varare.

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Il taglio dei tassi

La BCE ha comunicato ufficialmente al termine dell’ultimo board a luglio di valutare l’ipotesi di abbassare ulteriormente i tassi sui depositi “overnight” delle banche nell’Eurozona, accompagnando la misura eventualmente con l’introduzione di un sistema a franchigia (“tiered”). Ad oggi, l’interesse imposto sulle riserve di liquidità in eccesso e parcheggiate presso Francoforte resta fissato al -0,4%, per cui le banche si ritrovano a pagare la BCE per depositarvi denaro, un costo che grava sostanzialmente sugli istituti di credito del Nord Europa, tra cui essenzialmente Germania e Francia, in quanto titolari di circa l’80% dei 1.800 miliardi di liquidità eccedente i minimi regolamentari nell’area.

A conti fatti, ogni anno le banche versano alla BCE un balzello di circa 7 miliardi di euro e il costo salirebbe di altri circa 1,8 miliardi nel caso in cui i tassi overnight fossero tagliati di un altro 0,10% al -0,50%. Per evitare di colpire ulteriormente i margini delle banche e al contempo per garantire all’economia dell’area maggiori stimoli, si sta valutando di imitare il modello svizzero, caratterizzato da un’alta franchigia, al di sotto della quale le banche non pagano alcunché sui depositi in eccesso. Tuttavia, nel caso dell’Eurozona si rischia il classico effetto boomerang, ovvero di far fluire il denaro laddove non serve e di aggravare la situazione economica negli stati più deboli.

Perché le banche europee non festeggiano gli eterni tassi bassi BCE

Nord contro sud sui tassi overnight

Se fosse introdotta una franchigia per non aumentare i costi a carico delle banche molto liquide, a beneficiarne sarebbero gli istituti del Nord Europa per quanto detto. Essi pagherebbero da un lato un tasso più alto per parcheggiare denaro presso la BCE, dall’altro questo graverebbe su una base imponibile più bassa, per cui il risultato per molti sarebbe verosimilmente positivo, per altri negativo (e attenuato dalla franchigia), per altri ancora sostanzialmente nullo. E al sud? Poiché qui le banche posseggono scarsa liquidità eccedente i coefficienti di riserva obbligatoria, molte si ritroverebbero a pagare meno di quanto non facciano oggi.

Infatti, mentre sinora sono costrette a versare alla BCE lo 0,4% di anche su un euro di depositi in eccesso, con l’eventuale franchigia sfuggirebbero a tale costo.

In teoria, questa situazione farebbe loro del bene. E, però, rischia di rivelarsi controproducente per le economie del Mediterraneo, in quanto le banche nel Sud Europa troverebbero più conveniente di oggi parcheggiare un po’ di denaro presso la BCE, non dovendo più sostenerne il costo, anzi liberandosi dall’assillo di sfuggirvi e di prestare denaro a famiglie e imprese, assumendosi un rischio di credito relativamente elevato. Ma questo implicherebbe un calo dei prestiti bancari in stati come Italia e Spagna e un aumento in altri come Germania e Francia. In sostanza, si assisterebbe a una paradossale stretta del credito al sud, nonostante la BCE punti esattamente all’opposto, ovvero a sostenere i prestiti con liquidità a pioggia garantita tramite le nuove aste T-Ltro e l’imposizione di tassi sempre più negativi. Un’ennesima conferma di quanto l’eterogeneità finanziaria dell’Eurozona renda complicata l’adozione di un’unica politica monetaria nell’area.

Per questo, al prossimo board si dovrà scegliere tra gli interessi delle banche del nord e quelli delle economie del sud. Ed è inutile dire che al momento non appaiano conciliabili e che qualsiasi soluzione trovata risulterà frutto di un compromesso che alla fine non accontenterebbe nessuna delle due parti, rischiandosi una accentuata disinflazione al sud e un certo surriscaldamento dei prezzi al nord. E se è vero che per l’istituto conta la media, non è destabilizzando i prezzi ovunque in direzioni opposte che potrà vantare di centrare l’obiettivo.

Il taglio dei tassi BCE verrà presto e sarà inutile per rianimare inflazione ed economia 

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