Pressione fiscale in Italia cresciuta di quasi il triplo dal 2005 rispetto all’Europa

La pressione fiscale in Italia è salita dal 2005 tre volte tanto che nel resto d'Europa. E siamo tra i paesi con il livello di tasse più alto della media UE.

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La pressione fiscale in Italia è salita dal 2005 tre volte tanto che nel resto d'Europa. E siamo tra i paesi con il livello di tasse più alto della media UE.

C’è una piccola buona notizia per i contribuenti europei: la pressione fiscale nel 2015 è rimasta stabile al 40% del pil nella UE e per i paesi dell’Eurozona è persino diminuita dello 0,1% al 41,4%. E’ la prima volta dal 2010, che l’Eurostat non registra una crescita in alcuna delle due aree. Tuttavia, le differenze restano elevate tra stato e stato. Nell’intera UE-28, sono sette i paesi con una pressione fiscale superiore alla media.

Parliamo di Francia (47,9%), Danimarca (47,6%), Belgio (47,5%), Austria (44,4%), Svezia (44,2%), Finlandia (44,1%) e Italia (43,5%). I paesi con il livello di tassazione più basso, invece, sono Irlanda (24,4%), Romania (28%) e Bulgaria (29%).

Su base annua, l’Irlanda è stato anche il paese ad avere registrato il calo più marcato della pressione fiscale (-5,5%), complice il boom del pil, salito di oltre il 26%. Seguono la Danimarca (-2,7%) e il Belgio (-0,5%). Gli incrementi maggiori sono avvenuti, invece, in Lituania (+1,5%), Estonia (+1,3%) e Slovacchia (+1,1%). In Italia si è registrata una lievissima crescita. (Leggi anche: Crescono economia sommersa e pressione fiscale)

Pressione fiscale esplosa dal 2005 in Italia

Quando il confronto, però, si ha con il 2005, scopriamo che la pressione fiscale è aumentata sia nella UE che nell’Eurozona, ma la stangata è stata di quasi tre volte più dura per i contribuenti italiani. Si è passati dal 38,7% al 40% nella prima, dal 39,5% al 41,4% nella seconda e dal 39,2% al 43,5% nel nostro paese. A fronte, quindi, di un +1,3% europeo e di un +1,9% nell’Area Euro, in Italia si è registrata un’impennata del 4,3%.

A titolo di confronto, la pressione fiscale tedesca è aumentata dell’1,5% al 40%, in Francia del 3,4%, mentre in Spagna è persino diminuita dell’1,3% al 34,6%. Ci stupiamo, quindi, del perché il pil cresca più velocemente in Germania, 4 volte in più che da noi e ristagni anche in Francia, seppur facendo meglio dell’Italia? (Leggi anche: No IMU Day? Sì, con più tasse)

 

 

 

Il confronto con l’Europa

Infine, analizzando la composizione della pressione fiscale, scopriamo che per il 15,3% del pil incassiamo entrate dalle imposte sulla produzione e sulle importazioni, di cui il 6,2% relativo all’IVA; le imposte sui redditi e patrimoniali ammontano al 14,8% del pil, di cui il 12,2% relativo all’IRPEF; infine, i contributi previdenziali erogano allo stato entrate per il 13,3% del pil.

Facendo un confronto con la UE, si ha che le imposte sulla produzione e le importazioni risultano da noi dell’1,7% del pil più alte; quanto alle imposte sui redditi e patrimoniali, registriamo ancora un livello dell’1,8% più alto, mentre come italiani versiamo nelle casse statali lo 0,1% in più del pil per i contributi previdenziali. Rispetto alla media dell’Eurozona, paghiamo rispettivamente il +2%, +2,5% e il -2% di pil per le tre categorie fiscali.

Infine, la Germania incassa dalle imposte sulla produzione e le importazioni l’11% del pil, da quelle sui redditi e patrimoniali il 12,3% e dai contributi previdenziali il 16,5%. E’ la conferma di come l’Italia non abbia una carenza di entrate in nessuna tipologia, bensì mostrerebbe semmai un’elevata spesa pubblica, specie sul fronte della previdenza. (Leggi anche: Spesa pensioni ancora in crescita)

 

 

 

 

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