Presidenziali USA 2016, ecco chi scende e chi sale nei due schieramenti

Alle elezioni primarie negli USA è aria di rinnovamento sia tra i democratici che tra i repubblicani. Vediamo chi scende e chi sale nei sondaggi.

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Alle elezioni primarie negli USA è aria di rinnovamento sia tra i democratici che tra i repubblicani. Vediamo chi scende e chi sale nei sondaggi.

Le primarie per scegliere il candidato per le elezioni presidenziali negli USA, che si terranno nel novembre del 2016, non sono ancora iniziate nei due principali partiti americani, ma c’è già aria di rivoluzione sia tra i repubblicani che tra i democratici. Quelli che alla vigilia sembravano essere i favoriti, stando all’andamento dei sondaggi nelle ultime settimane, appaiono in grosso affanno. E così, l’ultima rilevazione di Orc per la Cnn registra un tonfo di consensi per Hillary Clinton, moglie dell’ex presidente Bill ed ex segretario di Stato nella prima amministrazione Obama (2009-2013). Tra i democratici raccoglierebbe il 37% contro il 27% del senatore “socialista” del Vermont, Bernie Sanders, ma cresce prepotentemente anche la popolarità del vice-presidente in carica, Joe Biden, accreditato di un ottimo 20%, a pochi giorni dalla sua discesa in campo.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/attualita/chi-e-bernie-sanders-il-rivale-a-sinistra-di-hillary-clinton-elezioni-usa-2016/   Ciò che è peggio per la ex First Lady è che sarebbe svanito il suo vantaggio contro i maggiori candidati del Partito Repubblicano in un’ipotetica sfida per la Casa Bianca. Ad oggi, la Clinton aveva potuto beneficiare proprio di quell’aura di candidato forte da schierare contro la destra. Ma le cose non sono meno sorprendenti a destra, dove l’attenzione mediatica è concentrata tutta sulla figura di Donald Trump, il magnate con un patrimonio stimato vicino ai 10 miliardi di dollari, che con le sue bordate anti-immigrati e il suo linguaggio grezzo, ma semplice, contro Washington è in testa nei sondaggi. In questi giorni è passato in sordina il pur apprezzabile piano di taglio delle tasse, presentato da Jeb Bush, che prevede di portare l’aliquota più alta sui redditi da lavoro dal 39,6% al 28%, finanziando in parte le misure con una riduzione delle detrazioni fiscali, specie quelle “lobbistiche”.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/attualita/primarie-repubblicani-usa-donald-trump-distrugge-gli-altri-candidati-al-primo-round/   I repubblicani schierati per la corsa delle primarie sono ben 17, anche se l’attenzione si concentra su 4-5 di loro. La vera novità è che la figura del terzo membro della famiglia Bush aspirante alla Casa Bianca non riesce ancora ad emergere, oscurata dalla prepotente campagna di Trump, ma anche dalle proposte e dal linguaggio più forti degli altri candidati. La base democratica e quella repubblicana sembrano, dunque, preferire soluzioni di rinnovamento, anziché affidarsi alle vecchie dinastie politiche, che hanno quasi monopolizzato Washington negli ultimi decenni. Si allontana la prospettiva di una sfida Clinton contro Bush. Per i media dell’intero pianeta sarebbe una benedizione quasi senza eguali un’eventuale scontro Trump-Sanders, oggi meno irrealistico di qualche settimana fa.   APPROFONDISCI – https://www.

investireoggi.it/economia/economia-usa-jeb-bush-punta-al-4-di-crescita-ma-marc-faber-stronca-i-candidati/  

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