Presidenza Rai, perché Salvini deve difendere Foa dal colpo di coda di Berlusconi

Marcello Foa è stato bocciato dalla Commissione di Vigilanza come presidente della Rai. Il governo per ora non molla sul suo nome e Matteo Salvini sarebbe bene che lo blindasse contro le incursioni di Silvio Berlusconi, alleato ambiguo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Marcello Foa è stato bocciato dalla Commissione di Vigilanza come presidente della Rai. Il governo per ora non molla sul suo nome e Matteo Salvini sarebbe bene che lo blindasse contro le incursioni di Silvio Berlusconi, alleato ambiguo.

Con 22 voti a favore sui 23 presenti e su 40 membri in totale, il nome di Marcello Foa come presidente della Rai, già approvato dal consiglio di amministrazione, non è passato in Commissione di Vigilanza. Forza Italia, PD e LeU hanno disertato il voto, mentre hanno espresso il loro favore Lega, Movimento 5 Stelle (un astenuto) e Fratelli d’Italia. Il presidente Alberto Barachini, in quota Forza Italia, è rimasto in aula e avrebbe votato scheda bianca. Vani i tentativi del leader leghista e vice-premier Matteo Salvini di ottenere il placet dell’ex premier e alleato Silvio Berlusconi, reduce da un breve ricovero in ospedale. I colloqui al telefono tra i due sarebbero stati abbastanza sereni, pacati, ma il risultato non c’è stato. Gli azzurri sono rimasti fermi sulle posizioni del capo: il metodo non li convince, perché le opposizioni non sono state coinvolte nella individuazione del nome del presidente Rai. Il governo tirerebbe dritto e per ora non avrebbe intenzione di cambiare nome.

Il suicidio di Berlusconi sulle nomine Rai, l’abbraccio mortale tra Forza Italia e PD

In gioco non c’è tanto la guida della TV pubblica, anche perché bisogna avere l’onestà di dire che il presidente in sé vale poco e niente. Specie con la riforma del 2015 voluta dal governo Renzi, i veri poteri in Viale Mazzini sono concentrati nelle mani del direttore generale, individuato in Fabrizio Salini (in quota M5S), ex direttore di La 7, il quale nominerà nei prossimi giorni i direttori delle testate giornalistiche, boccone ghiotto per i partiti. La vera posta in gioco sarebbe un’altra: il centro-destra. Berlusconi non si rassegna alla sua condizione di irrilevanza numerica e politica e cerca di sfruttare occasioni come queste per costringere gli alleati a trattare con lui come se fosse indispensabile per i destini della Nazione.

L’insaziabile appetito di Berlusconi

Ora, se è vero che la legge stessa prevede l’elezione del presidente Rai con i due terzi dei voti, implicando il coinvolgimento delle opposizioni o almeno di parte di esse nella scelta (condivisa) del nome, è pur vero che non bisogna nascondersi dietro a un dito. Monica Maggioni fu eletta alla presidenza nel 2015 grazie al solo asse tra Forza Italia (ma Augusto Minzolini avrebbe votato contro) e PD. L’M5S allora si astenne, la Lega votò contro con Fratelli d’Italia. Nessuno s’indignò per il metodo, mentre oggi sembra quasi che la Rai sia stata sempre esente dalle pratiche spartitorie dei governi di turno. E appare ancora più incredibile che a lamentare questioni formali sia la stessa Forza Italia, che pochi giorni fa ha ottenuto la presidenza della Vigilanza, che pure spetta alle opposizioni, ma con un nome a dir poco “imbarazzante” per le logiche aziendalistiche: Barachini è dipendente in aspettativa di Mediaset. In altre parole, sarà il cane di guardia di Berlusconi per le reti concorrenti. Pretendiamo forse che svolga il suo lavoro con imparzialità e spirito di indipendenza? Certo, anche in questo caso bisogna ammettere che da che mondo è mondo, il presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai conta meno di zero, sbraita solo a comando e sempre in favore del partito di appartenenza.

Non dimentichiamoci che Berlusconi, pur essendo uscito sconfitto dalle urne di marzo, ha incassato la presidenza del Senato, per cui il suo avallo al governo giallo-verde non è avvenuto gratis. E ora che la Lega viaggia intorno al 30% nei sondaggi, che chieda a Salvini di far cadere l’esecutivo ad appena due mesi di distanza dalla sua nascita, oltre ad essere ridicolo segnala la malafede. L’ex premier vorrebbe che la Lega sabotasse Giuseppe Conte per consentirgli di manovrare un nuovo governo con il sostegno di tutto il centro-destra e di parte del PD. Torniamo al desiderio di sempre e mai nascosto di Berlusconi: la riedizione del patto del Nazareno con Matteo Renzi, ma in assenza di numeri sufficienti, pretenderebbe che a fornirglieli fossero gli alleati. E alla base di tale progetto non vi è alcuna convinzione programmatica, quanto la difesa dell’esistente e, soprattutto, degli interessi aziendali, che percepisce minacciati da un governo non etero-diretto da Palazzo Grazioli. Salvini si è rivelato autonomo, oltre che astuto, non un fantoccio da gestire a comando.

Nomine Rai, Lega e 5 Stelle spengono la TV del PD e anche Berlusconi può sorridere

Se la Lega cedesse sul nome di Foa, Forza Italia si crogiolerebbe del suo 7-8% di cui la accreditano i sondaggi e riterrebbe vincente la strategia sinora seguita di fingersi alleata di Salvini per massimizzare la rendita di posizione. Viceversa, insistere sul giornalista de Il Giornale – sì, Berlusconi ha votato contro un suo stesso dipendente – metterà il Cavaliere dinnanzi a una scelta definitiva: stare con Salvini, pur non essendone un alleato di governo, oppure optare per fare opposizione insieme al PD, accettando il rischio di una fuga dei suoi parlamentari verso la Lega. E’ tempo di fare chiarezza nel centro-destra, perché non è più accettabile che un popolo che ad oggi sarebbe a oltre il 40% nei consensi continui a rimanere sotto scacco di chi a quasi 82 anni di età vorrebbe fare ancora per il bello e il cattivo tempo della politica italiana, mescolando interessi aziendali e affari nazionali senza nemmeno più avere il consenso per farlo.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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