Presidenza Commissione UE, Italia ed Est Europa affossano il candidato di Merkel e Macron

La partita delle nomine per la presidenza della Commissione europea si rivela l'atto finale di una cancelliera a fine corsa. Angela Merkel ha contro il suo stesso partito e mezza Europa, tra cui l'Italia.

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La partita delle nomine per la presidenza della Commissione europea si rivela l'atto finale di una cancelliera a fine corsa. Angela Merkel ha contro il suo stesso partito e mezza Europa, tra cui l'Italia.

Colpo di scena ieri, quando sembrava fatta: Frans Timmermans non sarà il prossimo presidente della Commissione europea. Nonostante fosse stato scelto dalla cancelliera Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron, il candidato socialista olandese non ha superato il fuoco di sbarramento dell’Europa dell’Est e dell’Italia. E come ammetterà ieri proprio la cancelliera, non si può andare ai voti quando hai contro numerosi piccoli paesi e un paese grande come l’Italia.

Il nome di Timmermans non è stato gradito sia per ragioni politiche che di metodo. L’uomo è di sinistra e dentro al Partito Popolare Europeo sono stati in tanti, a partire dallo stesso schieramento tedesco, ad essersi impuntati e rivoltati contro la Merkel. Un esponente cristiano-democratico ha ironizzato polemicamente sul metodo, dichiarando che con l’olandese, la cancelliera voleva fare gli interessi di tre lettere: “Ich” e non “CDU”, cioè di sé stessa e non del partito che rappresenta.

Frans Timmermans è una dura sconfitta per Frau Merkel e la democrazia europea

Inoltre, ieri all’asse franco-tedesco è stato mandato un messaggio abbastanza chiaro: il “patto di Osaka” non è il modo per scegliere il successore di Jean-Claude Juncker. In buona sostanza, non si può pensare che siano in due a decidere per tutti. Ma ciò che salta agli occhi è che l’Italia sarà ago della bilancia nell’individuazione del nuovo presidente della Commissione e Berlino e Parigi dovranno farci i conti, senza pensare di imporci un uomo a noi indigesto. E già questa è una novità geopolitica importante, considerato il carattere ossequioso di Roma verso l’asse franco-tedesco negli ultimi anni.

Tuttavia, l’aspetto ancora più interessante riguarda la perdita della leadership di Frau Merkel dello schieramento conservatore, quello che ha affossato ieri la nomina di Timmermans. Impensabile fino a qualche tempo fa. Invece, proprio dalle file tedesche è partito il siluro all’indirizzo dell’olandese, segno tangibile che la cancelliera non comandi più nemmeno a casa sua. Persino l’italiano Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento, dichiarava ieri che non avrebbe votato l’olandese, in quanto esponente socialista contro cui ha corso alle elezioni europee.

Fuori corsa Timmermans, si scalda Barnier

E adesso? Si ripartirà con ogni probabilità da Michel Barnier, ultima proposta dell’Eliseo. Popolare e non inviso ai socialisti, potrebbe trovare sufficiente consensi per farcela. Già commissario alla Concorrenza, è stato il capo-negoziatore per la UE sulla Brexit e si è sempre distinto per un profilo ultra-europeista, cosa che deporrebbe in favore della sua nomina, anche se lascerebbe intravedere una scarsa capacità del francese di comprendere le ragioni dell’alta disaffezione tra i cittadini europei verso le istituzioni comunitarie.

Per diventare presidente, Barnier o chiunque altro nome dovrà ottenere il placet di almeno 21 stati sui 28 comunitari (il Regno Unito ha fatto sapere che si accoderà alla maggioranza, anche se nel caso di Barnier bisogna vedere quale sarà il suo atteggiamento, essendo stato l’uomo la controparte nel negoziato fallimentare sulla Brexit) e che rappresentino almeno il 65% della popolazione europea. Facendo due calcoli ed escludendo il Regno Unito, si ottiene che per bloccare la nomina ci vorrebbero stati per una popolazione complessiva intorno ai 150 milioni di abitanti. Si consideri che solamente Italia e Polonia arrivano insieme a oltre 100 milioni, per cui basterebbe il voto contrario del resto di Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia) per avvicinarsi pericolosamente a tale soglia. Peggio ancora, se Londra tirasse un brutto scherzo a Bruxelles, schierandosi con l’asse euro-scettico e l’Italia prima di dare l’addio alla UE.

Germania, era Merkel agli sgoccioli e l’eredità per l’Europa è un disastro

Sono lontani i tempi in cui la cancelliera imponeva metodo, nomi e programmi e gli altri accettavano supini, al limite strappando qualche concessione da Berlino. Macron si è mostrato più astuto di lei in questa occasione, anche perché ha la prospettiva certa di altri 3 anni all’Eliseo, mentre Mutti sarebbe agli sgoccioli, con elezioni anticipate dopo l’estate in Germania sempre più probabili. L’Italia dovrà e potrà far pesare il suo voto nella più ampia partita della spartizione delle cariche, cercando di ottenere un commissario di peso, cioè con portafoglio economico, nonché la nomina di un consigliere esecutivo nel board della BCE.

Dopo tutto, perderemo dall’autunno Tajani alla guida dell’Europarlamento e Mario Draghi al timone di Francoforte. E risulta difficile immaginare che Roma dia il suo assenso a una qualsiasi nomina, se nelle stesse ore dovesse arrivare l’ok del Consiglio europeo alla procedura d’infrazione.

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