Prenotazioni cancellate, discoteche chiuse e green pass non valido: il Natale triste del turismo italiano

Crollo di prenotazioni, boom di disdette e molti alberghi chiusi durante le vacanze di Natale. Sul green pass il governo ha solo pasticciato.

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Il green pass non salva il Natale

Avremmo dovuto salvare il Natale, ma la realtà è stata un’altra. Nonostante fino a pochi giorni fa, il governo ostentasse i dati relativamente positivi dell’Italia sul Covid, le festività sono state ugualmente un incubo per il comparto del turismo. Il primo colpo di grazia è arrivata con la decisione di Roma di richiedere ai viaggiatori in arrivo dagli altri stati comunitari il tampone molecolare entro 72 ore o quello antigenico entro le 24 ore dall’ingresso in Italia. Il solo green pass non basta, quando esso nelle intenzioni dei governi europei sarebbe dovuto servire proprio per favorire la mobilità.

Il governo Draghi si è mosso sul punto in discordia con Bruxelles e senza un reale preavviso, finendo per incentivare le disdette delle prenotazioni nel nostro Paese. Confcommercio stima che su 25 milioni di partenze programmate per le festività, 5 milioni siano state già cancellate e altre 5,3 milioni ridotte di giorni. Altre 7 milioni resterebbero in sospeso. Ancora più drammatici i numeri complessivi per il 2021: -120 milioni di pernottamenti da parte di vacanzieri stranieri su 220 milioni del 2019. Il fatturato perduto ammonterebbe a 10 miliardi, solo in parziale recupero dai -14 miliardi del 2019.

Contribuisce alle perdite il mancato riconoscimento da parte dell’Unione Europea del vaccino Sputnik prodotto in Russia. In questo modo, decine di milioni di turisti sono tagliati fuori dal nostro mercato. E non si tratta solo di russi, ma anche di brasiliani, così come di ungheresi. Se sia solo una questione di scarsa efficacia del siero o dietro alla decisione di Bruxelles si celi la “guerra” diplomatica con Mosca non possiamo saperlo fino in fondo. Di certo c’è che continuiamo a perdere una fetta di ingressi danarosa, data la tipologia della clientela in questione.

Green pass e chiusure, turismo al palo

E la confusione sul periodo di validità del green pass ha fatto il resto. Resta di 9 mesi fino al 31 gennaio, dopodiché scenderà a 6 mesi. Tuttavia, a ridosso del Natale il governo aveva balenato l’ipotesi di portarlo subito a 5 mesi. Di fatto, ha scoraggiato le partenze last minute sia degli italiani che degli stranieri. Non puoi andare in vacanza senza sapere se mentre sei in viaggio il tuo passaporto sanitario ufficialmente scadrà. Dal governo “dei migliori” ci saremmo aspettati una comunicazione più efficace. Ma è pur vero che il ministro della Salute sia lo stesso da 15 mesi e, pertanto, ne conosciamo già i forti limiti su tutti i fronti.

C’è stata, poi, la questione delle discoteche chiuse. Per carità, il trenino a Capodanno non sarà la priorità dei più in questi mesi; ma come possiamo aspettarci di attirare giovani dall’estero, se non offriamo loro neppure la possibilità di recarsi in un locale per ballare? Intanto, gli altri paesi del Mediterraneo ringraziano.

Il turismo vale il 13% del PIL e 3,5 milioni di posti di lavoro, il 15% dell’occupazione complessiva. Un terzo degli alberghi a Roma risulta chiuso da inizio pandemia. Parliamo di 400 su 1.200. E il tasso medio di occupazione delle camere in Italia sarebbe in questo periodo di poco superiore al 30%. Il rimbalzo del PIL dopo il violento -8,9% accusato nel 2020 ci sta ubriacando, impedendoci di guardare in faccia la realtà per quella che è: centinaia di migliaia di lavoratori rischiano di essere licenziati da qui ai prossimi mesi se il turismo non si riprenderà del tutto. Molte attività potrebbero chiudere definitivamente per la schizofrenia di norme anti-Covid autolesionistiche.

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