Calcio inglese diviso sui diritti TV, le grandi chiedono più soldi

La Premier League si divide sulla ripartizione dei diritti TV, che per le grandi squadre inglesi risulta fin troppo equa. Alla base della lite, il crescente peso del fatturato estero.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Premier League si divide sulla ripartizione dei diritti TV, che per le grandi squadre inglesi risulta fin troppo equa. Alla base della lite, il crescente peso del fatturato estero.

Maretta in Premier League sui diritti TV. Le sei grandi squadre di calcio inglesi – Manchester United, Liverpool, Arsenal, Chelsea, Tottenham e Manchester City – stanno ingaggiando una battaglia, sostenute dal presidente di lega, Richard Scudamore, per cercare di strappare una distribuzione meno equa dei diritti. Si annuncia un braccio di ferro a giugno, dopo che le cosiddette “Big Six” sono state già sconfitte alla votazione di ottobre. Tra due mesi, infatti, le squadre retrocesse saranno rimpiazzate dai nuovi ingressi in Premier League e a quel punto i grandi club sperano di potere ribaltare l’esito del voto, avendo dalla loro 13-14 società di calcio. Ma di cosa si discuterà nel concreto?

Sky Sport e BT Sport a febbraio hanno vinto 5 dei 7 pacchetti per i diritti sul mercato domestico per 4,464 miliardi di sterline per le 3 stagioni 2019-2022. Dunque, la Premier League incasserà meno rispetto al contratto triennale in corso, i cui diritti valgono complessivamente 5,136 miliardi. I diritti all’estero, invece, pari oggi a 780 milioni di sterline all’anno, sono attesi in crescita del 40% per le prossime stagioni.

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L’eccessiva equità indispone le grandi squadre

Ora, ad oggi i diritti all’estero vengono distribuiti in maniera equa tra le 20 squadre della massima serie inglese, ovvero ciascun club ottiene 39 milioni di sterline all’anno con il contratto in corso. Poiché i diritti casalinghi, suddivisi sulla base di criteri meritocratici, incideranno di meno nei prossimi anni, le Big Six lamentano che il rapporto di 1,6 esistente tra gli incassi del club vincitore e quelli dell’ultimo in classifica sia destinato a scendere ulteriormente, ritenendo che ciò sarebbe ingiusto.

Per questo, Scudamore ha proposto la regola del 35%. In pratica, il 35% dei diritti esteri verrebbe distribuito secondo un metodo scalare sulla base della classifica, per cui alla ventesima piazzata in Premier League verrebbero garantiti 25 milioni, anziché i 39 milioni attuali. Naturale che le ultime squadre in classifica si oppongono, mentre si stima che le prime 13 classificate trarrebbero vantaggio dalla nuova eventuale ripartizione. E manco a dirlo, sarebbero proprio 13-14 i club favorevoli alla riforma, tra cui West Ham United, Leicester ed Everton.

Dal canto loro, le piccole squadre sostengono che i diritti all’estero sarebbero appetibili proprio per la competitività del campionato inglese, replicando alle Big Six, che ritengono di essere le vere trascinatrici dell’appeal e del fatturato della Premier League. In realtà, anche la metà dei diritti domestici viene distribuita in maniera equa tra i 20 club, mentre il 25% sulla base della classifica e per il restante 25% in funzione delle gare disputate live in TV. Di fatto, la prima classificata ad oggi incassa 99 milioni dai diritti domestici e l’ultima ben 50 milioni. Considerando i diritti esteri, la prima ottiene 146 e l’ultima 97 milioni.

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