Premier Conte in visita da Trump, l’accordo possibile in Libia su migranti e gas

Prima visita ufficiale alla Casa Bianca per il premier Giuseppe Conte, che oggi incontra il presidente americano Donald Trump. Ai colloqui si parlerà di gas e migranti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Prima visita ufficiale alla Casa Bianca per il premier Giuseppe Conte, che oggi incontra il presidente americano Donald Trump. Ai colloqui si parlerà di gas e migranti.

Il premier Giuseppe Conte si trova già in America, dove a mezzogiorno, ore locali, incontrerà il presidente Donald Trump alla Casa Bianca in quello che è stato definito dal Washington Post “allineamento spirituale” in questa fase tra i due leader. Mai come negli ultimi anni, le posizioni tra Italia e USA risultano così affini oggi. Conte, definito dal presidente americano “un gran bravo ragazzo” al vertice del G-7 di giugno in Canada e più volte lodato per la sua politica dura sull’immigrazione, è a capo di una maggioranza giallo-verde assai gradita dall’amministrazione americana, che al momento non ha reali alleati in Europa, se non, appunto, Roma. La visita del premier italiano arriva a pochi giorni da quella del presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, che si è risolta con un accordo per sospendere l’innalzamento reciproco dei dazi e per studiare il loro azzeramento, oltre che l’abbattimento delle barriere non tariffarie tra le due sponde dell’Atlantico, un fatto che ha attenuato i timori di una guerra commerciale tra le principali economie mondiali.

Vertice UE, sui migranti Conte abbassa la cresta al gallo Macron

I dazi restano sul tavolo dei colloqui anche oggi. Pur avendo posizioni molto simili a quelle di Trump, Conte non potrà permettersi di avallare l’erezione di muri commerciali tra Europa e America. Similmente alla Germania, l’Italia è un’economia esportatrice e ha tutto l’interesse a continuare ad avere libero accesso al mercato di sbocco a stelle e strisce, che rappresenta circa la metà del nostro attivo commerciale. Ma sono altri i veri dossier su cui punta Palazzo Chigi. Uno di questi si chiama Libia. Conte chiede una cabina di regia italo-americana per stabilizzare lo stato nordafricano, che dista solo 400 km dalle coste siciliane più meridionali e che funge da stabilizzatore per tutta l’area sul tema migranti.

Scambio tra migranti e gas?

Obiettivo del nostro premier consiste nel giungere a un controllo reale del territorio libico, in modo che si chiuda il canale di transito che da sud sta spingendo centinaia di migliaia di immigrati dell’Africa occidentale a tentare lo sbarco in Europa, attraverso l’approdo in Italia. Sappiamo quanto la questione sia delicata in questi mesi, con il ministro dell’Interno e vice-premier Matteo Salvini ad avere chiuso i porti alle navi delle ONG, che in questi anni si sono occupate, non senza dubbi sul loro operato, di salvare vite in mare e di portarle in Italia. Trump sottoscrive in pieno questa impostazione del nuovo governo italiano e potrebbe accettare l’ipotesi di rafforzare la propria presenza militare in Libia per dare una mano all’alleato prezioso di Roma. In cambio di cosa? Della TAP.

Il Trans-Adriatic Pipeline è il gasdotto che parte dal Mar Caspio e attraverso le acque greco-turche dovrebbe attraversare il Mare Adriatico in Italia per giungere a Lecce e da qui rifornire di gas l’Europa. La sua capacità annuale è attesa in 10 miliardi di metri cubi, sufficienti a rifornire 7 milioni di famiglie. Washington sollecita Roma ad acconsentire al completamento dell’opera, che per l’America assume un significato strategico, in quanto consentirebbe all’Europa di allentare la propria dipendenza dalla Russia. E il capitolo è in testa ai pensieri di Trump, se è vero che alla riunione NATO di luglio ha chiesto esplicitamente alla Germania di non attuare la costruzione del pipeline North Stream, che rifornirebbe di gas russo l’Europa da nord. Nel caso della TAP, il gas arriverebbe tra l’altro dall’Azerbaigian.

C’è un problema: il Movimento 5 Stelle avversa l’opera, così come la TAV, contrariamente alla Lega, favorevole all’una e all’altra opera. Alla fine, si potrebbe giungere a una soluzione di compromesso: sì alla TAP e rinvio (per ora) dell’Alta Velocità in Val di Susa per la Torino-Lione, al fine di non indispettire troppo gli umori della base pentastellata. In fondo, aldilà delle comunità locali dei militanti coinvolti, l’opinione pubblica nazionale apprezzerebbe maggiormente che Conte tornasse a casa con risultati tangibili sul fronte della lotta all’immigrazione clandestina. E l’aiuto USA in Libia porrebbe le basi per rendere accettabile lo scambio con la TAP.

L’annuncio del governo Conte contro il Canada minaccia la UE, vendetta di Trump?

Asse Roma-Washington contro Bruxelles

Più in generale, la Casa Bianca sarà interessata a rassicurare Roma sui suoi rapporti con il resto d’Europa, fornendole appoggio per il caso di tensioni politiche (e finanziarie?). Sul come, è tutto da vedere. In fondo, la crisi dello spread riguarda gli investitori privati, i mercati finanziari e non si vede come l’America ci potrebbe venire in aiuto nel caso di una nuova fiammata dei rendimenti sovrani. Al contrario, il sostegno reciproco sul riavvicinamento alla Russia e contro le politiche commerciali della Cina sarebbe già nelle cose. A Trump interessa avere in Europa una voce distonica rispetto a quella influente della cancelliera Angela Merkel e Roma è l’unica grande capitale oggi che segnali di volerla sfidare, come già accaduto proprio sul tema migranti. Quanto all’altro cruccio di Trump, la maggiore contribuzione dell’Europa alle spese NATO con il raggiungimento tendenziale del 2% del pil per il budget destinato alla difesa, l’Italia non sarebbe certamente in grado di ottemperare alla richiesta entro breve, tant’è che lo stesso presidente USA aveva riconosciuto già ricevendo Paolo Gentiloni nei mesi scorsi, che ci servirebbero tempi più lunghi per tale obiettivo.

Salvo sorprese, questi saranno i temi in agenda e sui quali si cercherà di trovare un accordo. E la Casa Bianca intende segnalare di saper stringere intese con i suoi alleati. Per questo, ci attendiamo un esito concreto, almeno a parole, sui dossier più sensibili per entrambi i paesi. Sullo sfondo, c’è quell’asse “sovranista” in via di costruzione tra Roma, Vienna, Budapest e la stessa Berlino, quella che fa capo al ministro dell’Interno bavarese Horst Seehofer. Trump è schierato con questo gruppo contro l’asse franco-tedesco, pur non disdegnando di intavolare buone relazioni con l’Eliseo, non fosse altro per separare Emmanuel Macron dalla cancelliera. Ma con gli euro-scettici al governo di Roma, quale migliore occasione di attaccare l’Europa filo-germanica da sud, come con lo sbarco degli Alleati in Sicilia nel 1943. E anche stavolta l’isola con il tema dei migranti torna al centro dell’interesse americano.

I mercati non credono alla guerra commerciale scatenata dai dazi di Trump

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Politica, Politica italiana, Presidenza Trump

I commenti sono chiusi.