Prelievo forzoso depositi bancari: modello Cipro in tutta Europa?

Il governatore della banca centrale olandese annuncia che i depositi bancari sopra 100 mila euro non saranno più sicuri in caso di crac delle banche

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governatore della banca centrale olandese annuncia che i depositi bancari sopra 100 mila euro non saranno più sicuri in caso di crac delle banche

Le affermazioni del governatore della Banca Centrale Olandese Klaas Knot sul prelievo forzoso, hanno destato scalpore negli ambienti finanziari e ricalcano sostanzialmente quanto ha dichiarato a caldo, dopo l’approvazione del piano di salvataggio di Cipro, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, quando ha sentenziato soddisfatto che Nicosia sarebbe stata un modello per tutta l’Eurozona (Cipro, la pietra tombale del mito dell’UEM).  

Tutela depositi bancari: non saranno più garantiti quelli superiori ai 100mila euro?

Knot ha espressamente dichiarato che i depositi non garantiti delle banche dell’Eurozona potranno essere, d’ora in avanti, coinvolti nelle perdite delle banche, qualora queste fossero in uno stato di crac. In altri termini, sopra i 100 mila euro non ci sarebbe più la garanzia di vedere tutelati i propri risparmi, in quanto lo stesso banchiere, membro della BCE, ha affermato che i depositanti dovranno preoccuparsi della situazione finanziaria della banca in cui portano i loro soldi. Insomma, ciascuno sia responsabile di sé stesso, perché non ci potrebbe essere più la garanzia che i depositi non saranno toccati. Essi potrebbero essere trattati alla stregua di obbligazioni e azioni, facendo cadere un tabù, per cui un conto in banca non si tocca mai. Sarebbe su questa linea anche il Parlamento Europeo di Strasburgo, con i deputati svedesi (Stoccolma non fa parte dell’Area Euro) che starebbero spingendo verso questa direzione. Francoforte ha già scritto una bozza di legge che prevede il bail-in, ossia che i depositi bancari non garantiti partecipino alle perdite, in modo che essi non gravino sui contribuenti di tutta l’Eurozona, ma lasciando al Parlamento di ciascuno stato la possibilità o meno di introdurre tale principio nell’ordinamento.  

Fallimento banca: si punta alla responsabilizzazione dei correntisti

In termini astratti, il discorso di Knot non sarebbe nemmeno da respingere a priori, nel senso che sarebbe corretto che a pagare per il fallimento di un istituto fossero, anzitutto, coloro che hanno beneficiato dei suoi servizi e che con esso hanno intrattenuto rapporti. Anche perché il libero mercato prevede che ciascun soggetto debba assumersi i rischi delle proprie azioni, senza gravare sulla collettività. Ma come la stessa stampa tedesca riconosce in parte, come farebbe un risparmiatore oggi a sapere in anticipo la situazione finanziaria dell’istituto dove porta il proprio denaro, se nemmeno gli analisti delle agenzie di rating riescono a capirci qualcosa in anticipo? E’ verosimile che un depositante possa comprendere i bilanci astrusi di una banca e a intuire i rischi di operazioni complesse e strutturate, ad esempio, sui derivati? Altra questione: non tutti sono realmente liberi di decidere se portare i soldi in banca o se avvalersi nella vita quotidiana di pagamenti in contanti. Non lo sono le aziende, che in Italia, ad esempio, devono aprire un conto dedicato, ossia relativo ai soli affari inerenti le entrate e le spese aziendali. E sempre meno lo sono i semplici cittadini, costretti a fare uso del tramite di una banca, a causa delle norme sulla tracciabilità del denaro, che impongono pagamenti solo su c/c o con assegni, sopra una certa somma, che peraltro si ipotizza di abbassare a livelli infimi. In sostanza, tutti prima o poi potremmo essere soggetti alle perdite di una banca, qualora questa necessitasse di aiuti finanziari per evitare il crac vero e proprio. Si potrebbe dire che lo facciamo anche oggi, se si pensa che la Monte Paschi ci è già costata oltre 4 miliardi di euro, attraverso i Monti-bond (Mps sospesa: no ai dividendi almeno fino al 2019=. Ma trattasi, in ogni caso, di un prestito a tassi anche alti e non di un’erogazione pubblica a fondo perduto, mentre qui si ipotizza che le perdite ricadano effettivamente sui depositi non garantiti, come sta accadendo a Cipro, nell’ordine del 37,5% per i correntisti di Bank of Cyprus e dell’80% per quelli di Laiki Bank (sulla crisi di Cipro si legga: Crisi, Cipro e Slovenia l’inizio, altri stanno trattando aiuti e altri lo faranno). Non ci sarebbe più alcuna differenza, sopra i 100 mila euro, tra depositi e azioni o obbligazioni. Non si capirebbe, allora, la ragione per cui migliaia di miliardi di liquidità dovrebbe essere parcheggiata ogni anno presso conti correnti e conti deposito, quando con rischi simili si potrebbero ottenere rendimenti medi ben più alti. Per non parlare, infine, dell’incubo del prelievo forzoso sui depositi vero e proprio, cioè della possibilità che Bruxelles raccomandi o, addirittura, esiga che l’aggiustamento dei conti pubblici avvenga nel Sud Europa, attingendo dai depositi, attraverso l’imposizione di una tassa una tantum. Sono cadute tutte le certezze.

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Argomenti: Economie Europa