Poste, Ferrovie e Fincantieri: Letta pensa alle privatizzazioni per abbattere il debito pubblico

Privatizzare per abbattere il debito pubblico. Letta rispolvera una vecchia idea ma in Italia le privatizzazioni sono sempre state "all'italiana"

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Il debito pubblico italiano ha raggiunto quota 2.074 miliardi. Una cifra spaventosa e invalidante, visto che costringe l’Italia a pagare ogni anno 100 miliardi sottoforma di interessi.

Il debito andrebbe estinto, ma ciò non è possibile. E allora andrebbe semplicemente abbattuto, ridotto. I metodi per farlo ci sono. I più keynesiani pensano che si debba spendere per finanziare la crescita e con la crescita aumentare il reddito imponibile, le entrate e così via. I liberisti sono invece propensi allo strumento della privatizzazione. Vendere il patrimonio pubblico per fare cassa. Un’idea che fu di Berlusconi e di Tremonti e che, a quanto pare, sta ora sfiorando il Presidente del Consiglio Letta.

 

Privatizzazioni in Italia, tra il dire e il fare

I passati governi Berlusconi hanno puntato, a parole, moltissimo sulla privatizzazione. Il decreto del federalismo fiscale prevedeva la cessione dei beni dello Stato ai Comuni, i quali avrebbero pensato a vendere, qualora lo avessero ritenuto necessario. Il 20% degli introiti sarebbe andato al Tesoro “nazionale” e sarebbe finito tutto a ridurre il debito. Il meccanismo si inceppò perché il provvedimento imponeva la cessione di tutti i beni in blocco, particolare che non piacque a molti. Oggi Letta sta pensando di inserire (da qualche parte) un emendamento che permetta la vendita di un bene alla volta. In ballo ci sono cifre grosse: l’intero patrimonio immobiliare dello Stato vale 500 miliardi di euro.

Ma la privatizzazione più imponente è quella che potrebbe interessare i beni “di famiglia”, ossia le aziende a partecipazione statale che erogano servizi fondamentali alla comunità.

 

Privatizzazione Ferrovie dello Stato – Pur essendo già spacchettata in Trenitalia e Rfi, è una partecipata dello Stato ancora al 100%.

Qui c’è molto da vendere e molto da guadagnare. Si tratta, anche, di garantire un livello competitivo tale da incrinare la formidabile ascesa di Italo, che è invece totalmente privata.

Privatizzazione Poste Italiane – La “statlità” dei servizi postali è da sempre un pilastro della vita del Paese (anche qui siamo di fronte a una partecipata dello Stato al 100%). Letta però è incoraggiato, in questa opera di privatizzazione, dalla vendita della Royal Mail organizzata dal Regno Unito, altra realtà generalmente legata al concetto di servizio pubblico.

Privatizzazione Fincantieri – 100% partecipata statale anch’essa, è considerata un po’ come la patata bollente da passare in mano altrui. La società armatrice è infatti in crisi, dunque perché non appoggiarsi a qualche realtà privata? Prodi ci provò nel 2007 – nell’operazione c’era anche Enrico Letta – ma si scontrò con il parere sfavorevole dei sindacati. Oggi la situazione è diversa, siamo in uno stato emergenziale e questo potrebbe ammorbidire le posizioni della Cgil.

 

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